Gorilla nella nebbia (pubblicitaria)
(di Antheus)
Nei giorni scorsi guardando un po’ di tv inglese mi ha colpito lo spot della Cadbury dairy milk, la classica tavoletta di cioccolato al latte, che credo sia la più venduta al mondo.
Guardatela anche voi qui , poi ne parliamo.
Ecco, che ve ne pare? Al di là dei giudizi estetici e considerazioni demenziali (il gorilla ad un certo punto non va a tempo, e poi il povero Phil Collins sarà ricordato per sempre per questo brano scritto in un momento di depressione post-separazione dalla moglie) questo spot fa riflettere su quale possa essere il futuro della pubblicità.
E’ chiaro che il collegamento gorilla batterista - tavoletta di cioccolata è inesistente. In questo caso l’obiettivo della campagna è semplicemente quello di intrattenere, niente di diverso rispetto ad un cartone animato o ad un show tv. Il link con il prodotto si perde completamente. Ma lo spot si fa ricordare? Si ricorda l’abbinamento al prodotto? E se sì, il ricordo genera l’acquisto?
E’ chiaro che un operazione del genere se la può permettere solo un marchio noto a tutti e che ormai non ha più molto da dire in comunicazione. Ma mi chiedo e vi chiedo se questa operazione ha un senso (certo, il fatto di averne parlato qui in parte ha raggiunto un obiettivo) e se questo è il futuro della pubblicità.

October 17th, 2007 at 7:25 am
Ma in Inghilterra durano così tanto gli spot? cmq secondo me è azzeccatissimo perchè, come hai detto te, è una pubblicità particolare che si fa ricordare e genera passaparola..
October 17th, 2007 at 9:24 am
ma che se ne fa di un passaparola del tipo che fica questa pub se poi non si abbina la pub al prodotto?
mi ricordo di uno spot che è diventato famosissimo ma la maggior parte delle persone si ricordano del tipo che con i guanti per lavare i piatti diceva:BUONASEEEEERAAAAA….
ma qualcuno chi si ricorda che cosa pubblicizzava????
quindi in effetti una pubblicità troppo coinvolgente rischia cmq di fare dimenticare il prodotto che vuole vendere…il fine dovrebbe essere semplicemente quello di abbinare al prodotto un’immagine che susciti simpatia…anzi più che abbinare quasi sostituire…della serie A implica B e viceversa, un pò come la rocchetta fa tlin tlin se dico solo tlin tlin penso a rocchetta e se dico rocchetta la gente fa tlin tlin…oppure gino fammi un crodino è andata anche quella…il gorillone è abbianto al crodino…lo spot che sia moscio o fico è cmq riuscito nel suo intento!
October 17th, 2007 at 9:30 am
Mi è capitato di assistere grazie ad un mio amico che lavora nel campo pubblicitario ad eventi in cui venivano presentati spot. Spesso accadeva che gli spot che riscuotevano più successo tra il pubblico erano spot di questo genere mentre la critica ne elogiava altri.
Forse il successo è decretato da una maggiore immediatezza, anche se slegata dal prodotto. Ciò non toglie che sarebbe bello un livello diverso di pubblicità, meno “ruffiano”.
October 17th, 2007 at 9:38 am
è bellissimo ma vi chiedo secondo voi è vero o è fatto al computer?
October 17th, 2007 at 10:29 am
Personalmente credo che il problema della pubblicità sia intimamente legato al concetto di personalità. In questo mondo globalizzato vi è uno straordinario deficit di personalità dei consumer. Deficit che genera fragilità. Fragilità che a sua volta crea sempre più spesso “nuovi rapporti” tra aziende e consumer. Spot come questo ne sono la tangibile testimonianza. La gente non compra più un prodotto o un servizio da un’azienda; comprano un rapporto. In sostanza desiderano familiarizzarsi, fidelizzarsi, avere un rapporto “con”. Ecco perché nascono queste pubblicità, che all’apparenza sembrano non trasmettere nulla, ma in fondo in fondo un messaggio lo mandano. Il primo a riceverlo è il fidelizzato, ma anche l’alieno non resta indifferente: semplicemente si incuriosisce. E la curiosità è da sempre il sentimento dell’inizio. La mia è una semplice teoria, di tecniche pubblicitarie non capisco nulla.
October 17th, 2007 at 10:35 am
x canto_libero:
quella del “Buonasseeeeerrraaaa”non era la pubblicità della Fiat Punto??? o mi confondo con la pubblicità del granchietto??? mah!!!
Cmq da quello che scrive Antheus, se non ho capito male, qui si parla di prodotti che non hanno neanche bisogno di essere pubblicizzati perchè si vendono da soli… qui in Italia potrebbero pensare una cosa simile ad esempio per la Nutella… credo che la Nutella sia l’unico prodotto che si potrebbe vendere senza pubblicizzarlo implicitamente!
Mah…..considerazioni!
Cordialità!
October 17th, 2007 at 11:37 am
vedendo la tavoletta nei negozi, la prenderai perche’ lo spot e’ spettacolare nella sua semplicita’.
October 17th, 2007 at 11:51 am
…..non essendo un pubblicitario non posso entrare in discorsi tecnici relativi all’impatto della pubblicità stessa sulla massa di pseudo acquirenti del prodotto pubblicizzato. credo, tuttavia, che un ruolo fondamentale nell’ambito della realizzazione del cosidetto “spot di successo” (quindi: spot che si fa ricordare, si ricorda l’abbinamento al prodotto e dove il ricordo genera l’acquisto) sia la scelta della colonna sonora!! nel caso di specie, senza voler essere demenziale, credo che una colonna sonora diversa avrebbe causato maggiore impronta sul pubblico goloso di barrette di cioccolato al latte. ad ogni buon conto, credo che nel complesso ci sta tutta la circostanza del bambino (visto quale potenziale cliente dello snack al cioccolato) in tabaccheria che chiede al genitore: “mamma mi compri la cioccolata del gorilla che suona la batteria?”….. SALUTORUM
October 17th, 2007 at 11:57 am
Decretare il successo e la buona riuscita di uno spot, si manifestano in molteplici esempi. Piu difficile é codificare i vari concetti che gli esperti di Tecniche Pubblicitarie vogliono trasmettere. Nel caso specifico, direi che si possa definire il risultato come un “videoclip mal riuscito”. Come Antheus fa notare, Phil Collins vorrei ricordarmelo come voce dei Genesis, non tanto per uno stato di difficoltà personale e nemmeno per una associazione di idea Gorilla - Phil Collins - Barra di cioccolata. Decadente e di cattivo gusto, anche se di apparente effetto. Il prodotto, in questo caso, ha perso di significato e valore. Ricordo uno spot della Coca Cola, ormai datato, che a ridosso del Natale martellava nelle nostre televisioni. Veviva creato un enorme albero di Natale, composto da persone provenienti dalle piu disparate aree geografiche, che “In coro” cantavano il Jingle. Ecco il messaggio qui, acquisisce sostanza ed emotività. Come dire Il marchio Coca Cola, ben prima del prodotto, é riconoscibile da tutti ed il tutti unisce confluendo verso il prodotto. Molto semplice come slogan, ma molto piu carico di valori aggiunti. Cosa che, purtroppo si é persa per strada.
Antheus, non credo che una azienda del genere possa permettersi tutto, in quanto colosso leader nel suo sttore. Credo che siano propio le grandi aziende che dovrebbero puntare ancor piu sulla qualita dei mezzi di comunicazione, non solo per le risorse economiche ( e non solo quelle) che hanno a disposizione, ma per mantenere nel tempo il concetto base Marchio- Qualità.
October 17th, 2007 at 12:19 pm
T.: Si si, lo spot era propio su una macchina Fiat, non confondi affatto, ma andiamo oltre….. Il punto é questo: Oggi tutti hanno bisogno di pubblicita e quindi di visibilita. L’esempio che Antheus ci ha riportato, ne é la controriprova (per questa riflessione che ci sta offrendo, lo ringrazio). Il mercato é piu conflittuale e concorrenziale, grazie ad un fiorire di nuovi mezzi di comunicazione ai quali fruire, e ad una necessita di inventare e reinventarsi rapidamente. Reggere il mercato, con tutta una serie di prolificazioni, non ti permette di vivere di rendita. La pubblicità, dovrebbe riscoprire le propie origini primordiali. L’etimologia della parola slogan (scusate il mio eccesso di zelo), proviene dal gaelico scozzese (slogorm, come vuole le pronuncia) e significa “Grido di battaglia”. Qui si racchiude il mio modesto pensiero.
October 17th, 2007 at 12:50 pm
to Roberto: Girano voci che sia proprio Phil Collins nel costume del ‘gorilla’!
October 17th, 2007 at 1:53 pm
PIACERE MI KIAMO LEO, HO 15 ANNI, E SONO UN FAN DI LAPO ELKAN.
HO CREATO UN BLOG, DOVE CI SONO MOLTE FOTO SU DI TE, CE ANCHE DEDICATO UN INTERVENTO. MI ISPIRO MOLTO A TE , X IL TUO STILE, COME TI VESTI.
SPERO KE TU POSSI PASSARE DAL MIO BLOG E LASCIARMI UN COMMENTO SE VUOI. CIAO CIAO. A POI VORREI SAPERE SE APRIRETE UN NEGOZIO ITALIAINDIPENDENT AD ALTAMURA. CIAO CIAO
October 17th, 2007 at 2:17 pm
Ancora una volta devo compiacermi con il concetto espresso da Giulia.
Le forme di comunicazione inerente la creazione di uno spot sono davvero molto complesse e disparate.
Ho lavorato per anni nel campo della prodozione di spot pubblicitari e posso dire che i brief relativi alla realizzazione e sopratutto, alle eventuali modifiche di scritp, erano davvero molto combattuti e sfibranti.
A volte si pubblicizza qualcosa che apparentemente non è linkato con il prodotto finale, a volte si ricorre a spot di sublime e oggettiva bellezza ( Spike Lee per Telecom, quello di Gandhi per intenderci ), a volte a spot di demente e oggettiva bruttezza perchè il fine, è colpire, è reclamizzare è vendere il prodotto o un servizio, è far parlare, è il famoso effetto tam tam.
Però noto un minimo comune denominatore creativo nella realizzazione di un clip pubblicitario, ci sono dei veri e propri cortometraggi fatti e finiti che raccontano una situazione dove interagisce il prodotto, ci sono i sequel…insomma, su tutte queste forme apparentemente diverse c’è cmq un filo logico.
I servizi di fonia e connettività sono sempre in forma di sequel, la vicenda dell’isola di Aldo Giovanni e Giacomo per Wind, il vigile De Sica per Telecom, la routine in appartamento per Valentino Rossi Fastweb e i calciatori per Vodafone.
Le autovetture ad esempio si basano su corti abbastanza similari, per eccezione di BMW che ha puntulamente una marcia in più.
Ultimamente anche FIAT.
Ed era proprio qui che volevo arrivare.Io ricordo lo spot sulle diversità di BMW, la donna strabica, l’uomo sul fondo della piscina ed in ultimo la vettura.
Uno spot sperimentale, una novità, qualcosa di nuovo, apparentemente strano e diverso.
Il mio parere, sostanzialmente, ed è anche quello che spero, è che il futuro della pubblicità sia il ricercare quel “quid” diverso che contraddistingue la novità.
Basta tagli e montaggi serrati stile MTV.Bisogna andare davvero oltre e sopratutto, avere il coraggio di farlo.
Matthew Barney, con la saga di Creamaster, insegna.
Oltre che ad un sommo artista, trovo che sia un comunicatore di elevatissimo valore.
October 17th, 2007 at 2:45 pm
credo che a prescindere dal legame tra spot e prodotto ciò che rende vincente una pubblicità è la curiosità che riesce a suscitare, infatti il gorilla batterista è simpatico, è curioso e suscita meraviglia..tutte cose che ne fanno parlare e che ovviamente realizzano il loro ritorno in termini di popolarità. poi credo sia anche molto importante la colonna sonora, la musica…in grado di suscitare emozioni e a volte in grado di raggiungere una notorietà propria indipendentemente dal prodotto pubblicizzato anche se nell’immaginario collettivo musica-prodotto vengono assimilati.
October 17th, 2007 at 3:20 pm
è il tipo di spot che prediligo, quello dove il prodotto non c’è e solo alla fine compare il brant. Facemmo già una simile riflessione sulla pub. della 500 (la fiat fa parte di te)… quindi mi ripeto; è una forma a cui possono accedere soltanto i marchi noti (griffe, auto, cocacola, pepsi…) ma che creano un bel ritorno d’immagine. Oggi giorno si parla di pubblicità…”hai visto quella?…..hai notato quella nuova?….la colonna sonora della pubb di ….” ed una pub. di questo tipo viene ricordata ed associata al prodotto…anche inconsciamente la massaia piuttosto che lo studente una volta al supermercato acquisteranno Cadbury, vuoi perchè è famosa, vuoi per la pub.
la pubblicità migliore è quella che ti ricorda il brant piuttosto che presentarti un prodotto…
October 17th, 2007 at 4:58 pm
@ T. :
guarda io ho un buco nella memoria anzi proprio una voragine quindi se mi dici fiat punto ti dico:
ah si hai ragione!
se mi dici che si tratta dei guanti per lavare i piatti, ti direi:
ah già giusto!!!
cmq io sono la testimonianza vivente del flop della pubblicità in questione perchè non associo al prodotto da vendere lo spot!
cmq se si tratta proprio della fiat punto ho fatto la mia n-esima figura barbina, vabbè tanto ci sono abituata!!!
sicuro non si tratti di guanti eh?
October 17th, 2007 at 5:21 pm
Canto_Libero: Si. era la FIat Punto. Ma non sei tu ad avere buchi di memoria, sei semplicemente una consumatrice razionale e distratta (come lo siamo tutti di fronte alla pubblicità) che tende a collegare l’idea creativa con il prodotto da pubblicizzare. In quello spot in effetti la cosa che balzava all’occhio era un uomo con dei guanti per lavare i piatti. Mentre in realtà la macchina, o meglio l’offerta promozionale sulla fiat punto, entrava dopo la frase dello speaker a nero “Non perdere tempo”, ma nessuno guarda caso se lo ricorda.
Per quello era, secondo me, una pubblicità inefficace.
E ti dirò di più, sempre a mio modesto parere lo è potenzialmente anche questa del gorilla se si ferma qui, se invece crea una serie e viene legata al prodotto allora può diventare un caso interessante.
October 17th, 2007 at 5:26 pm
Devo anche io trovarmi nuovamente concorde con THE SUB. Quindi subito una domanda per te: credi realmente che l’effetto Tam Tam, possa portare realmente ad una evoluzione di contenuti e guadagni, non solo di immagine ma anche economici? Io rispondo dicendo NO! No a questo sistema di false illusioni. Come Antheus si é visto rispondere: il Marketing é, orma una istituzione nata per vendere illusioni alla massa (massa che viene, poi, ovviamente divisa in target….. ed anche qui ci sarebbe da parlare tanto). Ma questo non significa che tutto debba essere illecito, occhio. Allora una delle poche apparenti innovazioni é, giustamente come affermi tu, il sequel ( che sa tanto di ” Anche i ricchi piangono”, interpretato da Veronica Castro…. surreale come le telenovelas). Fra quelli che hai menzionato tu, io ne citerei uno che non mi dispiace, quello per Sky con Abatantuono e la Ricci. Il concetto di base del cortometraggio é di grandissimo valore pubblicitario, ma non rimane fatto nuovo, soprattutto nella televisione. Carosello ( che andrebbe riscoperto) é l’antenato del corto telivisivo, in fatto di spot. Idea geniale per gli anni ‘50 ( qundo veramente c’era da inventare tutto), che addirittura non é stato ancora surclassato definitivamente. Mi sbaglierò forse, ma ne sono concretamente convinta. Aspetto comunque una controrisposta. BMW, é forse l’unica realtà, almeno europea, che riesce ad incarnare il mio concetto.
Poi si parla di Barney, che dire un grande artista. Citerei anche un’altra sua opera di un valore espressivo, carico di emotivita e preparazione artistica: Drawing Restraint, dove la colonna sonora é affidata Bjork.Questo, anche per ricongiungermi a quanto diceva PAOLOCONVERTITOBLASIO in fatto di musica. La musicalita, nel riprendere il mio esempio Spot Coca Cola, non é importante. Direi fondamentale. La musicalita, non solo inteso come testo musicale, note…. é anche modulazione della voce e la sua sonorità, nel lanciare un messaggio é un imprinting notevole ( non a caso si scelgono spesso degli attori nazional popolari, ma sempre attori, nella partecipazione agli spot).
Mi picerbbe, in conclusione, che si potesse riprendere un saggio di grande spessore tecnico in fatto di arti visive. “PUNTO, LINEA, SUPERFICIE”, di Kandiskij. Questo grande artista, ha regalato tanto della sua arte al cinema e non solo….. E infatto di grafica pubblicitaria, dovrebbe essere ripreso e onorarlo per il sentimento che ha dato. Ultimo volto noto di casa nostra, é Armando Testa (spero molto amato in quel dì di Torino…).Grandissimo pubblicitario di primo ordine che, del minimalismo grafico e l’uso del tagline trovò grandi spunti. Mi piacerebbe nascessero altri personaggi di questo calibro.
PS: Il blog, se continuasse cosi, avrebbe un bello spessore.
October 17th, 2007 at 6:02 pm
Antheus:razionale e distratta mi piace.
per quanto riguarda creare una serie da uno spot ha già funzionato in passato però è già stato fatto, mi piacerebbe vedere qualcosa di nuovo e per nuovo non tirare fuori qualcosa dal passato e adeguarlo ad oggi, che detto fra noi, fa sempre tirare una boccata d’aria nei momenti di magra ai cosiddetti “creativi” …insomma non si cede mai qualcosa che ti fa dire:
WOW GENIALE!!!!
lo sai invece oggi quando guardo la tv cosa penso?
MI SCOCCIA!!!
e accendo la radio…insomma sempre un passo indietro…
October 17th, 2007 at 6:15 pm
Secondo me così è troppo facile.
Chiunque può inventare un filmatino divertente ( vedi appunto su youtube).
La pubblicità, per definizione deve essere legata al brand, almeno a livello concettuale.
Per fare un esempio, ho visto recentemente un pubblicità di Ikea in cui dei ragazzini con una bancarella vendono la torta di mele a un euro la fetta e non hanno nessun cliente.
Poi, i bimbi cambiano il cartello, chiamano la torta c trionfo di mele in crosta di sfoglia, la vendono a dieci euro la fetta e la gente fa la fila.
Lo screenshot con il brand ikea appare per soli 3 secondi alla fine, si tratta di un filmato divertente e che nulla ha a che fare col prodotto commercializzato dal brand, ma il nesso concettuale è evidente, ed è sottolineato da un claim tipo ” siete sicuri che convenga pagare di più?”.
Vorrei inoltre sottolineare che proprio i brnd più longevi ( nike, coca.cola ecc.) sono in genere quelli con una brand identity più forte, legata a concetti precisi ( just do it, enjoy…) ma di ampio respiro che si prestano a tante rielaborazioni.
Per questi motivi, lo spot del gorilla - che onestamente non trovo nemmeno tanto divertente- io lo boccio senza possibilità di appello ( a meno che non contenga qualche doppio-significato nascosto che con i miei leggendari due neuroni non sono riuscita a cogliere :P)
October 17th, 2007 at 6:25 pm
Ho letto cose davvero molto interessanti e che, fino ad ora, ignoravo. Una domanda al riguardo mi viene spontanea: secondo voi il costume è il riflesso della pubblicità o la pubblicità è il riflesso del costume?
October 17th, 2007 at 6:46 pm
Doppio-Singificato? Volevo dire doppio senso,
Mi giustifico rivelando che sono stordita dall’influenza:)
October 17th, 2007 at 6:46 pm
Il tuo esempio con IKEA é piu che giusto e condividibile, per lo meno da me. Ma non credi che marchi come Nike, Coca Cola….. abbiano dei brand identity ( perche scritto cosi fa piu figo, piuttosto che la misera e dimessa parola “marca”), abbia lo stesso contenuto di Ikea. Questa azienda, sebbene abbia un target ben preciso ( molto lontano da Poltrone Frau, Boffi, Cassina….) é pur sempre un colosso industriale come Coca Cola e Nike. Quindi il concetto in questo senso non cambia. Cambia il modo di porsi in fatto di pubblicità. Quindi, mi pare che ti sei un attimino perso. Non é una accusa.
October 17th, 2007 at 8:07 pm
Ormai sta assumendo la connotazione di un loop
:-) …ma non posso che ripetere di essere completamente solidale con il tuo pensiero Giulia, oltretutto hai citato, oltre che allo spot SKY, qualcosa di davvero fondamentale per coloro che amano il mondo dell’arte e della creatività, il testo di Kandiskij.
Voglio, perchè le sue parole parlano da sole, esaltare la tua citazione con questo suo estratto che mi sembra si possa sposare perfettamente con gli argomenti trattati : “Più di ogni altra forma di superficie, il cerchio tende verso la quiete incolore, perché esso è il risultato di due forze che agiscono sempre in modo uniforme e non conosce la violenza dell’angolo. Il punto centrale del cerchio è, quindi, la quiete più perfetta del punto non più isolato.”
Per l’effetto tam tam ti rispondo immediatamente, anch’io penso di NO!
L’effetto tam tam è stato oggetto di un mio corto che presentai l’anno scorso ad un festival, trovo che sia sostanzialmente un boomerang fuori controllo, è un gossip, è un onda fuori controllo ed elecarne i motivi sarebbe troppo ovvio e semplicistico.
E sopratutto è pericoloso, se è positivo ovviamente porta valore aggiunto, se è negativo assume la tipologia di un cancro con derivate conseguenze.
La controrisposta relativa a carosello è un remark di quanto scrivi, perdonami se mi ripeto ma la penso esattamente come te.
Ti voglio buttare li però una cosa, poi vedi tu se vale la pena rifletterci sopra oppure no…pensa se si potesse realizzare chessò… per un brand di lusso, non consumer, ma circoscritto ad un particolare target, un sequel meno immediato, esteticamente e visivamente più curato, ma non virato alla sit com, o alla situazione di facile appiglio.
Qualcosa consequenziale ma con l’imprinting di LOST.
Devo fare lo spot di un prodotto, nel primo episodio non rilevo del tutto il prodotto, preparo il climax ed il terreno, poi , mano a mano che il plot si sviluppa, mostro l’oggetto.
Nike, per il progetto skorpion aveva fatto una cosa così.
E il non rivelare immediatamente il fine, il non dare spiegazioni, alla fine, cmq premia.
Concludo, perchè linko questo discorso sul lasciare un alone di mistero con ciò che tu dici sulla musica e l’elemento comune è Mr. David Lynch.
Non voglio lanciarmi in complimenti per il suddetto artista perchè verrei colto da una sorta di esaltazione da 50MB di testo,voglio solo dire che per me, è un genio assoluto.
Lui ha fatto del mistero e sopratutto dell’uso dell’audio, qualcosa che nessun altro ha fatto, ha usato l’audio come se fosse una texture, un po come fate voi con i materiali.
Destabilizza con i rumori, emoziona, decontestualizza suoni, musiche che balzano alle orecchie dello spettatore a schermo nero e tutto questo ti porta esattamente dove lui ti vuole portare.
INLAND EMPIRE, debitamente scritto in maiuscolo, ne è un esempio.
p.s.
Noi alimentiamo il blog grazie a dei preziosissimi argomenti che ci vengono serviti , mai scontati e sempre davvero interessanti.
Dipende solo da noi….
E cmq…ha davvero un bello spessore…
p.s.2
Ora che ho pensato a Lynch vedo tante analogie tra il lavoro di italiaindipendent ed i lavori del grande maestro, il solo uso del colore nero….:-)
October 17th, 2007 at 8:19 pm
scusate ma questa pubblicità è veramente orrida e insensata…non c’è nessun simbolo che faccia capire di cosa si tratta se non alla fine quando compare quella tavoletta di cioccolato.Io sinceramente la ricorderei solo per la canzone ma non di certo per il prodotto che rappresenta.
Poi volevo chiedere ad Antheus se mi può dire con precisione (quando lo saprà) la data del prossimo incontro a Milano che mi piacerebbe parteciparvi (se è possibile e se il lavoro me lo permette)…
Lapo dove sei????
ciao a tutti
October 17th, 2007 at 9:21 pm
x the sub
http://www.youtube.com/watch?v=G2c8asLbQ4s è il link dello spot realizzato per la nuova fragranza gucci by gucci girato negli spazi del musee national des arts d’afrique et d’oceanie di parigi, lo spot mostra le tre modelle che danzano rapite dalle note di heart of glass di blondie. Il tutto in una magica atmosfera onirica che solo un regista come il geniale Lynch sa regalare. concordo pienamente con le analogie.
October 17th, 2007 at 10:08 pm
Ciao ragazzi,
scusate il ritardo…Bellissimi ed interessantissimi scambi di idee ai quali mi vorrei collegare e soffermare maggiormente, su tutti (abbiamo veramente un oceano di cose da dirci e tante cose da imparare gli uni dagli altri)… Anyway… Concordo con queste idee, per riassumere un pò: personalmente il pezzo musicale scelto per una pubblicità è fondamentale ed ha la capacità di renderla unica. Basti pensare a Coca cola, forza Giulia, ma più recentemente alle scelte della Fiat (Vasco, Zucchero, Nannini che in più sono italiani). Mille sono i collegamenti per cui si potrebbe optare. Nel mio caso specifico, io amo la musica della pubblicità che deve emozionarmi, farmi provare una sensazione forte ogni volta che la ascolto, deve farmi guardare lo spot oltre che ascoltare la musica. Ricordo quindi anche il prodotto, ma ciò è un processo mio, personale. Concordo con Antheus sul fatto che probabilmente un marchio forte, conosciuto può permettersi di distogliere l’attenzione del consumatore dall’oggetto centrale di acquisto (anch’io nello spot non trovo collegamento tra gorilla-cioccolata, è pure al latte la cioccolata, nemmeno fondente!!!!!!!! Inoltre, c’è poca somiglianza tra il protagonista e Phil!!!!). Si tentano di colpire altre sensazioni, di scatenare sorpresa, ironia, un sorriso o semplicemente: ma che fa questo? Ma che pubblicizza? Ecco, curiosità, attenzione, e forse la probabilità di essere ricordato e acquistato. Non è la pubblicità che preferisco perchè nel mio caso specifico, se questo spot non ha seguito, difficilmente ne parlerò. Ma ben venga.
Comunque ragazzi, quanto è vasto e affascinante il mondo della comunicazione e quanto è complessa e creativa la mente umana che pensa e costruisce nuove interpretazioni!!! Sublime tutto questo!!!
Un baciooooooooooooooooooooooo
Francesca
October 17th, 2007 at 11:47 pm
Leggo con piacere e con profondo accordo luigi f.
Lo spot in questione suppongo sia legato ad una deviazione del senso comune di appartenza di un brand ad un significato. Il prodotto è noto, non semba aver bisogno di pubblicità, quanto invece di “mantenimento di routine dell’immagine”, far sapere quindi al customer che la marca c’è, e basta. Ecco che, allora, non conta più il prodotto (ed un eventiale significato ad esso associato), ma solo l’ immagine veicolata.
E cioè, far parlare.
Lo spot fa parlare: “hai visto quello spot col gorilla??” suscita confronto, parole, accordi e disaccordi e, storia antica quanto il mondo, è proprio la discordanza a generare alternative, suscitare curiosità, far muovere i rapporti interpersonali e quindi il commercio.
Questa pubblicità fa parlare di sè, non della bontà del prodotto. Ed è questo l’obiettivo dell’Azienda, credo.
Sul fatto che sia corretto o no…come si fa a dirlo. Ogni cosa è corretta finchè è diversa, finchè produce uno scambio fruttuoso di idee. Quando diventa inflazionata cessa di essere corretta, e anzi peggio, diventa inutile.
Tempo al tempo.
I consumatori, purtroppo, non hanno un’identità ma si autoconvincono di averla poichè i messaggi di oggi sono molteplici e diretti a variegati gruppi di persone in cui, ognuno crede di aver trovato la propria identità.
Senza accorgersi che così facendo ne si perde un pezzetto ogni volta.
Peccato.
October 18th, 2007 at 12:02 am
Credo che ultimamente la pubblicità debba affrontare con sempre maggior difficoltà il problema di superare la barriera di attenzione cognitiva del consumatore, e questo è dovuto al sovraffollamento pubblicitario. Il futuro della pubblicità sarà stupire e coinvolgere sempre di più i consumatori, anche se, a mio parere, questo stile pubblicitario che si avvicina molto alle modalità di creazione di una pellicola filmica (vedi la scelta della musica, del regista, del protagonista) può essere un’arma a doppio taglio: se da una parte aumenta il coinvolgimento iniziale, dato lo stupore che lo spot può suscitare, dall’altra parte spesso non si focalizza sul prodotto e distoglie l’attenzione da esso, portando così il consumatore ad apprezzare la pubblicità ma a non ricordarsi il prodotto trattato. Certo, questo tipo di accostamento gorilla-tavoletta di cioccolato se l’è potuto permettere, (rischiando in ogni caso), un’azienda come la Cadbury, che ha già alle sue spalle una forte brand immage. E non è da escludere che l’azienda stia attraversando una fase di maturità del prodotto, se non di declino addirittura. L’avesse fatto un competitor probabilmente avrebbe colto l’attenzione allo stesso modo, ma non sarebbe servito a creare un processo di fidelizzazione che invece la pubblicità deve andare anche a rafforzare. Avrebbe semplicemente spinto il consumatore ad acquistare il prodotto perchè si ricordava dello spot, ma non lo avrebbe portato al riacquisto, durante il quale sarebbe infatti tornato ad acquistare la classica tavoletta di cioccolato. Anche il semplice colore viola del packaging, come per altro ha fatto anche la Milka (non so se prima o dopo) deve essere visto in questo senso: utilizzare un colore non convenzionale, che quindi non si sposa con il colore classico del cioccolato che va dal marrone al giallino o bianco che sia, è servito per catturare l’attenzione del consumatore direttamente sugli scaffali del supermercato, dove il prodotto ha come arma solo il suo packaging per imporsi sui concorrenti.
Ritengo dunque che sia quasi un processo fisiologico per la pubblicità trovare costantemente nuovi mezzi, nuove storie con le quali stupire e cooinvolgere il consumatore, ma dopo questo incipit il messaggio pubblicitario dovrebbe puntare pragmaticamente sulle caratteristiche e la qualità del prodotto, non dimenticando che l’uomo è anche un essere razionale e non sempre si lascia trascinare dalle emozioni quando si tratta di effettuare un acquisto; ci sono molti fattori, anche esterni, che vanno ad agire sul processo decisionale.
Un bacio a tutti
October 18th, 2007 at 3:55 am
Forse vi state dimenticando dello SPOT pubblicitario piu’ famoso di tutti :
….Chi Vespa mangia le mele (chi non vespa no)…
ovviamente non c’eera nessuna connessione tra mangiare le mele e possedere una Vespa ma il successo che ebbe questa campagna fu storico e la mancanza di connessione e’ proprio il punto di forza, esattamente come il gorilla che suona e la tavoletta di cioccolato…
Giorgio
October 18th, 2007 at 11:06 am
Un filo conduttore non può far altro che ricondurmi a quanto espresso da The Sub. Probabilmente apparirò pedante, ma condivido ancora una volta la tua linea. Vorrei arricchire allo stralcio che hai ripreso dal testo di Kandiskij, una sua metafora musicale per spiegare quale effetto il colore suscita in noi: “Il colore é il tasto, l’occhio é il martelletto, l’anima é un pianoforte con molte corde”. Questa proporzione tra l’occhio e il corpo, la materia, la complessità dell’insieme trovo sia straordinariamente compatibile anche con l’idea che David Lynch tenta di dare ad ogni sua opera cinematografica, avvalorata da un raffinato gusto musicale.
Penso a David Lynch, e non posso far altro che definirlo un Sound Designer. Nelle sequenze dei suoi film si mescolano dei suoni unici, a tratti quasi opprimenti, talmente voluminosi da schiacciare quasi le immagini sullo schermo. La molteplicità di questo suono si compone di essere animato, creando palpiti che diventano parte del tutto, ma vivono di esistenza propia. Ogni oggetto, ogni materia, ogni corpo in movimento si confondono in questa alchimia. Con Lynch, il confine tra gli effetti sonori e la musica si fondono in un territorio surreale e astratto. Se la musica potesse raggiungere livelli di tale portata e continua innovazione anche nei clip, sarebbe esaltante. Il mistero di cui tu parlavi e che dovrebbe esistere anche in pubblicità per la televisione, si traduce proprio in questo: energie in continuo movimento.
Il punto di vista che hai gettato come riflessione, trovo possa essere stimolante. Bon, il concetto chiave direi sia proprio il movimento scenico e temporale, come tu suggerisci.
Il sequel ha come scopo ben preciso, nel caso di un bene di lusso. Quello cioè, di creare una visione aurea e persuasiva senza scivolare nell’onirico. Concepire il “Bene Prezioso” ( e qui, mi piacerebbe un prodotto in Oro firmato Pomellato, per esempio) attraverso delle scene filmiche, dove questo Mistero tanto decantato si imprigiona e sprigiona in una suggestiva cornice Noir. L’immaginario collettivo percepirà, allora, nell’oggetto del desiderio uno charme ed un valore temporale continuo e, per assurdo sfuggente (ricordate De Beers per lo spot di Trilogy, “Un De Beers è per sempre”, in parte è quanto immagno). L’azzardo, può essere teatralmente disposto in audio. Compostezza dei suoni, tipici del minimalismo e, come contrapposizione, richiami primitivi a rafforzare il materiale adoperato. Ma questa è solo una idea.
Credo che, come dici tu, Italiaindependent stia seguendo ciò che è stato detto ( materia, dinamismo, innovazione….) e questo credo sia gia un bel passo in avanti.
L’arricchimento che stiamo dando,noi del blog e poi Loro dello staff , credo sia di enorme importanza. Vorrei che giungessero certe vibrazioni oltre, oltre ogni disappunto, ogni piccolo eccesso e provocazione che sono arrivate……. Come ho letto su di un commento di Francesca (che saluto calorosamente), tutto questo é sublime! Niente è lasciato al caso.
Rispondendo infine ad Alix, sommariamente concordo con te, su tutto. Aggiungerei che il brand manamagent dovrebbe, in questo senso, non affidarsi tanto ai Sociologi o Psicologi, ma alla pura realtà del mercato e di vita quotidiana. Saper vendere attraverso i mezzi di comunicazione, è appunto solo un mezzo, non il fine ultimo. Diesel, per esempio, sta lavorando bene verso questa direzione. Un abbraccio a tutti!!!!!
October 18th, 2007 at 11:15 am
Per Paolo Convertito Blasio
grazie mille per la segnalazione…è stupendo…apprezzatissimo perchè non lo conoscevo.THKS!!!
October 18th, 2007 at 12:33 pm
D. ragioniamo allo stesso modo. stesso angolo visuale.
October 18th, 2007 at 3:45 pm
Nessuno ha pensato che l’immagine del gorilla possa essere associata (spontaneamente, inconsciamente ecc.) al cioccolato? soprattutto mani e muso nn vi fanno pensare a una tavoletta?
ricordo che anni fa (ero bambina) c’era la pubblicità del twix (che allora si chiamava raider) e c’era una scena in cui le 2 dita di un gorilla pupazzo rappresentavano lo snack
un caso? forse…intanto a me è venuto in mente
ciao a tutti e un caro saluto a Lapo se legge
October 18th, 2007 at 5:31 pm
Questa pubblicità è stata creata per il mercato inglese, se non ho capito male, ora, io sono una frana in comunicazione, ma credo che ciò che funziona in Uk non debba necessariamente funzionare anche in Italia. Un messaggio, anche pubblicitario, deve essere “tarato” in base a chi si ha davanti. Mi sembra ovvio che questa pubblicità sarebbe un fiasco da noi, ma forse in Uk funziona e da qui sorge la mia domanda: come è stata accolta dal pubblico inglese?
Un’altra cosa: la “libertà di scelta del consumatore” è solo un mito, perchè un individuo è libero di scegliere sì, ma tra i prodotti presenti oggi sul mercato. Il cerchio, spesso, si restringe ancora e la libertà di scelta è limitata ai prodotti presenti in un determinato negozio e, restringendo ancora, ai prodotti presenti sugli scaffali ad altezza testa e/o a quelli di cui ha sentito maggiormente parlare (qui entra in campo la pubblicità e la maggior parte degli individui credono sul serio che un prodotto ben sponsorizzato sia superiore ad uno che non lo sia) o a quelli in offerta, spesso solo apparente (celebre lo studio sul 3*2). Il consumatore, tuttavia, è molto legato a questo presunto libero arbitrio in suo possesso e per questo bisogna manipolarlo e ingannarlo, altrimenti andrebbero a farsi benedire tutti i soldi spesi per la “comunicazione-lavaggio del cervello”…
October 20th, 2007 at 11:49 am
@dama: penso che al momento attuale, vuoi o non vuoi, le popolazioni dei paesi industrializzati si siano uniformate; ragion per cui credo non si possa dire che una pubblicità piuttosto che un prodotto funzioni in uno stato piuttosto che non in un’altro. Se hai la fortuna di viaggiare, concorderai con me che le capitali europee…si assomigliano tutte, e il viaggiatore in molti casi non si rende conto di dove si trovi…
Per quanto riguarda la “libertà di scelta del consumatore” penso che hai ragione, a volte per far la spesa devo cambiare 3 negozi perchè non tutti dispongono dei prodotti che voglio acquistare e la loro disposizione negli scaffali non è per niente casuale…leggevo a tal proposito un articolo molto interessante che voglio segnalarti: http://www.asa-press.com/filiera43.html
October 20th, 2007 at 4:15 pm
Le capitali europee si somigliano, è vero, tuttavia, ad esempio, la pubblicità della Tim con la Canalis in posa sexy, non potrebbe funzionare in Inghilterra, paese dove non esistono veline, schedine, letterine, ecc.-ine e dove le presentatrici sono vestite di tutto punto; basti pensare al putiferio scatenato da una giornalista (con una gonna al ginocchio) della BBC che annunciò le principali notizie del telegiornale del mattino seduta sul bancone con le gambe accavallate: l’accusa era mancanza di professionalità.
Le differenze culturali, grazie a Dio, permangono e sono le stesse che non permetterebbero la pubblicità delle case d’appuntamento sugli autobus in Italia, cosa che avviene, invece, a Berlino (spero di aver citato la capitale giusta). A Mosca, invece, basta accennare al fatto che un oggetto sia made in Italy o made in France affinchè diventi oggetto di desiderio tra gli oligarchi russi e compagne, vedi le borse di Fendi ad esempio. Per pubblicizzare una Fiat, Schumacher è perfetto sia in Italia che in Germania, ma in Gran Bretagna? Ovviamente no, lì è nata la Hamilton-mania e così via. Parlando di I-I, in Italia sarebbe perfetta una campagna con Lapo o altro personaggio molto glamour (”sarete strafighi come lui”), a New York sarebbe forse meglio puntare sulla direttrice di Vogue America, Anne Wintour (”se lei dice che è glamour, è glamour”) e sull’innovazione dei materiali, a Mosca, come ho già detto, basterebbe rimarcare il fatto che sia tutto made in Italy e che sia caro (in Italia rimarcare quest’ultimo particolare sarebbe un disastro) ecc.
Saremo anche tutti Europei (ed io sono un’Europeista convinta) ma abbiamo storie diverse, passati diversi che si sono intrecciati e la storia (da quella politica a quella della musica) ha lasciato tracce indelebili sulle identità nazionali ed un indebolimento dei confini nazionali sia fisicamente che legislativamente ha comportato un rafforzamento delle identità culturali, in gergo si dice glocalizzazione (global + local), per cui bisogna, secondo me, studiare la cultura di un popolo per riuscire a comunicare sul serio e in maniera giusta.
Senza considerare che, a livello individuale, spesso la spersonalizzazione causata dalla tecnologia ha portato ad una volontà di affermazione della propria identità, del proprio Io sconosciuto nel passato e la nascita dei reality show ha amplificato la volontà e la finta-necessità di uscire dalla masse dell’anonimato e si può uscire dall’anonimato grazie ad un forte Io o finto Io, vedi il concetto del personal belonging: “solo io ho questo oggetto, è unico, come me”.
C’è un’identificazione tra avere e essere conseguenza di una società materialistica e consumistica e l’unica cosa che permette ad un individuo di non essere assimilato agli altri è il relativismo culturale che è direttamente conseguenza delle differenze culturali che ci sono tra individui: ciò che va bene per me non va bene per un altro perchè siamo diversi (è questo il relativismo culturale), non è solo un concetto che va applicato agli individui ma anche a popoli e Stati e per questo che una pubblicità che va bene a Londra magari non va bene a Berlino o a Roma. Differenze culturali.
Mi fermo qui perchè in materia sono stati fatti un mare di trattati ed inoltre chiedo venia per la lunghezza del post che stava divenendo una bozza di saggio e che avrà fatto dormire un sacco di gente!:)
October 22nd, 2007 at 3:02 am
Avevo menzionato questo spot nel post sull’adv in rete e sulle sue potenzialità e sviluppi..un giorno mentre seguivo il tg all’ora di pranzo questo stesso post era stato oggetto di un servizio dove ovviamente l’ “interessante” era divertirsi al capire se questo gorillone era vero oppure no.
in ogni modo era approdato ad un tg e da lì subito incuriosita mi sono guardata il video integrale su youtube..giudizio personale:insomma.
insomma perchè sicuramente l’obiettivo è stato centrato,se ne parla,ha incuriosito e dunque ha suscitato attenzione ma magari non interesse.
insomma però perchè alla fine mi spiacerebbe in futuro assistere a operazioni clone,dove uno spot tv è un video particolarmente geniale che per sua natura attirerebbe la curiosità di un utente youtube ma non di un consumatore.troppo facile in sintesi appellarsi al video o corto geniale per fare pubblicità se manca una minima coesione concettuale con il brand a cui il video fa da traino e portavoce.
se penso ad un futuro della pubblicità mi piacerebbe che la stessa interpretasse quelli che sono i valori emozionali e le caratteristiche del brand che rappresenta,mi piacerebbe che riuscisse a comunicare l’anima del prodotto creando alchimia con i consumatori fino a fidelizzarli.
gli spot tv che vediamo tutti noi genericamente si affidano a schemi rodati,quali la scenetta comica,il sequel o la pura descrizione della forza pulente di quel prodotto piuttosto che dell’altro.sono strumenti usati in modo per nulla spregiudicato,ma scolastico.
invece io gradirei che la pubblicità diventasse di più,diventasse un ponte emozionale tra chi comunica e chi deve essere raggiunto,ma non attraverso video “ambigui” come questo del gorillone,dove la persona è solleticata dalla curiosità in se e forse tralascia e non pensa alla barretta alla cioccolata (come dice Antheus ovviamente sono “lussi” questi che si può permettere un grande brand che non ha molto altro da dire di se e dunque sperimenta)..
mi piacerebbe che lo spot smettesse di essere il tormentone (vedi tizio guanti gialli e il suo Buonaseeeera)perchè si costituisce poi un effetto boomerang deleterio,dove spicca l’idea ma non il prodotto.
in più assolutamente e profondamente sono daccordo con coloro che hanno posto l’accento sul valore insostitubile della musica e musicalità di uno spot,perchè sarà anche vero che le immagini colpiscono l’attenzione,ma in assenza di un video che le proietta resta la musica,la “colonna sonora” di uno spot..come veniva citato l’esempio per Coca Cola e la canzoncina della gente a formare un albero di Natale,così a me vengono in mente ad esempio lo spot di un auto di cui non mi sovviene la marca con in sottofondo la musica di Giovanni Allevi,o come ancora un vecchio spot della Levi’s con in sottofondo una canzone degli Smoke City, Underwater Love..di converso in negativo molte canzoni vengono invece letteralmente “ammazzate” dalla sovraesposizione degli spot cui sono associate (esempio che mi viene in mente La di Old Man River canzone testimonial di Wind.)
sarà sempre una questione intima e personale di gusti,tendenze e affinità, però spererei che il futuro della pubblicità sia quello di epurarsi dalle sue forme più stringenti e canoniche per diventare qualcosa di più,per riscoprirsi direi,visto che nella velocità della società di oggi si punta al riuscire a fissarsi nella mente dell’utente/consumatore,ma non si valuta secondo me con sufficiente attenzione il come ci si fissa e soprattutto il cosa si lascia a livello emozionale nella mente di chi alla fine fruisce dello spot.
complimenti comunque a tutti coloro che stanno scrivendo in questo post soprattutto perchè con immensa felicità ho potuto leggere varie menzioni dal testo di Kandiskij..sempre un immenso piacere.
Buon lavoro a tutti I-I !
October 22nd, 2007 at 5:54 pm
vorrei farvi vedere uno spot, che oltre a non far vedere l’oggetto da reclamizzare non ha nemmeno la colonna sonora ma soltanto dei rumori di vita quotidiana… http://it.youtube.com/watch?v=EIy2McANKF8&NR=1 io la trovo azzeccata in quanto il silenzio cattura la curiosità del telespettatore fino alla fine dello spot. Credo riesca a catturare l’attenzione anche di chi in quel momento non guardi direttamente la tv, impegnato ad esempio nel cucinare….
November 1st, 2007 at 12:12 am
Ciao a tutti! Mi chiamo Pablo, scrivo da Torino, ho 24 anni e studio Scienze della Comunicazione. Trovo molto accattivante la linea di pensiero di Italia Independent e sono da tempo attratto dal mondo della pubblicità e dai suoi meccanismi; ho letto il post sullo spot del gorilla e vorrei esporre il mio pensiero riguardo a questi tipi di pubblicità.
), sia da quello dei pubblicitari (che sono più gratificati se lo spot funziona pur essendo “genuino”…o no?), e sia da quello del brand che produce il prodotto in questione (che con una campagna semplice ma d’ effetto acquista fama imperitura…Mulino Bianco vi dice qualcosa?). Insomma, la pubblicità del gorilla che suona non mi è piaciuta per niente. Era molto meglio puntare sulle qualità del prodotto, senza tanti fronzoli che stimolano l’ attenzione del consumatore, ma che non gli fanno capire perchè è meglio comprare Cadbury invece di, che ne so, Kinder sorpresa.
Quante aziende hanno lanciato i propri prodotti con pubblicità totalmente “off topic”? Potremmo citare come esempio quelle case di moda che per reclamizzare i propri profumi si affidano ad immagini suggestive senza però approfondire le vere qualità del prodotto, dando più importanza al brand al fine di mettere in risalto l’ eventuale “prestigio” che si guadagna nell’ acquistare, in questo caso, il profumo. Trovo però che questa sia una “scorciatoia” piuttosto comune nella pubblicità di oggi… certo, ideare una campagna efficace senza la “canzone famosa”, la computer grafica e amenità varie è più difficile, ma è sicuramente meglio dal punto di vista sia del consumatore (personalmente le hit che sento in pubblicità supertrasmesse mi danno poi un senso di fastidio esasperato…
Buon lavoro!
November 17th, 2007 at 8:22 pm
Sempre per rimanere in tema:…é l’ultima provocatoria campagna pubblicitaria lanciata da un’agenzia belga per pubblicizzare il nuovo Eurostar superveloce che collega Bruxelles a Londra. Il più imbarazzante di una serie di manifesti, che in questi giorni coprono i muri delle più importanti città del Belgio, mostra uno skinhead inglese, probabilmente un hooligan, che urina in una tazza da tè.
November 17th, 2007 at 8:28 pm
Vista anch’io ( http://news.sky.com/skynews/article/0,,30100-1293138,00.html ).
Francamente mi sfugge il senso.
November 18th, 2007 at 5:53 am
anche a me, ma credo che oggi la pubblicità venga utilizzata più destare scalpore che diffondere un messaggio…
November 18th, 2007 at 3:44 pm
Il senso sfugge perchè non c’è…se proprio lo vogliono trovare, tirandolo per le orecchie, possono dire che vogliono dimostrare che, con il nuovo Eurostar, l’Inghilterra è proprio dietro l’angolo. Tutti gli altri significati che gli hanno attribuito ( Londra cosmopolita, pubblicità divertente, ecc. ) solo balle.
Di cattivo gusto ma certo..attira l’attenzione dei passanti, che sono sempre meno disposti a ragionare sulle pubblicità. Questione di punti di vista, e di scelte stilistiche ovviamente.
November 18th, 2007 at 5:12 pm
Noto che finalmente si dice ciò che da tempo stavo cercando di comunicare anche io: che la pubblicità spesso é maestra in senso negativo…… No comment al senso del caso specifico.
November 28th, 2007 at 3:40 pm
vengo a sapere che ci sarà questo evento…Creatives are bad!, è una mostra sulla comunicazione rifiutata o censurata, che espone i lavori mai pubblicati realizzati da agenzie e studi di progettazione italiani.La mostra credo sia molto interessante……un momento per riflettere e confrontarsi su problematiche comuni e per interrogarsi sui perché celati dietro i rifiuti dei clienti, mettendo in risalto, quindi, le questioni legate alla comunicazione tra committenti e creativi…l’appuntamento di Creatives are Bad! si svolgerà presso la sede Aiap a Milano in via Ponchielli 3, dal 5 al 21 dicembre…
November 28th, 2007 at 5:48 pm
Molto interessante, cercherò di farci un salto. Grazie per la dritta Paolo.
December 4th, 2007 at 4:05 pm
sempre in tema di pubblicità discutibili:…il messaggio promozionale scelto dalla località turistica di Airolo, in Svizzera punta su due donne sul punto di baciarsi su una pista da sci, come vinte da un’incontrollabile attrazione….Ma la campagna pubblicitaria, prevede due versioni: una più castigata per il Ticino, con la foto di due belle ragazze, una bionda e l’altra bruna, che si tengono per mano su una pista innevata in alta quota; l’altra più osé, per l’Italia, in cui le due modelle si baciano… la «versione per l’Italia» punta sul discutibile fascino di «andare in bianco» - che è anche lo slogan della pubblicità - con un maschio sullo sfondo che sta a guardare.
January 15th, 2008 at 3:32 pm
http://abduzeedo.com/amazing-2007-ads clikkate sul questo link di Abduzeedo ke stila una piccola classifica degli ads pubblicitari più divertenti del 2007, e i risultati mi sembrano davvero degni di nota…a me ha fatto morire dal ridere quella del durex…
April 20th, 2008 at 2:23 pm
Hello…I found your site via Yahoo! when i was searching for spike o dell, and this post regarding Gorilla nella nebbia (pubblicitaria) really sounds very interesting to me.. Thanks.