Nuove Geografie della Creatività

(di Antheus)

Vi voglio segnalare sul La Stampa di oggi due interessantissime pagine - la 20 e la 21 per la precisione - che contengono una serie di articoli sulle nuove mappe e sui nuovi significati della creatività oggi in Europa (purtroppo l’articolo finora non è online), argomento che sta molto a cuore a questo blog (Lapo ne parlò qui e qui).

L’inchiesta parte dalla storia di copertina del Der Spiegel in cui viene commentata la classifica delle città più creative in Europa risultante da una ricerca della Roland Berger: non più Londra, Parigi e Milano, ma le cosddette “second city” ovvero città di seconda fila che grazie alle dimensioni ridotte riescono a garantire terreno fecondo per nuove classi creative. Città come Tallinn che garantisce l’accesso gratuito ad internet come un diritto fondamentale del cittadino e dove bastano 72 ore per creare una start-up, come Amburgo che sta ristrutturando la parte del porto per costruire la nuova Filarmonica, come Amsterdam che ogni anno investe 50 milioni di euro per trovare nuovi talenti creativi e fabbricati vuoti da offrire loro o come Dublino che ha abbassato le tasse e recuperato il centro storico.

C’è anche una bell’intervista ad Aldo Cibic, architetto e designer che fece parte negli anni 80 del gruppo di Memphis con Ettore Sottsass, in cui si evidenzia il lato collettivo e, perchè no, ludico della creatività; Cibic sostiene che sia necessaria non solo una classe dirigente più lungimirante, ma anche un tessuto imprenditoriale forte che creda nell’innovazione e quartieri urbani in cui sia possibile far vivere l’arte. C’è poi un interessante reportage sulla situazione italiana purtroppo monopolizzata dal mito di Milano “talmente abbagliante da accecare tutto quello che sta attorno”. Ormai in Italia non si compra più il design, bensì il designer, la firma che si sostituisce al prodotto. Sotto tutto questo ci sta una situazione tipicamente provinciale in cui si “rinchiudono velleità e sogni in un cassetto”. In mezzo c’è poco o niente, anche perchè i finanziamenti latitano, gli spazi costano e ci sono poche occasioni di visibilità. Tra i rari casi positivi citati nell’articolo c’è quello del gruppo Esterni.

319 Responses to “Nuove Geografie della Creatività”

  1. luca Says:

    ma Mr. Cibic e’ un illuminato!?!
    cambiamo le poltrone! vi prego ! basta senatori e teniamoci gli imprenditori italiani , che sono senza nessun dubbio illuminati, che esportano il nostro design in tutto il mondo , che fanno milano la capitale mondiale del design, che fanno diventare per 5 gg la citta’ alla pari di tutte le grandi citta’ del mondo,e meglio, una volta all’anno; perche’ il resto dell’anno non e’ cosi!
    ” in italia non si rinchiudono i sogni nel cassetto, non nel design…si fanno cose nuove tutti i giorni” ma ripeto cortesemente , i protagonisti devono avere 35 anni , non piu’ 70 80 , ma siamo matti?
    guardatevi in giro, non facciamo come in politica con la creativita’…..
    rispetto , ci mancherebbe ,per i protagonisti per esempio di Memphis etc etc , dei maestri…ma poi andiamo avanti!!!!
    ciao

  2. Di Says:

    A proposito di creatività italiana nuova, giovane, frizzante…geniale, vi segnalo il sito della prima opera realizzata dal “Collettivo Diecizero” (anche se qualcuno ieri mi ha preceduto in un commento al post “Hip Manga”): http://www.diecizero.com
    Vi segnalo inoltre il link nel quale trovarete la recensione all’opera che compare nell’importante rivista d’arte Exibart.com: http://www.exibart.com/notizia.asp/IDNotizia/19547/IDCategoria/83
    ciao

  3. Antheus Says:

    Luca: Non credo che Cibic sia stato interpellato in quanto illuminato o talento nascente ( e ci mancherebbe..!) bensì come uno che ha vissuto quel momento collettivo creativo che era Milano negli anni 80 e che ora non c’è più. E devo dire che tral quelli della vecchia guardia è uno di quelli che si sbatte di più.
    Il salone del mobile è una cosa buona, ma è nato e promosso dalle aziende produttrici e non autonomamente dai talenti creativi. E poi è tutto concentrato tra i 5 gg

  4. luca Says:

    ti prego antheus parliamo di tutto ma non spariamo sul salone…e’ e deve essere intoccabile, e’ la cosa piu’ decente che c’e’ a milano , no way …parliamo di manga , creativita’ ,reloaded versions, nuove cose , ma questo no. e’ li, e’ finanziato dalle aziende ,dalla regione ,da tutti e trovi tutto.
    i talenti creativi il salone lo fanno, ed i giovani fanno il satellite, e teniamocelo stretto

    i talenti creativi nel design devono avere una azienda vicino , altrimenti non succede proprio nulla
    cheers

  5. Antheus Says:

    E chi spara sul salone.. Dico solo che l’euforia e l’eccesso di offerta di quei 5 giorni evidenzia ancora di più il vuoto dei rimanenti 360.

  6. luca Says:

    assolutamente non vero …dispiace…purtroppo antheus in questo caso non riusciamo proprio a trovarci.
    ciao!
    L.

  7. alessandra Says:

    “Cibic sostiene che sia necessaria non solo una classe dirigente più lungimirante, ma anche un tessuto imprenditoriale forte che creda nell’innovazione e quartieri urbani in cui sia possibile far vivere l’arte. C’è poi un interessante reportage sulla situazione italiana purtroppo monopolizzata dal mito di Milano “talmente abbagliante da accecare tutto quello che sta attorno”. Ormai in Italia non si compra più il design, bensì il disegner, la firma che si sostituisce al prodotto. Sotto tutto questo ci sta una situazione tipicamente provinciale in cui si “rinchiudono velleità e sogni in un cassetto”. In mezzo c’è poco o niente, anche perchè i finanziamenti latitano, gli spazi costano e ci sono poche occasioni di visibilità. ”

    ESATTO.
    centrato in pieno l’argomento.
    quello che sento mancare da parte dalla classe dirigenziale (non tutta spero) è proprio la voglia di scommettere su quelli che non sono i soliti cavalli sicuro vincenti,lo dicevo in un mio commento al post China Bug:la mancanza di concedere alle “nuove leve” che hanno “solo” la propria bravura ma zero accreditamento di sorta la possibilità di entrare nel mondo del lavoro,di farsi conoscere e far girare le proprie creazioni. guardando al futuro non si può non pensare che parte del futuro è già vivo e presente, e sto parlando di tutti i giovani creativi,designer,grafici e professionisti che devono immancabilmente entrare nelle maglie del mercato del lavoro,senza per questo però dover passare mesi se non anni a destreggiarsi nel dedalo infinito di colloqui,ricerche di opportunità e mancanza cronica di un budget minimo per dare vita a quello che sanno fare..mi stupisce sempre più a volte ad esempio girovagare per myspace e scoprire quanti e quanti ragazzi ci siano che da soli,con pochi soldi,cercano di farsi strada e riconosco in loro davvero talento.
    è avvilente per un giovane sapere che nonostante tutto lo sbattimento per una laurea e un master,scelte fatte e portate avanti liberamente,non sembri arrivare mai il momento in cui dire “ok,ora inizio a dimostrare cosa so fare davvero “..sentire che sia così evanescente il senso della possibilità di mettersi e farsi mettere alla prova,perchè sembra che manchi sempre 1 per arrivare a 100,c’è sempre qualcuno che guarda caso arriva davanti a te,soprattutto per chi decide di allontanarsi da casa e finisce con il trovarsi in una città dove le conoscenze sono poche e tutto si gioca sullo sbattimento personale.io non sono ancora stanca,ci mancherebbe,non immagino il mondo come il paese delle meraviglie,però trovo assurdo che sia così difficile per i giovani che scelgono di voler lavorare negli ambiti della creatività e anche comunicazione tanto per rimanere pertinenti ai temi trattati, di poter trovare un’azienda dove iniziare la gavetta,farsi le ossa e formarsi professionalmente dimostrando tutto quello che si è.
    riguardo al concetto quasi ludico della creatività ammetto che mi piacerebbe sentire molto più vivo e rintracciabile nella società il concetto di factory e iniziative del genere ,nel senso di ritrovare come eventuali opportunità di lavoro o stage organizzazioni o sezioni satellite ad aziende impegnate nella comunicazione e nella creatività declinata nelle sue diverse forme,dove giovani di profili professionali diversi possano formarsi supportati da strutture capaci di fornire loro mezzi e competenze idonee.veri e propri luoghi della creatività e comunicazione dove si sta per imparare,sviluppare le proprie capacità,lavorare e creare sinergie e interazioni in linea con il brand o l’azienda ospitante.idem per i comuni,che potrebbero giocarsi questa carta investendo sui giovani e riuscendo così anche a riqualificare zone urbane che purtroppo spesso restano dimenticate.

  8. Francesca Says:

    invece, grazie dei bei link!

  9. Di Says:

    Antheus e Luca: non mi sembra che le vostre posizioni siano inconciliabili!
    Il fervore che emerge dai vostri post testimonia che l’argomento sta molto a cuore ad entrambi!
    D’altro canto, come darvi torto!

    Secondo me occorre lavorare in maniera trasversale e continua, a livello sociale e culturale visto che il torpore in cui siamo caduti è anche e sopratutto causa del distacco e disinteresse dilagante da tutti gli argomenti che esulano dal facile, dall’immediato, dal già visto e già digerito ed approvato! Quest’atteggiamento genera una spirale di profonda cautela che va nella direzione esattamente opposta rispetto all’innovazione, alla creatività ed allo sviluppo.
    Il meccanismo poi è talmente perverso che si autoalimenta fino a giustificare in un certo qual modo,
    la “castrazione di opportunità, possibilità, mezzi”, operata da parte dei nostri amministratori e governanti (nonostante sia difficile accettare un simile atteggiamento).
    Ricordiamoci infatti che la molla che genera l’azione e la reazione dei politici non è tanto la lungimiranza (dote di cui pochi eletti, in generale, godono) bensì il consenso (per fortuna in qualche caso, ma spesso e volentieri, come in questo, purtroppo!!).
    Chiudo dicendo che l’unica speranza che abbiamo per rovesciare la non idilliaca situazione è smuovere le coscienze, le menti, le intelligenze di chi sa e chi può (ciascuno può e deve avere un ruolo) affinchè, monti un esponenziale atteggiamento di vero cambiamento che spazzi via il misero presente e disegni un più roseo futuro. In poche parole occorre una vera e propria rivoluzione culturale!
    Fantasie? Illusioni? Utopie? Dipende solo da noi!

    DI

  10. luca Says:

    scusate ma io vorrei capire dov’e’ l’immobilismo ed il torpore di cui stiamo parlando…
    a noi italiani piace tiraci un po’ la zappa sui piedi pero’ guardiamo un po meglio DI:
    AUTOMOBILI: PRIMI
    MODA: PRIMI
    DESIGN: PRIMI
    CUCINA: PRIMI
    TESSILE: PRIMI, CON MILLE DIFFICOLTA’
    TURISMO: NON LO SO , COMUNQUE TOP 5 FORSE?
    ETC ETC etc etc
    che poi si debba migliorare, che non ci si debba fermare e’ piu’ che giusto, chi si ferma e’ perduto no?
    l’unica cosa che non va purtroppo,ed e’ per questo che personalmente lavoro all’estero e’ che il nostro non e’ un sistema meritocratico, bensi l’opposto, e questo , ancora purtroppo manda per aria la classifica qui sopra .
    per il resto brava DI!

  11. alessandra Says:

    scusa Luca..
    detenendo dunque tutti questi primati,abilità ed eccellenze,mi spieghi come mai tanti come te scelgono di lavorare all’estero e non hanno invece avuto modo di inserirsi in Italia?
    forse perchè all’estero la meritocrazia conta e qui no? e ti pare poco?
    non si tratta di avere piacere di tirarsi la zappa sui piedi,al contrario c’è l’amarezza di sapere che qui in Italia la materia prima grigia c’è,ma non trova il modo di esprimersi! e non per pigrizia o mancanza di slancio,ma perchè manca una base di riferimento aperta a tutti a cui rivolgersi,manca la meritocrazia,manca l’investimento intellettuale ed economico sul nuovo e i nuovi professionisti,manca perchè si continua a livello dirigenziale e imprenditoriale la voglia di buttarsi e aprirsi al futuro,che significherebbe distaccarsi da tanti clichè legati a clienteralismo,investimenti sicuri e rischio quanto più basso possibile di esporsi al cambiamento.
    troppo facile dire siamo i migliori in questo e quello quando poi a muovere le carte sul tavolo sono sempre gli stessi e sempre con la stessa mentalità.
    non tutti possono,per esperienze di vita,bagaglio culturale e disponibilità economica decidere di prendere e andare a lavorare all’estero,soprattutto perchè per quanto scelta rispettabile e per carità in certi casi indipendente forse dalla glaciazione mentale in cui si trova l’Italia,la stessa sottrae elementi validi che se inseriti in un contesto tutto italiano,darebbero nuova linfa,energie e spunti al made in Italy stesso,inteso non solo come produzione a livello commerciale di beni,ma inteso proprio come capitale umano e mentale che tante volte invece sceglie di andare a vivere fuori Italia,dove i talenti e le professionalità vengono riconosciute anche se non si è amici di,figli di etc etc.
    non è autocommiserazione,però non basta dire “siamo i primi nel disegn,nella moda” ,ci vorrebbe un riscontro all’interno del meccanismo che muove industria,cultura e comunicazione.
    e dunque ci vorrebbe una rivoluzione e in questo sono pienamente daccordo con DI,una rivoluzione che può partire solo da chi oggi materialmente detiene il potere decisionale per dare alla società un cambiamento culturale e di riflesso nel mondo del lavoro.
    è una questione di potenzialità che vengono congelate da una mentalità stantia che sinceramente penso proprio debba cambiare.

  12. luigi f. Says:

    credo che la genesi dei problemi legati alla creatività sia intimamente connesso al problema relativo alla “crisi demografica” del nostro paese.
    L’Italia è chiaramente vittima del decadentismo tipico dei paesi vecchi.
    Vi è per vero ancora qualche segnale positivo, ma rimangono pochi e isolati.
    Qualcuno non diceva che la creatività è più agevole da trovare nelle menti giovani e fresche?
    Ma i giovani dove sono in Italia?
    Sono pochi, mal pagati e bistrattati.
    Un paese vecchio è destinato a morire!
    Ragazzi sveglia: facciamo figli!

  13. luca Says:

    @alessandra…lavoro all’estero perche’ ho avuto una bella occasione lavorativa e di crescita…e’ molto molto semplice
    in italia, al momento , difficilemente hai buone occasioni lavorative.
    tutto qui , nulla di complicato.per il resto la penso come te

  14. niki mckey Says:

    Siamo qui come sempre a parlare di creativita’ e di creativi nonostante in italia scarseggi ancora sott un certo profilo culturale il poter aprezzare quelli che sono i veri risultati delle nuove generazioni creative che crescono.
    Si parla tanto di managennament legato alla creativita ma mancano ancora le strutture per offrire ai creativi dei veri e propi servizi integrati che permettano loro non di effetturare un semplice start up ma come dicevi tu di rendersi visibili.
    Io penso che e’ il prodotto che parli della persona che lo ha ideato ma qui in italia non ci sono ancora stati casi se non nell architettura di dar modo ai creativi di poter mettere in mostra le propie capacita’ ci sono incubatori di idee in italia forse? e’ di questo che stiamo parlando ovvio si contano sulle dita di una mano e per poter entrare a far parte di queste strutture spesso ci vuole un badget disumano.
    Costi costi e ancora costi che i creativi non posso affrontare creativita e managenament non vanno daccordo ovvero se uno e’ un creativo non puo essere manager e se uno e’ manager non puo essere creativo l unica linea sottile che spezza questo paradigma e per chi si sinteressa di marketing dove il managenamente e la creativi sono due ingredienti che vanno mixati inseme solo in alcune eccezzioni.
    Ho abitato ad Amsterdam sono stato a Londra e spesso penso a quali opportunita si sono sprecate con me a rientrare in italia dove la situazione ristagna e non ci sono possibilita di crescita per chi ha le idee e non le risorse.
    Non voglio stare qui a citare alcuni casi di creativi che hanno avuto successo e non voglio star qui sempre a bastonare il sistema italia ma le cose non vanno e un perche c’e’ non ce spazio per un pensiero rinnovato e moderno sara la sindrome di leopardi o sara il fatto che in italia siamo stufi di avere tutta questa creativita che non sboccia o che ci ha bombardato per secoli e da sempre si vede che nel dna degli italiani ma di chi fa business intendo ce ancora un obsoleto modo di pensare al business dove tutti puntanto ai risultati ma sperando che questi arrivino seguendo il classico iter all italiana fatto di conoscenze e di contatti di pubbliche relazioni con i soliti quatrro gatti che senza raccomandazioni non ti aprono neanche la porta.
    Funga di menti fuga di creativi fuga ma che cosa non funizonera?
    made in italy 2.0 speriamo tra una decina di anni quiando le aziende avranno saturato le loro risorse e ci sara bisogno di qualcosa di nuovo e innovativo quando i clienti inizieranno ad avere esigenze differenti e vorranno qualcosa di piu’ almeno per alcune generazioni di clienti sara cosi’ ma per le nuove generazioni come sara’ chi lo puo sapere?
    Siamo vecchi o siamo nuovi e i nostri metodi quali sono?
    sara sufficente fare una ricerca di mercato per capire cosa vuole il pubblico o si respira gia nell aria?
    scrivo sempre il mio parere su questo blog perche ce chi ha gia fiutato quello che sara il futuro dei prodtti e del made in italy saranno i prodotti personal belongings ad avere la meglio anche secondo me allora si che quando tutti se ne accorgeranno necessiteranno di risorse nuove e non la solita trippa per gatti e li si che sara la creativita’ a fare la differenza ?
    Niki Mckey

  15. andrea squinobal Says:

    @ alessandra: purtroppo e dico purtroppo condivido pienamente il tuo post. Troppi giovani non riescono a trovare un punto d’inizio per intraprendere la propria professione…la strada è sempre in salita a scapito dei soliti nomi, che accrescono ogni giorno i propri curriculum vitae e non permettono nessun spiraglio alle nuove leve. Possiamo fare molti esempi e investigare nei vari collegi o professioni, ma il risultato non cambierebbe…

    Arriverà un giorno dove i VERI capaci (con questo non dico che le vecchie generazioni non lo siano) riusciranno a farsi strada??? Io per l’età che mi ritrovo non posso smettere di sperare, anche se i soliti ” figli d’arte” o gli immanicati continuo a vederli davanti a me !!!!!!!

  16. ALESSANDRO 33 ANNI DA ROMA Says:

    caro Lapo in italia non viene valorizzato piu’ nulla e noi givani dobbiamo subire questo vecchiume che c’e’ e che non scomparira’ mai.. vai forte porta avanti l’italia nel mondo con I-I e vedrai che qualcosa forse si riuscira’ a scrdinare.. Vorrei mettere alla vosrta(azienda) attenzione delle idee di made in italy.. x chiarimenti cont. in email.. ciao da roma

  17. niki Says:

    Consiglio a Voi tutti, di visitare il sito di una mostra spettacolare organizzata a Berlino. Mette a confronto le 2 metropoli più top del momento (almeno per me), NY versus Berlino.
    http://berlin-newyork.hkw.de/
    Se poi, avete la fortuna di vedere dal vivo questa mostra, meglio ancora…..!
    Anzi, ho un’idea. Potremmo organizzare un tour, per tutti i follower di I-I.
    Lavoro per una comapgnia aerea, potrei avere una tariffa gruppo molto conveniente. Basta essere non meno di 13 persone. Potremmo essere il primo Tour-Group itinerante di I-I. Avere una bella T-shirt nera I-I e fare un cult group, uniti dagli stesso interesse: cultura del made in Italy
    Che ne dite ragazzi?
    niki

  18. Antheus Says:

    Niki, grazie per la segnalazione della mostra e ancor di più per la tua proposta
    E’ un’ottima idea
    La terremo sicuramente presente.
    A_._

  19. Guido Miragoli Says:

    Gentili Signori,
    mi diletto nella lavorazione ARTIGIANALE del cuoio e di altri materiali, ” per artigianale intendo una lavorazione che conosce solo il lavoro delle mani”
    Sarei felice di poter contattare l’Azienda di Lapo per far conoscere i miei lavori; potete aiutarmi fornendomi la possibilità di avere un contatto?

    Una prima visibilità dei miei lavori potete averla visitando il mio sito

    Grazie, un cordiale saluto

    Guido Miragoli

  20. Paolo Convertito Blasio Says:

    MAgari una bella t-shirt bianca con il logo italiaindependent scritto in corsivo tutto attaccato nella prima parte di un colore più scuro e nella seconda più chiaro o viceversa, o ancora scritto in tante lingue, o ancora nascosto tono su tono. ciao antheus

  21. ALESSANDRO 33 ANNI DA ROMA Says:

    NIKI BELLA IDEA.. IO CI SONO LA MIA E-MAIL E’ ALESSANDROBOTT@LIBERO.IT… FATEMI SAPERE

  22. alessandra Says:

    @Niki: la tua offerta è davvero molto gentile.e senz’altro un grazie anche solo per il pensiero ci sta tutto.
    per l’eventuale t-shirt da indossare a vessillo di un movimento non solo umano ma soprattutto di menti,teste e spiriti devo dire che come idea non è male.
    a questo punto,azzardo per azzardo,si potrebbe tradurre sulla t-shirt I-I in una serie di simboli davanti e dietro il link del sito.
    azzardando ancora di più esperanto sul fronte e link del sito stampato dietro.

    trovo tutta questa fucina di spunti e pareri il panorama più interessante che sto leggendo ultimamente on-line.
    goodnight o goodmorning to everyone.

  23. cocci Says:

    Lapo però un pò costosi gli occhiali. Me li regali?
    Io ti regalo i miei disegni :))) Se vuoi puoi farne una collezione.ciao, cocci

  24. Simone Says:

    Pegah Emambakhsh è una donna che è fuggita dall’Iran per rifugiarsi a Londra in quanto rea di essere niente poco di meno che lesbica in un paese musulmano.
    Ora il governo Inglese vuole rispedirla in Iran in quanto ”non può fornire prove fotografiche della sua omosessualità”.
    La sua sorte dunque è decisa:lapidazione.
    Per provare a salvarla inviate una mail con nome,cognome e nazione a savepegah@gmail.com con oggetto ‘’save Pegah”.
    Domani dovrà essere rimpatriata,fermiamoli.

  25. Finder Says:

    Questo sito di I-I mi ricorda fin troppo il sito Momodesign.com…no?

  26. SMALLS Says:

    Leggo con piacere queste pagine che parlano di nuove geografie della creatività…
    Cinque anni fa mi sono recato a Tallin per un viaggio di lavoro e ho potuto ammirare la bellezza di questa gente.
    La forza dei giovani di crescere è immensa, così come riscontrato in gran parte dei paesi Baltici.
    Pensate solo che in Estonia, chi ha meno di 45 anni, parla perfettamente Estone, Russo, Finlandese, Inglese, molti anche il tedesco.
    Internet era in wireless totale in tutta la città di Tallin, già cinque anni fa.
    Sapete cosa vuol dire ???
    Significa affacciarsi al resto del mondo senza viaggiare (spesso non possono permetterselo), capire cosa ci sta accadendo attorno, cosa pensano i nostri pari cinesi, piuttosto che peruviani…..o sud africani…
    Ci permette il più grande lusso, che grazie all’evoluzione tecnologica, non ha prezzo,
    IL METTERCI A CONFRONTO.
    La cosa che più mi rattrista del vivere l’Italia, è dover assistere ad uno spreco totale di tempo.
    Ma è possibile che noi ITALIANI, capaci di idolatrare personaggi completamente inventati e imposti, che nulla hanno da offrire in termini di creatività, talento, energia, abbiamo bisogno di un blog per poter parlare in modo essenziale e deciso di realtà come TALLIN, SHANGHAI, ZAGABRIA, LJUBIANA, la SPAGNA, SYDNEY, totalmente all’avanguardia con il mondo che stiamo vivendo…..???
    La risposta è si !
    Si perché ce lo meritiamo,
    si perché noi ci ammucchiamo in greggi, come le pecore, perché abbiamo paura di camminare da soli,
    il solo fatto di andare a cena a 20 km da casa propria ci riempie di paura.
    La paura di non essere all’altezza di un confronto ci spinge a far parte del gruppo dove tutto e tutti si confondono.
    E’ per questo che si acquistano i designer e non più il design, perché in una realtà sociale piena di opacità, le personalità sfumano così come i gusti individuali ed i talenti o potenziali tali.
    Quel famoso confronto, non siamo minimamente in grado di reggerlo, perché non abbiamo nemmeno l’ombra di un argomento da mettere a diposizione del nostro interlocutore, sia esso virtuale o reale…

    Viaggiamo di più,
    e se andate a NY, non andate a vedere la statua della libertà o il solito Ralph Lauren in Madison,
    ma camminate tutto il giorno fino a quando siete stanchi… e tra un Martini e una diet coke, forse avrete la fortuna di conoscere un cameriere/a che ha visto molto più di tutti noi e che soprattutto ha un sogno da inseguire….e forse ce la farà grazie alla creatività….

    Un abbraccio a tutti quelli che hanno ancora un po di voglia
    Grazie per lo spazio….

    p.s. Spero di non aver fatto errori, ho scritto di getto….OOPS

    SMALLS

  27. Dario Says:

    Ho letto con immenso piacere il messaggio di SMALLS; purtroppo chi conosce un pò il mondo perchè ha viaggiato per lavoro o per piacere si ritrova a parlare di provincialismo italiano. Ci sono persone nel mondo che pur facendo lavori umili sono molto più internazionali di pseudo personaggi/vip/grandifratelli/fantocci italiani che bucano ogni tipo di media e ci sommergono con le loro asfittiche realtà.
    Mi sembra che l’Italia stia vivendo un periodo, ormai troppo lungo, di recessione culturale che ci sta allontanando dai fasti cultrali ed economici che hanno contraddistinto il bel paese, la nostra Italia, per quasi 2 millenni. Vedo poche persone che vogliono fare, creare, distinguersi dalla folla, fare dell’Italia quello che veramente è. Basterebbe veramente poco per iniziare a bloccare la discesa, partire dalle banalità, partire dal rispettare il prossimo e l’ambiente: perchè bruciare boschi, perchè gettare cartacce per terra? Perchè si passa con il rosso? Perchè l’italiano si accorge che ha rispetto per gli altri e per il verde appena attraversa la fontiera ci Como-Chiasso? Oggi leggevo sul Corriere della Sera - Milano che pur essendoci il divieto di accedere al Duomo in conottiere e fare fotografie, tutti fanno quello che vogliono senza che nessuno intervenga, oppure del degrado della Pinacoteca di Brera.
    Ritengo, per quel che ho letto, che le idee di I-I siano fantastiche e spero che farete molto per rispettare ciò che vi siete prefissati, magari anche attraverso i pareri del blog.
    Sono orgoglioso di essere italiano.
    Grazie a tutti per l’attenzione.
    Ciao

  28. ALESSANDRO 33 ANNI DA ROMA Says:

    SMALLS BEL MESSAGGIO… PURTOPPO QUESTA E’ L’ITALIA E CHI CI GOVERNA NON DARA’ MAI LA POSSIBILITA’DI NON POTER”CONTROLLARE” COSA SIAMO IN GRADO DI FARE NEL MONDO PER PAURA APPUNTO DI NON REGGERE IL CONFRONTO MA COSI’ CI UCCIDONO E UCCIDONO IL NOSTRO SVILUPPO E LA NOSTRA ECONOMIA… E POI CI SI LAMENTA.. QUESTA E’ CIME UNA PICCOLA OASI UN’ISOLA FELICE PURTOPPI X MOLTI DI NOI QUESTE RESTERANNO SOLO PAROLE ALMENO IN I-I C’E’ QUALCUNO CHE INVECE CI PORTERA’ UN PO’ FUOIRI DAGLI SCHEMI E QUESTO ANCHE GRAZIE A LAPO.. CIAO

  29. Paolo Convertito Blasio Says:

    belli gli spot in home ma su uno c’è un errore di trascrizione..”trovoiamo”…

  30. Anna Maria Says:

    Dispersa ma non perduta nelle “geografie della creatività”, segnalo qui, come in un Eden riconquistato, un tassello di estro: è di Maurizio Galimberti.

    http://www.mauriziogalimberti.it/ritratti/imagepages/mdi23.htm

    Mi piace l’idea di parte declinata in un mosaico dove tutto è indispensabile perchè l’intero appaia.
    Nessuno, in fondo, è tanto utile quanto l’unico indispensabile.

    Bella questa immagine di te, Lapo
    Tu come un’interminabile eco

    Anna Maria

  31. Paolo Convertito Blasio Says:

    Volevo segnalarvi Urban Cup Holder, progetto di Up To You, è uno speciale appendino in plastica che si può utilizzare in diversi modi e soprattutto in diversi luoghi. Anche per esempio vicino a un palo della luce o vicino le strutture di attesa dell’autobus.
    L’obiettivo primario di Urban Cup Holder è quello di avvicinare le persone agli elementi che compongono le città e di invitarli a ricrearsi dei propri spazi urbani anche se temporanei.
    Questo speciale “gancio” si può utilizzare per reggere la propria tazza di caffè bollente mentre si aspetta l’autobus, ma può anche reggervi il cappotto o una borsa, magari per consentirvi di svolgere qualche altra attività. Credo sia una bella idea che difficilmente vedremo in Italia, ma non è detto che ciò sia impossibile!

  32. Paolo Convertito Blasio Says:

    Da qualche tempo gli chandelier in plexiglass hanno fatto il loro ingresso nel mondo del design e sembrano aver ricevuto un buon riscontro di pubblico e di critica.Alcuni sono veramente molto belli e scenografici, come quelli prodotti da Incidence: uniscono le caratteristiche della tradizione più antica alla versatilità ultra moderna del plexiglass.
    Colori accesi e design raffinato contraddistinguono questi splendidi chandelier che hanno anche il pregio di essere alla portata di tutti…infatti, il costo si aggira attorno ai 38 euro! Questo è l’esempio di come è possibile coniugare il passato con il presente..sono sempre affascinato dai contrasti tra vecchio è nuovo in quanto è solo l’esempio di come il tempo è inutile rispetto alla bellezza di una idea partorita dal genio creativo…pensiamo ai telefoni Ericofon o alla Vespa..sono nati entrambi molti anni fa ma sono incredibilmente attuali…

  33. Antheus Says:

    uhuh, paolo. Fuochino, fuochino…

  34. Paolo Convertito Blasio Says:

    L’arte urbana riserva sempre grandi sorprese. Se nelle nostre città siamo abituati al cemento anonimo di molte opere, in molte città ci sono artisti che realizzano vere opere d’arte sempre visibili come tombini che fumano o rivisitazione di quei famosi panettoni orribili. Non semplici da realizzare ma che in alcuni casi diventano casi di successo artistico come a Londra Bansky che io adoro proprio per la sua irriverenza, infatti nessuno sa che faccia abbia. Mi auguro che in futuro ci sia maggiore sensibilità nel disegnare le città considerando che oggi in italia si pensa solo a inondarle di cemento triste che non fa altro che peggiorare le relazioni sociali.

  35. beam decanters general jim train Says:

    etqpy

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