Tante idee in libertà
(di Antheus)
Ringraziamo tutti coloro che stanno inviando idee di prodotto alla nostra mail e al nostro indirizzo postale per l’operazione ideata e illustrata da Lapo.
C’è molta creatività in giro, ed è un piacere poterla convogliare in qualcosa di concreto.
Girando in rete in questi giorni ho scoperto due progetti di “sharing creative ideas”, due piattaforme molto interessanti di condivisione di idee, progetti e portfolio.
Il primo si chiama Behance, un social network che ha come efficace claim Make Ideas Happen e che ha come obiettivo quello di creare un Creative Professional Network.
Il secondo è Big Think, un global marketplace for idea-sharing che si autodefinisce il ‘You Tube delle idee’.
Dateci un’occhiata: mi sembra che siamo abbastanza in linea con questi due progetti innovativi, sebbene questi non siano guidate da aziende produttrici.
Prima di finire il post provo però a sintetizzare alcune “condizioni” che inevitabilmente abbiamo dovuto inserire in “La libertà delle idee” e che ho quà e là indicato sui commenti del precedente post
- “La libertà delle idee” riguarda esclusivamente nuove idee, concept e realizzazioni di prodotti. Le decisioni commerciali, di comunicazione e di marketing sono un po’ più complesse, dipendono da mille variabili e, di sicuro, possono limitare lo spirito dell’operazione . Quindi ci limiteremo ai prodotti, ma anche ai servizi accessori.
- Come ben sapete I-I non pone limiti alle categorie merceologiche, però ovviamente l’area rimane sempre quella dell’abbigliamento, oggetti di design, accessori e, più genericamente, prodotti per il tempo libero. In due parole Personal Belonging.
- le proposte possono arrivare nelle modalità più diverse e variegate: dalla singola idea descritta in modo semplice ed efficace fino alle bozze di progetto con indicazioni di materiali e caratteristiche tecniche.
- è evidente che maggiori saranno i dettagli a supporto dell’idea, e maggiori saranno le possibilità di coinvolgimento dell’ideatore al progetto di realizzazione del prototipo e della sua valutazione e quindi della parte economica.
- sulla base del progetto o dei progetti specifici I-I prenderà le adeguate misure legali e non per tutelare le parti sulla collaborazione al progetto.
- l’ultima variabile è il nostro insindacabile giudizio sulla scelta o meno delle idee che ci sono pervenute.

January 13th, 2008 at 11:14 pm
ciao, ho letto il vostro post.. personal belonging, libertà delle idee, le cose non mi sembrano nuove, sono molto simili a quello che Lapo voleva anticipare. Segno che voi volete essere coerenti con le idee che ponete davanti al cliente.
January 14th, 2008 at 1:42 pm
ciao, beh continuo a vedere il fondamento di buoni presupposti…………. spero Vi piacerà la mia proposta:)
January 14th, 2008 at 3:33 pm
ma vi rendete conto che il post di Lapo ha avuto 97 commenti….crisba, vorrei leggerli tutti ma ci vorrà una serata! sono lunghiiiiiiiiissimi.
January 14th, 2008 at 4:40 pm
Per Sergio M.
ciao Sergio, il giorno 10.01.08 hai chiesto di esprimere un parere su I-I ed eccomi quà.
Il termine che mi viene così istintivamente è una ‘CULLA’ una grande culla, di persone fisiche e non di pensieri e opinioni, ricerca, ci sono delle menti anche come la tua. Chiediti per un attimo:’ cosa c’è in una culla?’ una creatura che cresce… capisci cosa voglio esprimere, stò andando un pochino oltre il semplice oggetto I-I o meglio (facciamo un esempio) nel momento in cui entro in un negozio e chiedo gli occhiali I-I io spezzo una sorta di tradizione;
non compro più solo il marchio, scelgo qualcosa di un pochino diverso, scelgo anche VOI che siete dietro le quinte scelgo i vostri pareri scelgo quel che ancora dovete partorire perchè il vostro modo di pensare è volto a guardare sempre avanti, scelgo il vostro modo di comunicare, le vostre iniziative, il modo in cui vi avvicinate e dialogate con noi, scelgo un’espressione diversa… nuova, fresca… scelgo e mi identifico, si potrebbero aggiungere molte altre cose, infatti ora vorrei passar palla a chi condivide questo modo di vedervi.
Vi vedo come una Culla, dove c’è…… una meravigliosa creatura.
Ragazzi del blog esprimete anche voi un concetto attraverso la vostra immaginazione, senza però ridere dell’opinione altrui o polemizzare… visto che, a mio parere siete parte di questa creatura.
Sergio M. spero di aver esaudito anche in minima parte questa sua richiesta, e se i ragazzi vorranno faranno anche meglio, ne sono certa,
buon continuo a tutti.
January 14th, 2008 at 4:57 pm
Grazie Raffaela, l’immagine della culla è molto stimolante e “promettente”. Una metafora che ci piace molto e che sicuramente riutilizzeremo.
Grazie ancora
January 14th, 2008 at 5:09 pm
Eeeehhmmm Raffaela credo ci sia stato un piccolo misunderstanding…nella mia mail io chiedevo ad Antheus ed ai membri di I-I un parere sulla filosofia della nostra iniziativa che si chiama E.L. (se vuoi vedere cos’è basta cliccare sul mio nome), ho molto apprezzato l’idea di far esprimere nuovi talenti e dare la possibilità a tutti di contribuire a realizzare qualcosa di nuovo; reputo però fondamentale aiutare a crescere anche chi, come i tantissimi artigiani che già operano in Italia, non riesce a dedicare tempo e risorse al marketing. In Italia qualcosa si sta muovendo e questo è già positivo, si moltiplicano le iniziative, le aziende cominciano a dialogare, si sviluppano nuovi prodotti e questo lascia ben sperare per il fatto in Italia. L’innovazione tecnologica applicata a prodotti di “moda” è uno dei filoni verso cui ci si può muovere, il recupero di materiali usati in passato è un altro e così via…l’importante è non stagnare. Il concetto di lusso va superato e sostituito con quello di “alta qualità” e di innovazione, purchè l’innovazione non sia solo lo sviluppo di qualcosa di nuovo ma anche un diverso utilizzo di ciò che già esiste da tempo. A febbraio a Roma si terrà un convegno che concluderà un ciclo di quattro convegni dedicati al significato di “lusso”, di “qualità” e di made in italy…il primo di questi convegni lo organizzai io a Genova quattro anni fa proprio sul futuro del made in italy di qualità e parteciparono imprenditori quali Marinella e Rubinacci, mostri sacri del fatto in Italia, ambasciatori della cultura del far bene nel mondo. L’iniziativa di I-I mi è piaciuta da subito e, credo e spero, possano esserci spazi di dialogo tra chi in Italia si muove per dare una nuova linfa al valore artigianale dei prodotti ed al lavoro intellettuale che vi è dietro.
Spero di averti chiarito il senso del mio post di prima.
Buon lavoro a te, ai bloggers ed allo staff di I-I
January 14th, 2008 at 5:12 pm
Bellissima la metafora della culla…
Spero che questa splendida creatura cresca anche grazie alle idee e ai suggerimenti di noi giovani…
January 14th, 2008 at 5:18 pm
@RAFFAELA il tuo punto di vista direi che é molto bello ed interessante. Brava, ottimo intervento. In quanto a culla io avevo proposto l’ideazione di orologi da polso e da tasca. Quindi il concetto da te espresso mi riporta in parte a quella che era la mia idea. Si parla di culla: quanto é importante il fattore tempo oggi? Decisamente molto. Se non mi sbaglio, nella home di questo sito leggiamo non siamo schavi del tempo…… Quindi riuscire a pensare un oggetto che. tendenzialmente ci rende il contrario, possa essere un recuperare una certà serenità piuttosto che frenesia, un CULLARSI, mi sembrerebbe non male. Quindi orologi non come accessori, ma tecnici indirizzati ai velisti o sub…. Oppure, come indicavo prima, un orologio da tasca o taschino che molto mi ricorda periodi ( di epoca rinascimentale, in particolar modo) in cui lo stress quotidiano era indubbiamente inferiore allo stile di vita odierno. NON SIAMO SCHIAVI DEL TEMPO, QUINDI CI CONCEDIAMO IL LUSSO DI VIVERE SERENAMENTE IL TEMPO CON UN BELL’OGGETTO.
January 14th, 2008 at 5:23 pm
Il mio grazie va a Voi tutti, siete uno stimolo anche per me credetemi, avevo 16 anni quando ho seguito e studiato un corso di marketing e comunicazione, e questa parola ha cambiato di molto il corso della mia vita. Continuate così.
January 14th, 2008 at 10:00 pm
Io avrei qualcosa di interessante da proporre, un oggetto di design con tanto di brevetto…
Ma cosa devo fare per “proteggermi”?
Il mio docente alla UCSB mi consigliò di non parlare prima di far firmare un confidential agreement…ma come faccio????
Mica vi posso spedire il “confagree” per farvelo firmare e poi mostrarvi l’idea
January 15th, 2008 at 1:29 am
credo sarebbe cosa buona e giusta per qualsiasi tipo di progetto
January 15th, 2008 at 1:35 am
Valerie: se hai già il brevetto in un certo senso sei già protettta.
Il tuo docente forse ha avuto esperienza con qualche squalo da multinazionale.
Da parte nostra ti possiamo garantire la massima confidenza (cioè se non verrà scelta da noi, non uscirà di qui e tu la potrai utilizzare come meglio credi) e la massima collaborazione nel caso la proposta sia da noi gradita.
January 15th, 2008 at 2:23 am
Ciao a tutti,
come prima cosa volevo complimentarmi con Raffaela per la metafora della culla che trovo veramente espressiva nella sua semplicità e come seconda cosa volevo fare una domanda ad antheus riallacciandomi alla metafora.
La magnifica creatura che avete realizzato, un giorno diventando adulta, proverà a confrontarsi con i dubbi del mondo, proverà a ribaltare i canoni e gli stereotipi e proverà quindi a diventare la figlia legittima del concetto “Libertà di idee”????
Questo per dire, oggi possiamo comprare occhiali e vasi innovativi, un domani arriveranno scarpe e cinture, poltrone e chissà magari anche automobili….ma saranno sempre solo personal belonging…o II costitirà realmente una Fabbrica di Idee?
I miei dubbi vengono dal fatto che leggendo le affermazioni riguardanti le categorie merceologiche dei tipi di progetti presi in considerazione, ossia abbigliamento, oggetti di design….insomma personal belonging per intenderci mi fa pensare che vi vogliate limitare il cerchio di azione a quello che gia state facendo molto bene ossia una azienda di moda/design di avanguardia basata non sul marchio ma sulle persone.
Quando mi sono avvicinato la prima volta al pensiero di Lapo, ho notato la determinazione nel creare qualcosa di sovversivo che ruotasse attorno al concetto di innovazione ma anche la determinazione di emergere cambiando le regole.Vi ho mandato per questo motivo i miei progetti che, pur non essendo personal belonging, sono prodotti (un sito web, un programma Tv, un nuovo Conto Corrente bancario…) che hanno come obiettivo quello di esplodere sul mercato per il concetto di innovazione che portano dentro.
Forse però mi rendo conto da subito che ho pescato male e che la culla per me resterà soltanto la culla di un sogno….o forse mi sbaglio perchè nel vostro Dna c’è veramente la volontà di crescere togliendo ogni tipo di catene alle idee….boh sarebbe bello sapere come la pensate?
Ciao e Grazie
January 15th, 2008 at 9:14 am
Caro Dario, grazie per il tuo commento.
Non è solo un sogno o una chimera. I-I ha ambizioni e progetti che realmente non tengono conto delle barriere merceologiche e la nostra intenzione non è quella di rimanere nel campo abbigliamento, design etc…
Tieni però anche conto che I-I ha appena compiuto un anno. Prima di iniziare a correre e a saltare a destra e a manca, vogliamo saper camminare bene. Ci piace il coraggio e il rischio, ma non siamo totalmente incoscienti. La libertà delle idee, come ha detto Lapo, non è un concorso che poi avrà una scadenza, ma nel nostro modo di vedere diventerà un metodo di lavoro.
L’innovazione è il faro che ci guida.
January 15th, 2008 at 10:51 am
ciao, leggevo il post riguardo i brevetti di valerie…… io non ho brevettato nulla della mia proposta, pero conto di avere un incontro con chi del’I.I. si occupa della valutazione delle idee esterne, spero sia possibile, ho scritto una mail all’indirizzo specificato da Lapo nel suo post……… ma non ho ancora avuto risposta…….
ci andra qualche giorno…….
p.s. scusate per la mancanza di accenti……..ma ho una tastiera u.s. ed ogni volta mi tocca impazzire per tirar fuori gli accenti cosi ci ho mezzo rinunciato…..
cius
January 15th, 2008 at 10:57 am
Raffaele e tutti gli altri che stanno inviando idee e proposte: Le proposte stanno arrivando copiose. Inizieremo a leggerle e a rispondere da febbraio.
Sono in buone mani, Non preoccupatevi.
January 15th, 2008 at 11:05 am
ok grazie, …….ma io chiedevo un incontro……..:)
January 15th, 2008 at 12:20 pm
ok, grazie antheus ho solo bisogno di alcuni chiarimenti in più…
Io ho il business plan che feci 2 anni e mezzo fa con la presentazione dell’oggetto (avevo momentaneamente parcheggiato l’idea perchè nel frattempo ho traslocato, mi sono sposata,ho avuto una bimba e tra un po ne sforno un altro!!!) ma devo aspettare alcuni gg per i disegni , io al momento sono a New York ed i disegni aggiornati sono a roma cartacei e non sul mio pc…
Che faccio mando il BP ???
O meglio aspettare sabato e spedisco tutto insieme domenica???
ah…maledetto jetlag..sonno…comunque buona giornata a tutti in Italia e nel mondo…
qui sono le 5 passate e tra due ore (ossia non appena apre) vado a prendermi un bel cappuccio da Dean and deluca!!!!!!!!!!!
January 15th, 2008 at 12:46 pm
@Raffaele
credo che un eventuale incontro tra gli ideatori e l’azienda, a mio intuito, possa molto probabilmente esserci dopo una scrematura inziale. No so vado a intuito…..
@Antheus, vorrei chiederti un parere, considerando la tua esperienza in materia. Ho dato un’occhiata, seppur rapida, ai due link che hai segnalato. Indubbiamente, sono realtà interessanti ai fini della cretività, però credi che l’iItalia sia un Paese ancora pronto, quanto gli States o Uk, ad accoglere questo tipo di creatività? Voi, nel vostro piccolo e a con il vostro stile aggiungerei, ci state provando, e mi sembra anche con successo. Per lo meno vi stanno arrivango - giustamente - molte proposte.
Ecco, premmettendo che non sono un genio della rete, quanto nel nostro Paese si puo attingere e innovarsi in questo settore. Altri Stati, come dicevo prima, sembra che ci anticipino sempre o quasi…. Tu cosa pensi a riguardo? Mi interessa molto comprendere questo meccanismo: prima di tutto, perché internet ormai ha preso ampio potere nella comunicazione e non solo; poi lo trovo di utilità non solo per un aspetto lavorativo, ma anche per la mia tesi in Sociologia della Comunicazione e alcuni articoli che potrei preparare a riguardo.
Tornando al principio originario: Antheus, immagino poi che le proposte piu interessanti verrano pubblicate. Ecco, successivamente, avete pensato pure di organizzare un evento presso un fashion store? Lanciare un prodotto blogger, puntanto appunto sul blogger, mi pare una idea carina non solo per dare il là a tutti quei giovani che vogliono emergere ( e che non aspettano altro che qualcuno creda in loro, come voi state gia facendo), ma potrebbe avvere anche risvolti di immagine per l’azienda diventando cosi un esempio.
Per quanto riguarda la mia idea, credo che non sia propio in linea con le vostre priorità, anche se in un certo settore potrei farvi da ponte con strutture solide. Però a mio avviso, “il cullare il tempo” in una realtà dove tutti impazziscono dalla fretta trovo si piu utile e per assurdo innovativo, piuttosto che creare un oggetto di design originale. Per come la vedo io, al momentom il mercato globale é saturo di oggetti di design anche belli, ma con il lavoro che faccio ho notato che c’é un gran recupero del passato e la voglia di recuparare quegli oggetti quotidiani ( come un orologio, ma puo essere un altra cosa) un valore aggiunto, che non dia soltanto l’idea del Lusso o del Made Italy fine a se stesso. Il made Italy va reinventato con quelle che erano dei cardini fondamentali, di una società ( quella del boom economico degli anni ‘60), visonati e ricondotti alla realtà di oggi. Sfidare il tempo: oggi un prodotto viene immesso nel mercato, e dopo qualche mese di vita e di successo, svanisce come per magia. Troppa frenesia. L’oggetto di design e modaiolo non ha un successo a lungo termine. Il consumatore vuole sentirsi cullato ance in questo senso ed avere un minimo di consapevolezza che l’articoloacquistato abbia anche una durata nel tempo, non solo un gusto estetico.
January 15th, 2008 at 1:38 pm
ok… kiaro:)
riimpagino tutto e preparo un pdf da spedire via mail, o meglio posta canonica??
bel post giulia…….. ma che lavoro fai esattamente….. se posso permettermi….
cius
January 15th, 2008 at 2:26 pm
@ Sergio M.
per caso parli di questi due eventi?
-”Dress code teoria generale del classico”9 febbraio 2008 – Ore 18.30
presso l’antica drapperia SART srl
largo della fontanella borghese n. 19
-”Prezzo e valore dallo sconto allo scontato”
roma 9 febbraio 2008 - ore 16.30
Scuderie di Palazzo Ruspoli
Piazza San Lorenzo in Lucina - Roma
Questi eventi saranno in concomitanza con Scrigno rassegna dell’eccellenza italiana che si svolge a roma presso lo spazio etoile.
January 15th, 2008 at 2:43 pm
@ Raffaele
Sono nell’oreficeria. Spero che il mio post possa suscitare fonte di discussioni interessanti…. Buona giornata a tutti.
Giulia
January 15th, 2008 at 2:48 pm
X Giulia
Molto bello e interessante il tuo messaggio. Io sono un designer in un’azienda piemontese…purtroppo oggi come oggi il design viene frainteso come un semplice esercizio stilistico(o almeno è quello che ci viene inculcato nella testa da “docenti” spesso incapaci!!!). Da quando lavoro, ho abbandonato in parte quest’idea, o meglio, l’ho riformulata correttamente.
Trovandoci in un momento storico saturo di prodotti, il design deve andare incontro alle esigenze del consumatore, deve andare a risolvere situazioni ben specifiche e in modo efficace…con dei bei prodotti funzionali. Solo così potremmo mantenere ad alti livelli la qualità del Made in Italy.
Questo è il mio punto di vista.
Un abbraccio a tutti
January 15th, 2008 at 3:41 pm
Si Paolo parlo proprio degli eventi collaterali a Scrigno dei tesori d’Italia dove saremo presenti.
January 15th, 2008 at 3:59 pm
ottimo skeggia, mi trovo perfettamente d’accordo,
giulia……. anche io sono nei gioielli fino al collo, ogni tanto cerco di prendere aria e penso ad altro…… io sono a valenza, e dalle mie parti i tende ad oscurare chi fa la nostra professione, e le aziende si cacciano da creative esse stesse, anche e forse sopratutto quando non lo sono, e queto e un aspetto che mi sta molto sulle p………
ciua
January 15th, 2008 at 4:08 pm
@ Antheus,
beh grazie a te per la risposta…è quello che mi aspettavo. è chiaro che ad un anno la “creatura” pur essendo geniale ed aver imparato a leggere e scrivere non può pretendere di risolvere equazioni di terzo grado.
Capisco anche le difficoltà a spingersi in altri campi come il commerciale/marketing viste le mie precedenti scottature che mi hanno spinto fino alla commissione europea…
Anyway credo che una chiaccherata sul sito che voglio costruire basato su Ignorance marketing, vorrebbe dire non spingersi oltre, ma saper cogliere l’attimo, il famoso Carpe diem, visto il progredire frenetico del web, oggi una idea può essere ottima domani superata….quindi cogli l’ottimo!
Oltre alla battuta, pensaci e se hai la possibilità accennala a Lapo, perchè il progetto è veramente meno impegnativo del previsto e la risonanza potrebbe veramente essere globale (vedi youtube, ebay, facebook, torrent….)
Buon proseguimento
January 15th, 2008 at 5:15 pm
@SERGIO M.
ho visitato il sito. Davvero interessante ciò che proponete e devo dire che il sito é strutturato ottimamente. Per quanto riguarda Onorato, sono piemontesi per caso? Avete contatti anche con Vicenza Oro e il Macef?
@SKEGGIA
Pienamente concorde con te. Una preparazione accademica aiuta culturalmente (anche se venendo da Lettere posso dire che ho appreso molte piu nozioni culturali da sola, con i miei interessi e stimoli, che da qualche docente ultra settantenne /ottantenne con manie di grandezza). Ma aihmé questo spesso non é sufficente concretamente, nella professione, Il design in Italia vede nomi illustri e di tutto rispetto, che con le loro opere hanno fatto si che il made in Italy potesse volare in alto. Quindi hai avvalorato in pieno il mio concetto postato sopra, ovvero: tanto caos commerciale e pubblicità non sempre efficace o mancante (come il buon Antheus qualche post fa commentava), rendendo di frequente l’operato del designer. Un pochettino é forse anche colpa vostra, non solo del sistema fine a se stesso. Secondo me l’idea di riprendere dagli anni ‘50 / ‘60 (esempio: il modernariato sta avendo un incremento mi pare no?), in un periodo storico come il nostro dove il mercato libero ed una crisi economica internazionale la fanno da padrone, puo essere una alternativa valida sia in termini di polita commerciale che di design ed innovazione. Inoltre, economicamente il benessere (e le prepotenze di stili direi ) degli anni ‘80 sono ormai finiti. Allora circolava denaro diversamente…. si spendeva, spendeva, spendeva…. Ora la musica é cambiata…..
@RAFFAELE essendo nel settore fin da…. da quando sono nata posso comprendere a pieno la tuo rottura di….. Tu provieni da Valenza, dove prettamente si produce alta gioelleria. Io da Arezzo (altra roccaforte del sistema orafo italiano), dove il bene in oro é prettamente industriale ( catene elaborate a macchina x chi non é nel settore) semilavorati….. Indubbiamnete noi aretini, assieme - in parte- ai cugini vicentini non possiamo definirci gioiellieri, ma orafi.
Resta il fatto che invidio bonariamente la struttura dell’Ente VicenzaOro. E’ vero che voi magna gatti, avete una tradizione fieristica alle spalle, rispetto alla piu campagnola OroArezzo, ma ritengo che dovrebbero finire le contestazioni fra i due Enti. Ho intervistato per un articolo il Direttore dell’Ente che promuove OroArezzom, persona estremamente in gamba per carità, però alla fine si perdono troppo in chicchiere e attacchi tra Arezzo e Vicenza, non pensando che i fabbricanti, i grossisti, i buyers e chi piu ne ha piu ne metta, hanno solo bisogno di due realtà italiane che possano aiutare il comparto orafo ancora ad essere ancora vincente. Tutto a favore di quel Made in Italy di qualità, di cui parlavo.
Scusate la lungaggine e se ho deviato un pò l’arfgomento. Adesso si torna al lavoro.
Giulia.
January 15th, 2008 at 5:53 pm
@Giulia
Onorato è di Milano ed è specializzato in perle…attualmente non abbiamo stabilito altri contatti ma nella collezione 2008/9 vorremmo inserire anche una linea di gioielli oro e pietre.
Grazie per l’apprezzamento come dicevo su…l’importante è muoversi e aiutare il fatto in Italia.
Buon lavoro
January 15th, 2008 at 5:59 pm
X Giulia
Purtroppo la causa di molte difficoltà di noi giovani ad inserirci nel mondo del lavoro è del sistema scolastico italiano. Dopo 3 anni di Disegno Industriale presso LaSapienza di Roma, avevo un’infarinatura sul design, molte nozioni, molte parole… ma non ero un totale incapace nel progettare.
Di queste mie lacune mi sono reso conto nel momento in cui sono stato assunto in un’azienda, dove mi sono dovuto rimboccare le maniche e colmare tutte le mie mancanze nel minor tempo possibile…
January 15th, 2008 at 6:07 pm
Gabriele: Prendi per buona la risposta che gentilmente ha anticipato Giulia
Giulia: Per quanto riguarda lo sviluppo di internet in Italia e la differenza con altri stati, ti dico la mia opinione.
Effettivamente lo sviluppo di internet in Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi e sono d’accordo con te quando dici che forse un progetto a larga scala come quelli che ho segnalato forse in Italia non funzionerebbe. Perchè ?
Credo che questa arretratezza sia figlia del modo in cui è nato di internet in Italia e che ha visto come attori principali grossi gruppi editoriali: esaltati dalla bolla della new economy, i vari gruppi Espresso, Mediaset, etc…hanno preso la rete come un media qualsiasi, e non hanno fatto altro che prendere modelli editoriali e di business di altri mezzi come la tv o la stampa e trasferirle nei siti.
Hanno sostanzialmente creato dei prodotti da consumare, senza valutare le specificità e senza mai pensare che forse era necessario trasferire anche una cultura della rete.
Ultimamente le cose, per fortuna, sono cambiate e anche i grossi gruppi hanno capito la lezione. Ma dobbiamo sempre recuperare il ritardo accumulato e, sopratutto, un’alfabetizzazione e una consapevolezza del grande pubblico nei confronti della rete , del suo funzionamento e dell’approccio da tenere.
Mi auguro di essere stato chiaro.
Il concetto del “cullare il tempo” è interessante. Se hai anche un’idea di prodotto inviacela.
January 15th, 2008 at 6:42 pm
mi sa ke stiamodilagando…..:)
ottima discussione pero!!
January 15th, 2008 at 7:39 pm
@ANTHEUS, grazie per le preziose ed esaustive risposte e finalmente qualcuno che parla di new economy come bolla di sapone. Non aggiungo il mio pensiero riguardo le tue risposte, solo per il semplice motivo che mi dilungherei troppo. La bozza della mia idea, comunque, l’ho gia inviata via mail…..
@SERGIO, pietre e perle sono tornate molto (anche con costi bassi. Ndr Cina….). Vanno molto su catene assemblate a maglia larga o allungata con forme geomettriche ricordanti gli anni ‘6o/’70. Una via da cavalcare al momento, ma che andrà sostituita tra un po con altre linee. I tempi del sistema fashion, come abbiamo abbondantemente detto, sono veloci. Quindi grande preparazione, viaggiare molto, fiuto e buon gusto.
Per il resto, ilsistema scolastico non sarà dei migliori é vero, e quindi a maggior ragione dipende da quanta voglia si ha di arricchirsi culturalmente e professionalmente.
January 15th, 2008 at 11:06 pm
Sarà l’ambiente che frequento ma ho notato che per quanto riguarda i gioielli e sciarpe tirano per lo più quelli di foggia orientaleggiante che vengono abbinati ad un abbigliamento estremamente essenziale e bon ton(magari total black). Pietre dure grandi e colorate, metalli lavorati, sciarpe in tessuti broccati e ricamati abbinati a cappotti e giacche moolto bon ton…insomma un contrasto molto interessante e spessissimo estremamente elegante. Tuttavia non vi sono aziende o grandi marchi che producono i prodotti che ho detto, per cui vedo abiti smaccatamente sartoriali con bijoux e sciarpe comprati quasi sempre in loco (chi non può si butta su prodotti da bancarella e mercatino e la differenza si vede).
Non sono un’addetta ai lavori, forse dirò una stupidaggine e, ribadisco, sarà l’ambiente che frequento, ma se la mia impressione è giusta, sarebbe una buona idea anticipare tutti: made in italy con tutto quello che ne consegue ma con un occhio ad est per rielaborare e reinventare il nostro made in italy. Penso che l’arte classica cinese, giapponese, iranica, araba possano essere fonti di ispirazione. Per spiegarmi meglio: avete presente le influenze dell’arte orientale in Klimt? Esattamente quello deve essere il risultato finale. Klimt ha inventato un suo stile fondendo est e ovest. Spero di essere stata chiara…
January 16th, 2008 at 2:24 am
@Dama
Che questione che hai tirato in ballo, mamma mia….. Premetto che nel settore orafo e tessile l’India rappresenta attualmente un grosso Competitor, molto piu pericoloso della Cina.
Per il tipo di gioiello che tu presenti hai ragione. E’ questa una tipologia di prodotto che ha avuto un boom e che sta avendo ancora degli strascichi, grazie anche all’aiuto di qualche pop star di fama internazionale, ma sta calando drasticamente questa tendenza. Calcola poi un altro aspetto: molte persone non riescono ad arrivare a fine mese con lo stipendio e quindi si ricicla ciò che si ha nel cassetto dei preziosi. In momenti di crisi una delle prime cose a cui si rinuncia è proprio il bene di lusso, e quindi anche all’oreficeria ( l’oro come metallo ha sbalzi quotidiani in quanto a valore. Attualmente siamo intorno ai 18 euro circa di media al grammo. Parlo di metallo puro, quindi senza manifattura). Consiglio di leggere vivamente il link sull’intervista a Dolce & Gabbana pubblicato su La Stampa e rivedere alcuni post. Il ragionamento é piuttosto complesso e so che non riuscirò a farmi comprendere in toto ma ci provo, quindi abbiate pazienza. Non voglio passare da maestrina sia chiaro. Voglio dare solo un mio punto di vista e aspetto un bel confronto. Mi piacerbbe uno scambio e stimolo. Spiego la mia opinione: il sistema fashion, che coinvolge anche l’oreficeria in generale, subisce continuamente trasformazioni che risultano troppe e di assorbimento eccessivamente rapido per il fruitore / consumatore. Tutto ciò genera caos ed obbligo allo stesso tempo di scelta su determinati tipi di prodotti. Osservate un particolare: va di tutto un pò e allo stesso tempo niente. Esemplifico, per qualche anno sono andate scarpe femminili con tacchi a spillo e a punta sottile. Ora si predilige di piu lo stile anni ‘80: tacco a cono e punta stondata. Allo stesso tempo però, si continua a proporre il decolté con tacco e punta sottili, nei negozi di Arezzo per lo meno. Sono molte le sottigliezze nel mercato, basta solo saper osservare le vetrine. Nell’oreficeria non è molto diverso, anzi…. E’ vero sono andati molto gli accessori in oro, anche di bassa lega proveniente dall’India ( ed alta bigiotteria!!!) con richiami orientali nel design, ma torno a ripetere che nelle vetrine delle gioiellerie si vede pure il tipo di prodotto sullo stile che ho menzionato in un altro post. Trovo ancora il catename, il ciondolo, il semi lavorato….. Personalmente non credo piu ad una autorità del marchio italiano piuttosto che francese nella moda. Non esiste nemmeno la copiosa Cina che può dettare legge e leggenda in fatto di stile e prezzi competitivi. Non esiste piu una chiara organizzazione di mercato e di stile iconografico come poteva essere negli anni ‘40, quando le mitiche Coco Chanel e Sorelle Fontana dettavano realmente delle mode da seguire canonicamente parlando. Adesso va di tutto e di piu, ovvero Niente. Questo, lo posso constatare quotidianamente sul mio lavoro. Apparentemente sembriamo programmati per una determinata tendenza, quando in realtà no, non é cosi. Insisto nel dire di leggere l’articolo su La Stampa postato da Antheus, il quale ci ha offerto un grande spunto (tra l’altro mi complimento con la giornalista in questione perché ha creato tecnicamente un bel “pezzo”). Comunque, ciò che questa casa di moda ha voluto lanciare é molto importante. Se Dolce & Gabbana vuole iniziare realmente ad attuare un cambiamento dovrebbe non chiacchierare, ma fare. E questa azienda da sola o con altre case di moda, accompagnate dalla Camera della Moda di Milano e, nonostante la potenza che si cela dietro ai marchi e agli Enti/ Istituzioni, ce la potrebbero fare a cambiare le regole? Con le chiacchiere, tanto per far tiratura sui quotidiani e riviste di settore, non penso. Io credo che ce la potrebbero fare meglio, per apparente controsenso, di piu Italia Independent o un’altra piccola impresa che a livello di immagine e commerciale non rientrano fra i colossi . Le grandi trasformazioni avvengono quasi sempre dal basso, secondo la mia modesta opinione. Ma questa é un’altra storia ancora da raccontare.
Mi spiace solo degli innumerevoli post che ho lasciato. Ma certi contesti li trovo talmente importanti che vale la pena affrontarli.
Uno Ciao a Tutti
January 16th, 2008 at 12:29 pm
@Giulia : grazie delle dritte, noi punteremo su una linea di gioielli classica data la filosofia che portiamo avanti. Buon lavoro
January 16th, 2008 at 4:22 pm
@Giulia:
Vero, la moda sta stufando…anche perchè spesso e volentieri gli stilisti presentano capi che vanno bene sulle modelle, in passerella e/o per un servizio fotografico. STOP. Ma per noi comuni mortali?
In un periodo di vacche magre come questo le persone comprano meno gioielli e certo quelli classici sono classici, però (e non vuole essere una critica negativa, ma positiva) mi sembra si somiglino un pò tutti e siano diventati (quasi tutti) un pò banali (infatti non mi piacciono la maggioranza dei gioielli che vedo in giro, non spenderei mai un mucchio di soldi per comprare un anello tipo quello al dito della Bruni e chi se ne frega di Dior!), mi piacerebbe un qualcosa un pò più originale, come i mitici orologi Fabergè, veri e propri capolavori d’arte. Era per questo che ho citato l’arte orientale, non per i gioielli etnici la cui bolla si sta sgonfiando, ma per attingervi magari nuova linfa creativa…ed era sempre per questo che ho citato Klimt. Certo forse per acquistare gioielli del genere bisognerebbe essere miliardari (in euro)!
January 16th, 2008 at 5:31 pm
@Dama concordo con te pressocché su tutto. Diciamo che per assurdo, in questo mondo di libero mercato e new economy (che non sia un po anche questa la colpa….. quasi tutti che si scopiazzano invece di creare delle effettive novità). Non comprerei francamente un anello Dior o chi per lui ( con lo stesso valore di mercato forse mi ci scapperebbe un appartamentino). Qui in Toscana, come un po ovunque, esistono molte piccole realtà (laboratori nello specifico, con una o poche persone in piu), dove si creano piccoli capolavori di bigiotteria. Come dicevo il prezzo del metallo oro stà ocillando molto ad in alto (è piu o meno lo stesso principio del petrolio con problematiche annesse, tanto per rendervi l’idea). Quindi si punta, vedendo in gito non piu sul bene indistriale, ma su piccole realtà che sfruttano l’acciaio ( anche se un po trascurato ora), l’ottone, l’argento, zirconi, perle di coltivazioni…… tutto a basso costo. Bellissimi prodotti, accompagnati da un gusto estetico di straordinaria raffinatezza e tendenza come solo l’estro italiano puo avere. Tutto questo non rientra piu nel cosiddetto bene di lusso, considerando appunto il basso costo delle materie prime. C’è un gran fermento in giro, che francamente non so dove porterà il mercato. Ci vuole molto occhio adesso.
Il meraviglioso Klint (uno dei miei pittori preferiti tra l’altro) ha sicuramente ripreso molto nell’arte bizzantina, e potrebbe essere uno spunto nel ricercare modelli di oreficeria e non solo di quel periodo. Però non é una corrente nostrana. Quindi semmai punterei sull’arte etrusca che sono stati per antonomasi i veri grandi precursori dell’oreficeria italiana, sia per tecniche di produzione che raffinatezza nei modelli. Gli etruschi sono stati un popolo di una civiltà incredibile. Non ha caso i romani hanno copiato da loro pure le tecniche idrauliche…. Comunque credo che il trucco, quello buono, per migliorare e rilanciare il Made in Italy, sia propio nel riscoprire queste due realtà cosi antiche e che culturalmente ci invidiano in tutto il mondo. Peccato che hanno molto piu rispetto per la nostra arte all’estero che all’interno del paese. Ci sono stati che, pur non raggiungendo nemmeno un quarto del nostro bene culturale, si sono arricchiti attingendo al massimo le propie possibilità
January 16th, 2008 at 7:02 pm
che ne dite di sponsorizzare un film basato su Lupin III con sfoggio della nuova 500? Sarebbe una bella pubblicità in giro per il mondo…
January 16th, 2008 at 7:35 pm
@Giulia: Mi hai fatto venire in mente una cosa…in Toscana, Lazio, parte dell’Umbria gli Etruschi “sono di casa”, io sono della provincia napoletana e da noi “sono di casa” Romani e Greci, in Sicilia Greci ma anche Arabi, il Veneto con Bisanzio “andava a nozze”, ecc. in pratica, hai ragione, l’Italia ha un patrimonio immenso e particolarissimo e relazioni artistico-culturali con un bel pò di gente in giro per il mondo. Si dovrebbero sfruttare questi particolarismi artistici per creare un made in italy non unico ma diversificato con il collante della collaborazione generale, circolazione di know how e di una sana (e sottolineo SANA, se preferisci puoi usare SPORTIVA) competizione tra i vari poli artistici i quali manterrebbero però tutti una propria specifica personalità. Tu mi dirai che i vari poli hanno già una propria personalità, però a noi manca la volontà di investire nell’innovazione, nella ricerca e nella collaborazione. C’è una scarsa circolazione di idee e di know how, non si fa fronte unito per il “bene comune” che è lo sviluppo generale (tutti ne guadagnamo se si sviluppa la Sicilia, ad esempio), arroccati nelle nostre posizioni ci ostiniamo a voler competere sui costi invece di puntare su innovazione, ricerca e sviluppo. Bisognerebbe organizzarsi: ognuno si specializza su una cosa, così non ci si pesta i piedi. Il nostro più grande patrimonio è l’arte (non solo quella passata, ma anche quella futura) e bisognerebbe iniziare seriamente a organizzarsi per far diventare l’Italia nel campo artistico in quello che è la California per la tecnologia. Va bè, sarà pura utopia…
January 16th, 2008 at 7:36 pm
ops…scusate i refusi!
January 16th, 2008 at 10:14 pm
SALVE A TUTTI…SONO MARCO E HO MANDATO LA MIA IDEA AL L’INDIRIZZO MAIL.
VOLEVO DIRE CHE QUESTA VOSTRA INIZIATIVA LA TROVO MOLTO INTERESSANTE ED UNICA,COME TROVO UNICO NN SEGUIRE DEGLI SCHEMI PREFISSATI,MA LAVORARE CON CRITERIO,FACENDO DELLE SCELTE E DANDO VOCE ANCHE A CHI DI IDEE NE HA MOLTE MA NN RIESCE A SVILUPPARLE..
QUINDI ANCHE SE NN PRENDERETE LA MIA IDEA IN CONSIDERAZIONE VA BENE UGUALE,IO SONO QUELLO CHE HA PRPOSTO OLTRE ALLA MAIL CHE VI HO MANDATO , ANCHE LA “INDEPENDENT GALLERY” MA SO CHE NN è UNA COSA SEMPLICE E FORZE NN SO NEMMENO SE è UNA BUONA IDEA,MA CREDO IN UNA COSA E CI CREDO VERAMENTE: NN SEMPRE PER ESSERE DEI BUONI CREATIVI,PER AVERE IDEE INTERESSANTI,O MEGLIO CAPIRE QUALE SIA LA STRADA GIUSTA, SERVE AVER FREQUENTATO DELLE GRANDI SCUOLE…IO CREDO CHE A VOLTE SERVA L’INTUIZIONE,IL SAPERSI GUARDARE INTORNO,IL SAPER OSSERVARE LE COSE NEI MINIMI PARTICOLARI,CAPIRE E ASCOLTARE LE PERSONE INTORNO A NOI CHI ESSE SIANO…IO CREDO CHE ANCHE COSI, SI PUO ESSERE DEI VERI CREATIVI….
QUINDI IO VI RINGRAZIO E SONO FELICE DELL’OPPORTUNITà CHE STATE DANDO A TUTTI NOI DI POTER SCAMBIARE PARERI CON VOI..CORDIALI SALUTI MARCO
January 17th, 2008 at 12:21 am
@Alberto
non voglio criticare la tua idea ( che ripsetto), ma credo che non sia di competenza di questa azienda esportare l’italianità con Lupin III e la nuova 500. A ciascuno il propio compito e prodotto….. Non siamo in Fiat qui. Poi, snceramente prefirsco il mitico samurai Gigen…..
@Dama
il concetto espresso da te é giusto quanto complesso. Credo che di idee in corcolazione ce ne siano e molte. Non mancano giovani artisti pronti ad offrire la propia creatività, e non tutti se ne vanno necessariamente fuori Italia. Resta il fatto che purtroppo anche la cultura e la creatività devono fare i conti con le cifre ed il potere e guadagni. I soldi non mancano da noi. Secondo me manca la voglia e l’apertura mentale. Ti porto un esempio: il ‘500 fiorentino, che é stato il movimento rinascimentale che non ha avuto eguali al mondo, ha prodotto notevoli geni in una epoca di certo tecnologicamente inferiore alla nostra. I Medici, famiglia nobile di grandi mecenati, facevano si che si investisse nelle botteghe degli artigiani, versando fiorini pur di portare a Firenze il meglio della cultura mondiale.
Cosi é stato anche nel resto di’ Italia con gli Sforza, i Gonzaga, gli Este….. Quindi come vedi anche la storia ci insegna che gli investimenti, il potere e l’apertura mentale possono portare un Paese all’avanguardia. E quando scriviamo anche di tutte quelle culture come gli etruschi, i normanni, i greci, i romani (che sono alla fine il primo esempio di stato moderno in quanto a giurisprudenza), ci fa comprendere quanto questa nostra Italia sia tradizionalmente ricca e quanto commercialmente abdrebbero ri - scoperta dalle origini. Un po, se vogliamo, come ha fatto il geniale Versace tanti anni fa, creando come logo della sua azienda un simbolo che riconduceva all’impero romano o Lapo con la bandiera dell’Italia sulle Felpe Fiat incitando così a dei richiami evocativi, attraenti e seducenti nei confronti dei consumatore.
Personalmente di avanguardie vere e propie, come poteva essere un tempo, ora non ne vedo in circolazione. Esistono molti cantieri e focolai….. Il modo migliore é dare ad essi una opportunità nell’emergere e far comprendere agli stessi giovani artisti e creativi che la priorità parte propio da loro e che sono il Primo Vero Bene di Lusso di uno Stato che si ritenga civile e innovativo.
Ho poco piu di 30 anni e nonostante abbia un lavoro non mi sento ancora arrivata dove vorrei, ho ancora tante idee e traguardi da raggiungere e questo non fa altro che caricarmi, riempirmi di energie e lottare per ciò che voglio. Ho da aprire tante altre porte e trascrivere qualcos’altro di me….. la passione per cio che vorrei raggiungere va oltre tutto. Io credo fermamente che questo paese é nelle nostre mani e non di quei bacucchi a Montecitorio che tentano illusoriamente di governare. Il futuro viene rappresentato dalla nostra generazione, dai giovani. Siamo solo noi che possiamo realmente cambiare strategia di gioco. Penso che perdere questo entusiasmo per la vita e per il propio lavoro, non dovrebbe mai cessare nemmeno in eta matura. La passione e l’amore per cio che si é e si ha sono l’unico vero trasporto per renderci migliori. Io non sono nessuno, ma ho tanto ed é quello che piu conta….. E credo che il mezzo che ci stanno mettendo a disposizione, questo blog che un richiamo mediatico anche maggiore rispetto a tanti altri, puo essere una buona prerogativa per dare voce alla vera Indipendenza. Basta solo saper interpretare nel modo giusto cio che ci viene dettato dai post del team. Sta solo a noi scoprire le carte e giocarcele onestamete fino in fondo.
January 17th, 2008 at 12:30 am
Lo leggo solo ora, ma il post di ieri era molto interessante Giulia.
Concordo sul fatto che la maggior parte dei settori del mercato globale siano saturi, a quasi tutti i livelli, di moderni prodotti di design che fanno da padroni per una stagione, promettendo di diventare i nuovi must have della tradizione, e poi scompaiono quasi in una bolla di sapone e vengono abbandonati come vecchie “cianfrusaglie”. Oggigiorno ci si stanca di tutto e subito. Un prodotto passa dall’essere cool all’essere out nei giro di un paio di mesi.
Anch’io penso che il made in Italy debba essere reinventato, ma proprio partendo dalle sue basi, da quegli articoli, quelle fatture, quei tagli, quei materiali che, applicati ai prodotti, ce li fanno amare anche oggi, seppur con qualche modifica rispetto al passato. Applicare il design moderno alla qualità e alle basi di una volta credo sia un buon compromesso per creare un business fiorente; direzione che mi sembra venga portata avanti con successo anche da I-I.
E mi trovi ancora d’accordo in materia dei due link proposti da Antheus nel post.
L’Italia non è ancora pronta. Certo, non voglio essere catastrofica e potrei dire che qualcosa si sta muovendo. Per esempio molti comuni, molte regioni e anche le istituzioni stanno imparando a sfruttare gli strumenti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per offrire servizi interattivi al cittadino, ma anche in questo arriviamo in ritardo e comunque, l’implementazione dell’innovazione, è sempre seguita da un lunghissimo periodo di incubazione, inutile.
Attorno alle nuove tecnologie come internet ci sono ancora troppe riserve da parte delle nostre imprese e dei consumatori italiani. Questi ultimi spesso non sanno come rapportarsi al nuovo mezzo, temono di andare incontro a inconvenienti ogni volta che realizzano un acquisto online di qualsiasi genere preferendo così i classici canali di distribuzione fisica, quando invece internet può offrire ulteriori risparmi di tempo e costi. E questo è dovuto anche ad una quasi inesistente legislazione che regoli la maggior parte dei crimini informatici nati con lo sviluppo delle nuove tecnologie, come i crimini informatici, la pirateria informatica, la violazione della privacy personale e dell’anonimato. Per non parlare poi delle nostre aziende, incapaci nello sfruttare i vantaggi dei nuovi mezzi che potrebbero essere la riduzione dei costi, un maggior raggio d’azione, la velocità delle informazioni, maggior interattività e comunicazione con il cliente, nuove tecniche di marketing. E anche quando le imprese cercano di stare al passo coi tempi lo fanno “alla carlona”, in modo ingenuo, pensando che internet, come le nuove tecnologie, siano semplicemente un nuovo mezzo di comunicazione su cui trasferire i contenuti che prima erano veicolati al consumatore da altri media, quando invece richiedono nuove e appropriate strategie di comunicazione e di relazione col cliente.
Insomma, c’è ancora molto da imparare prima di parlare di social network e global marketplace.
Un bacio
January 17th, 2008 at 3:29 pm
istat una famiglia su sette non arriva a fine mese e la situazione è molto critica soprattutto nel sud…no no io non accetto discorsi vittimistici…l’italia non deve imparare nulla perchè è già brava ad insegnare…..se migliaia di famiglie non riescono ad arrivare a fine mese è molto difficile parlare di progresso in una realtà simile…siamo governati da 40 anni sempre dalle stesse persone che hanno dimostrato di non saperlo fare in modo coerente…in altri paesi come la granbretagna c’è un ricambio generazionale effettivo..qui in italia invece i giovani o diventano estremisti ideologizzati o ignoraro del tutto la questione politica..vedo l’italia ingessata da più di 20 anni e il divario nord sud aumenta in maniera impressionante….mi rammarica ogni giorno ascoltare o leggere notizie simili
January 17th, 2008 at 3:43 pm
@Giulia: Stavo proprio pensando al Rinascimento italiano!
January 17th, 2008 at 4:25 pm
@Paolo Convertito Blasio
molto a modo mio ed in modo anche antipatico, ho spesso provato a far comprendere cio che tu scrivi e che é un apetto molto importante. Però come ho risposto a Dama, credo che dipenda molto anche da noi giovani. Voglio riportare alcuni frammenti di post:”Personalmente di avanguardie vere e propie, come poteva essere un tempo, ora non ne vedo in circolazione. Esistono molti cantieri e focolai….. Il modo migliore é dare ad essi una opportunità nell’emergere e far comprendere agli stessi giovani artisti e creativi che la priorità parte propio da loro e che sono il Primo Vero Bene di Lusso di uno Stato che si ritenga civile e innovativo….. Ho poco piu di 30 anni e nonostante abbia un lavoro non mi sento ancora arrivata dove vorrei, ho ancora tante idee e traguardi da raggiungere e questo non fa altro che caricarmi, riempirmi di energie e lottare per ciò che voglio. Ho da aprire tante altre porte e trascrivere qualcos’altro di me….. la passione per cio che vorrei raggiungere va oltre tutto. Io credo fermamente che questo paese é nelle nostre mani e non di quei bacucchi a Montecitorio che tentano illusoriamente di governare. Il futuro viene rappresentato dalla nostra generazione, dai giovani. Siamo solo noi che possiamo realmente cambiare strategia di gioco. Penso che perdere questo entusiasmo per la vita e per il propio lavoro, non dovrebbe mai cessare nemmeno in eta matura. La passione e l’amore per cio che si é e si ha sono l’unico vero trasporto per renderci migliori. Io non sono nessuno, ma ho tanto ed é quello che piu conta….. E credo che il mezzo che ci stanno mettendo a disposizione, questo blog che un richiamo mediatico anche maggiore rispetto a tanti altri, puo essere una buona prerogativa per dare voce alla vera Indipendenza. Basta solo saper interpretare nel modo giusto cio che ci viene dettato dai post del team. Sta solo a noi scoprire le carte e giocarcele onestamete fino in fondo. “
January 17th, 2008 at 4:30 pm
@Dama: gli Etruschi, i Romani….. possono insegnarci le nostre radici. Il Rinascimento invece afferma l’origine del capitalismo in fatore di arte, creatività e cultura. Il Rinascimento era controcorrente e come ogni controtendenza non viene quasi mai apprezzata e compresa all’istante, ma sempre dopo. Chi osa e avanza mentalmente, chi ha il coraggio di esprimersi ad impatto trova difficoltà, alle lunghe ottine risultati.
January 17th, 2008 at 7:57 pm
@Paolo: hai ragione, è ancora difficile parlare di progresso in un’Italia come quella di oggi…ed è quello che penso di aver fatto dicendo che non siamo ancori pronti per certe iniziative. E spero il tuo messaggio includa una velata ironia, perché invece per me dobbiamo imparare.
Sì, imparare. Imparare a non fare finta di nulla, a non essere disinteressati alla politica e permettere così a dei vecchi di continuare a scaldare la poltrona. Imparare, prima di lamentarsi sempre e comunque, a risparmiare, a fare economia come dice ancora mia nonna, a non sperperare denaro in inutili accessori come vestiti sempre firmati, telefonini di ultima generazione, viaggi all’estero e quant’altro se non ce li si può permettere. Perché molte famiglie che vengono dipinte dall’istat, e attenzione non sto parlando di quelle che veramente non ce la fanno ad arrivare a fine mese, si indebitano non solo per la casa, ma per la macchina bella con cui farsi vedere in giro, il telefonino da mostrare agli amici, la vacanza al caldo, (perché vuoi rinunciare ad andare via durante le feste comandate?), il televisore ultrapiatto 42 pollici (perché altrimenti come fai a vedere un film decentemente?). Imparare poi, in certe zone del sud Italia, a fare la raccolta differenziata, imparare la cultura del riciclare e i valori dell’ecologia, come ha già fatto da anni la quasi totalità del nord. E imparare a non essere accondiscendenti verso certe forme di potere in antitesi con lo Stato e poi andare a lamentarsi con quest’ultimo perché non li aiuta.
Il mio non vuole essere un commento del tutto da pessimista, né tanto meno da vittimista, ma il discorso di chi si limita ad essere realista e di chi, a coloro che si comportano da vittime ingiustificatamente, non ha che dire “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”.
January 17th, 2008 at 9:42 pm
@ Alix
cio che ha postato Paolo, a prescindere che sia ironico o meno, é una realtà che come ho scritto prima ho piu volte cercato di far presente. Il problema di tutte quelle famiglie che non riescono ad arrivare afine mese, di tutti quei giovani che non riescono ad uscire di casa non potendosi permettere un mutuo ( quindi il poblema precariato e mutuistico delle banche…) é un apsetto non indifferente, anzi…. Ma come ho voluto segnalare velatamente nei miei post precedenti la responsabilità non é mai univoca. Allora la scorsa estate in Francia abbiamo visto che tipo di lotta giovani e non giovani i cittadini francesi hanno compiuto per abbattere il problema precariato e difendere quindi una maggiore condizione professionale ed economica. Il risultato? La legge non é passata in parlamento ed è caduto un ministro. Da noi i ministri, cronaca di oggi, cadono per concussione come l’Onorevole Mastella, quindi per fatti e misfatti individuali e non di bene pubblico.
Allora penso ad Ennio Flaiano che spesso amava dichiarare che “In Italia tutto é GRAVE, ma niente é SERIO”. Parole sacrosane. In tutto questo contesto, noi giovani come siamo posti? Non certo difronte ad una situazione brillante, ma come ho gia scritto, il futuro é nelle nostre mani e se il contesto politico ed economico dobbiamo ancor piu lottare e farci sentire. Quindi diamoci una bella svegliata e rimbocchiamoci le maniche, anche a costo di mille sacrifici, anche se nessuno ti regala niente anzi. Questo secondo me non é ne pessimismo ne ottimismo, ma fare e urlare che i giovani hanno le potenzialità per lottare e provare a migliorare un Paese e a non commettere piu gli stessi errori di quegli stronzi che governano. Alix hai scritto una frase saggia “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. Quindi ancor piu mi vien da dire che alziamo il culo e diamoci da fare per migliorare. Perche nella realtà servono i fatti, non le sceneggiate alla napoletana con tanto di lacrime e ‘u miracolo di San Gennaro. Il punto che noi giovani siamo dei viziati e mi ci metto pure io in mezzo e ci comprendo pure quelli che non riescono ad arrivare a fine mese e continuano a piangere della loro povertà e che non fanno niente alla fine per migliorare se stessi. Ma cavolo, con questa mentalità dove vogliamo andare…. Il televisore al plasma? l’ hi phone? Si campa anche senza il superfluo…… I miei genitiori che no sono la perfezione e non mi hanno fatto mai mancare niente anzi…. Mi hanno sempre detto che se vuolevo un bel vestito o fare un bel vaggi dovevo portare a casa una bella pagella o ottenere un buon voto all’esame all’università, per semplice motivo che nessuno ti regala niente, semmai é il contrario. Quindi Alix le cose che tu dici caspita sono importanti e non disfattiste, ma la risoluzione stà solo a noi giovani.
January 20th, 2008 at 1:16 am
“I miei genitiori che no sono la perfezione e non mi hanno fatto mai mancare niente anzi…. Mi hanno sempre detto che se vuolevo un bel vestito o fare un bel vaggi dovevo portare a casa una bella pagella o ottenere un buon voto all’esame all’università, per semplice motivo che nessuno ti regala niente”
Cara Giulia, a volte mi fai paura! Hai usato le stesse parole che io avrei utilizzato per descrivere il mio trascorso…potrebbero essere benissimo parole scritte da me….incredibile.
Sacrosanta anche la citazione di Ennio Flaiano, davvero geniale.
Che dire poi, non posso che darti ragione su tutta la linea. E’ vero che siamo viziati, ma altrettanto che il futuro è nelle nostre mani e se ci diamo una mossa come si deve possiamo davvero farcela a far sì che il nostro bel Paese veda la luce in fondo al tunnel. Il problema però al quale penso scrivendoti queste parole mi porta ad una profonda preoccupazione non legata alla nostra di gioventù, ma ai i maggiorenni di domani. Perchè se noi siamo viziati, qui si parla di ultra-viziati a 13, 14, 15, 16 anni, di bulli, teppistelli giusto per il brivido e il gusto di provare, strafottenti, disinibiti, senza arte nè parte, nè interessi per la vita, la cultura, le prime basi per impostare una propria posizione politica, col solo scopo di essere alla moda, fare le cose che fanno tutti, vestirsi con solo capi firmati, aggregarsi alla massa. Senza contare poi i bambini di appena 6 anni che comandano già sui genitori; voglio questo non quello…oggi non mi hai comprato nemmeno un gioco…oggi… Ma d’altronde la colpa è principalmente dei genitori che li hanno cresciuti in questa maniera. Il motto comune, e ci metto pure i miei di nipoti, sembra essere diventato TUTTO E SUBITO; così si stancano nel giro di una giornata dei giochi e non riescono ad imparare qual è il giusto valore, la giusta importanza delle cose, e dei soldi successivamente. ( a proposito, apro una parentesi, io ero proprio ingenuotta da piccola..stando a mia madre ogni volta che chiedevo qualcosa mi bastava che lei mi dicesse “sì domani te lo compro” e me ne stavo buona, il giorno dopo avevo già dimenticato cosa volevo…)
Certo, ovviamente lungi da me fare di tutta un’erba un fascio, quindi non bisogna perdere la speranza, la determinazione e fare per primi qualcosa che possa davvero cambiare le cose, pur difficile possa sembrare, e non aspettare sempre che facciano qualcosa gli altri, com’è consuetudine in Italia.
E a questo punto, per quanto mi riguarda, sperare di essere in futuro un genitore migliore di quanti se ne vedono oggigiorno. Senza presunzione.
Un bacione
January 20th, 2008 at 8:15 pm
@Alix perdona la mia domanda, ma perché aver paura?
Comunque si, uno dei mali dei nostri tempi sta propio nei messaggi educativi e padagogici che la socità odierna sembra avere. A partire dai genitori ( che a mio avviso imparano tale mestiere dai figli…. figli di qualcosa o qualcuno, istintivamente, lo si é sempre e comunque sia). Si il bullismo, l’era del tutto e subito, una mentalità italiana che definirei alla carlona per la serie tanto c’é domani… tanto c’é sempre qualcuno meno furbo di me che risolve, e via discorrendo….. I media, soprattutto la rete (you tube con registrazioni di bullismo ed atti istiganti alla violenza e a paradossi. Tra l’altro propio you tube ha ritirato alcuni video propio in questi giorni se non sbaglio….) giocano la loro. Però ogni epoca ha il propio malessere ed i giovani erano, sono e saranno sempre al centro di dibattiti anche in senso negativo. Credo che i malesseri odierni andranno sempre piu scemando. Resto dell’idea che non esiste solo il bianco o il nero. Quindi non tutti i giovani sono maleducati e bulli, non tutte le ragazzine sognano di divenire letterine o veline, non tutti gli adolscenti e i trentenni
sono l’esatta copia di cio che il nuovo genio della letteratura italiana Moccia descrive lanciando delle pseudo tendenze. Credo solo che in Italia si dovrebbe modificare la cultura dei piagnoni e del buonismo, e perché no anache quella del furbone a tutti i costi pronto a tutto pur di arrivare ( vale ancora, permettetemi, l’italiano medio raccontato da Alberto Ssordi). I cambiamenti ci sono stati in alcuni sensi, ma quasi sempre vengono oscurati o comunque sia non hanno mai una grande visibiltà mediatica. E’ propio per tutta questa serie di motivi che dico che la forza nell’arrivare e nel costruire un qualcosa di positivo lo si trova solo in noi stessi e nei valori in cui si crede. Ora c’é molta discrepanza tra cio che si vuole, ciò che si é ( va molto di moda fingere ciò che non si é), e cio che si vorrebbe essere e ottenere. Io rimango dell’idea che bisogna rendere conto solo a se stessi, andare avanti per la propia strada, e darsi da fare. Il cambiamento sociologico di questo paese stà solo a noi giovani e come dici tu a come riusciremo a educare le nuove generazioni future. Ma questa é una storia molto complessa e con tempi non certi brevi.
Un Abbraccio
January 20th, 2008 at 8:22 pm
@scusami Alix, ma quando tua madre ti negava un gioco non credo fosse lei furba e tu ingenua… era sana educazione. Penso che oggi essere furbi equivale al 90% dei casi ad essere stupidi…. Le persone veramente intelligenti un furbo se lo rigirano come un calsino. Gli intelligenti sorridono difronte ad un furbo e lo reputano per cio che é giusto.
January 20th, 2008 at 11:22 pm
No..era solo una battuta perchè sul serio a volte scrivi dei pensieri riguardanti la tua vita personale che rispecchiano esattamente la mia.
Cara Giulia, che dire, hai toccato ancora una volta molti temi interessanti e tutti pertinenti al discorso che stavamo facendo..le nuove generazioni, i nuovi media e i loro effetti a volte negativi, il bullismo, l’era del tutto e subito…come dici tu, i malesseri della nostra epoca. E spero davvero che tu abbia ragione quando sostieni che in futuro andranno tutti scemando. Lo spero proprio.
Quello che però non sembra cambiare nella mentalità degli italiani sono invece gli atteggiamenti da vittima, quando serve, e nel contempo da “furbetti del quartierino”, quelli che guardano dall’alto in basso le persone oneste e intelligenti e credono che il loro modo di agire, di pensare, di aggirare da una parte i doveri che le istituzioni impongono e dall’altra gli ostacoli che la vita gli presenta, siano l’unico modo corretto per arrivare ed essere al top. Quando invece sono talmente ignoranti e stupidi da non capire quanto poco e come vengano considerati dal resto delle persone.
E giusto per restare diciamo in tema di citazioni sagge, a proposito le tue ultime due frasi di chiusura sono molto belle, voglio invece riportare una frase di Gandhi che ho letto oggi sul calendario e mi ha colpito molto : “La vera fonte dei diritti è il dovere. Se adempiamo ai nostri doveri, non dovremo andare lontano a cercare i diritti”.
Ricambio l’abbraccio, buonanotte.
January 21st, 2008 at 2:06 am
negozio itinerante come il caravan shop che viaggia a new york e che da la possibilità di fare acquisti in modo molto cool…lo shop che raggiunge i consumatori..idea molto originale….
January 23rd, 2008 at 2:20 pm
quello che custodisco gelosamente è un piccolo grande sogno segretamente tenuto nascosto da tre anni……………idee tante idee ma mai la mia……………..come si fa a farti pervenire questo progetto?o meglio questo prototipo di sacca da viaggio?………….l idea è meravigliosa…………………manca di tocco finale e questo,pensavo ,potessi aiutarmi te……………
February 15th, 2008 at 10:28 pm
Ho un’idea incredibile che potrebbe portare un notevole cambiamento nel campo della moda ma ho bisogno di qualcuno che realizzi i capi d’abbigliamento …..
March 18th, 2008 at 1:10 am
Complimenti per il sito ma sopratutto per quello che vuole trasmettere e creare assieme agli altri (dove per altri intendo persone comuni).
Seguo da parecchio tempo l’evoluzione del brand o meglio l’evoluzione di un nuovo stile di vita. Una vita improntata sul nuovo, sulla sfida dell’andare verso un pensiero alternativo.
Ho 40 anni, vivo nel veneziano e da quasi 20 anni lavoro presso un importante gruppo multinazionale che si occupa di previdenza, investimenti, e molto molto altro.
In questi anni ho maturato parecchie esperienze nei vari settori di un’azienda che si preoccupa del denaro degli altri per il futuro. Ebbene, la mia indole ed il mio carattere orientato sempre verso la novità ed alla ricerca del pensiero alternativo, mi ha fatto avvicinare al mondo della moda, non tanto per la creazione di modelli -non ne avrei le competenze-, quanto per l’applicazione di un modello di business dove il cliente diventa parte integrante di un processo di sviluppo e costituzione di un patrimonio.
Potrebbe essere interessante valutarne l’applicazione con un progetto pilota in ambito nazionale. Il punto nodale dell’iniziativa? creare un patrimonio che fidelizzi il cliente (meglio la persona che vive _._) e che lo ripaghi della fedeltà.
Buona serata a tutti