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	<title>Comments on: China Bug</title>
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	<description>Il blog di Italia Independent</description>
	<pubDate>Thu, 17 May 2012 12:56:16 +0000</pubDate>
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		<title>By: evelyn</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-2545</link>
		<dc:creator>evelyn</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2007 14:45:35 +0000</pubDate>
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		<description>Che dire....noi stiamo puntando tutto sulla manifattura italiana...all'estero è un lusso..sembra che per gli italiani sia quasi indifferente....www.purolino.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che dire&#8230;.noi stiamo puntando tutto sulla manifattura italiana&#8230;all&#8217;estero è un lusso..sembra che per gli italiani sia quasi indifferente&#8230;.www.purolino.it</p>
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		<title>By: Roby82</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1069</link>
		<dc:creator>Roby82</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 09:13:57 +0000</pubDate>
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		<description>Alessandra...ci sposiamo? ;)) scherzi a parte...condivido!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandra&#8230;ci sposiamo? ;)) scherzi a parte&#8230;condivido!</p>
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		<title>By: alessandra</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1063</link>
		<dc:creator>alessandra</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2007 01:41:20 +0000</pubDate>
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		<description>Riccardo ma parlavi di me? wow =)
scherzi a parte,mi sono letta tutto quello che avete scritto riguardo questo post e sono della personale opinione che fatti come quelli della Mattel siano l'effetto dell'isteria per le super produzioni a basso costo e ritmi produttivi esagitati.
le condizioni di lavoro della mano d'opera in cina o india penso siano ben presenti a ciascuno di noi,solo che ci si riflette o se ne parla di più quando fatti di cronaca illuminano il problema.
il punto è che i titolari di alcuni aziende soprattutto medio grandi hanno lentamente deferito la produzione dei propri prodotti a stabilimenti in cina o india per trarre guadagni superiori a parità di unità prodotte,organizzando peraltro l'intera filiera produttiva in modo tale da nn consentire a chi vince l'appalto per le produzioni di specializzarsi nella confezione dell'intero bene,ma facendo specializzare e produrre (ad esempio pensiamo ad una bambola )gli occhi ad uno stabilimento,gli arti ad un altro e i vestiti ad un terzo,così da non mettere nelle mani di uno solo tutte le componenti evitando così di crearsi un proprio potenziale concorrente "in casa".
questo abbassa notevolmente le garanzie sui controlli di qualità,soprattutto pensando a quanto sia contrattabile con i governi locali l'abbassamento dei regimi dei controlli a fronte di pagamenti di somme di denaro,leggasi "tangenti".
è un meccanismo marcio,esasperato che per forza di cose finisce col produrre queste aberrazioni al sistema,che arrivano alla cronaca ma in realtà vivono una quotidianità che si ripete per ogni stabilimento produttivo disseminato in paesi come Cina india bangladesh e sud africa,capaci di fornire una forza lavoro numericamente elevatissima,che vive in assenza di sindacati e vive soprattutto per lavorare e guadagnare anche una miseria capace di ridurre la miseria in cui queste popolazioni vivono.
uno scempio.che si ritorce e ritorcerà a boomerang verso tutte quelle aziende che hanno anteposto a tutto compresa l'etica il Dio denaro.
e spero vivamente anche io che il made in italy riesca a ritornare sano e forte,visto che anche io come tanta altra gente sa quanto valore abbia ciò che sappiamo fare,produrre,inventare,,però tutti questi talenti dovranno imparare la strada che obbliga anche al sacrificio del guadagno facile per premiare invece la qualità.della serie che può volerci tanto o poco a seconda della storia di ciascun brand a costruire un nome solido e rispettato ,ma quello che conta è saperlo mantenere e soprattutto sapere che basta pochissimo perdere tutto quanto.
penso spesso anche io che il made in italy valga tantissimo,che ci sono creativi,giovani designer di moda,arredamento,calzature,borse e accessori che purtroppo non riescono a trovare il giusto spazio e qualcuno che creda nelle loro capacità,perchè la scommessa più grande è trovare un'azienda,persone capaci di guardare un tantino più in là del guadagno e dell'investimento sicuro e redditizio, per guardare al costruire qualcosa di solido,vivace e di classe,stile valore capace di essere esportato e di dare onore meritato al made in italy.
mi deprima e rattrista pensare alla famosa fuga dei cervelli,intesa come esodo e scelta di tanti giovani che nn trovano qui terreno fertile per creare interazioni e sinergie tali per costruire e produrre ciò che sanno fare e bene.
spero ci sia un'evoluzione in questo,nonostante proprio ora e con fatica stia iniziando personalmente a buttarmi e scontrarmi con il mercato del lavoro di cui riesco a cogliere dinamiche,vizi e pigrizie mentali..perchè italians do it better non penso proprio sia solo una frase che Madonna portava stampata su una t shirt negli anni 80.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riccardo ma parlavi di me? wow =)<br />
scherzi a parte,mi sono letta tutto quello che avete scritto riguardo questo post e sono della personale opinione che fatti come quelli della Mattel siano l&#8217;effetto dell&#8217;isteria per le super produzioni a basso costo e ritmi produttivi esagitati.<br />
le condizioni di lavoro della mano d&#8217;opera in cina o india penso siano ben presenti a ciascuno di noi,solo che ci si riflette o se ne parla di più quando fatti di cronaca illuminano il problema.<br />
il punto è che i titolari di alcuni aziende soprattutto medio grandi hanno lentamente deferito la produzione dei propri prodotti a stabilimenti in cina o india per trarre guadagni superiori a parità di unità prodotte,organizzando peraltro l&#8217;intera filiera produttiva in modo tale da nn consentire a chi vince l&#8217;appalto per le produzioni di specializzarsi nella confezione dell&#8217;intero bene,ma facendo specializzare e produrre (ad esempio pensiamo ad una bambola )gli occhi ad uno stabilimento,gli arti ad un altro e i vestiti ad un terzo,così da non mettere nelle mani di uno solo tutte le componenti evitando così di crearsi un proprio potenziale concorrente &#8220;in casa&#8221;.<br />
questo abbassa notevolmente le garanzie sui controlli di qualità,soprattutto pensando a quanto sia contrattabile con i governi locali l&#8217;abbassamento dei regimi dei controlli a fronte di pagamenti di somme di denaro,leggasi &#8220;tangenti&#8221;.<br />
è un meccanismo marcio,esasperato che per forza di cose finisce col produrre queste aberrazioni al sistema,che arrivano alla cronaca ma in realtà vivono una quotidianità che si ripete per ogni stabilimento produttivo disseminato in paesi come Cina india bangladesh e sud africa,capaci di fornire una forza lavoro numericamente elevatissima,che vive in assenza di sindacati e vive soprattutto per lavorare e guadagnare anche una miseria capace di ridurre la miseria in cui queste popolazioni vivono.<br />
uno scempio.che si ritorce e ritorcerà a boomerang verso tutte quelle aziende che hanno anteposto a tutto compresa l&#8217;etica il Dio denaro.<br />
e spero vivamente anche io che il made in italy riesca a ritornare sano e forte,visto che anche io come tanta altra gente sa quanto valore abbia ciò che sappiamo fare,produrre,inventare,,però tutti questi talenti dovranno imparare la strada che obbliga anche al sacrificio del guadagno facile per premiare invece la qualità.della serie che può volerci tanto o poco a seconda della storia di ciascun brand a costruire un nome solido e rispettato ,ma quello che conta è saperlo mantenere e soprattutto sapere che basta pochissimo perdere tutto quanto.<br />
penso spesso anche io che il made in italy valga tantissimo,che ci sono creativi,giovani designer di moda,arredamento,calzature,borse e accessori che purtroppo non riescono a trovare il giusto spazio e qualcuno che creda nelle loro capacità,perchè la scommessa più grande è trovare un&#8217;azienda,persone capaci di guardare un tantino più in là del guadagno e dell&#8217;investimento sicuro e redditizio, per guardare al costruire qualcosa di solido,vivace e di classe,stile valore capace di essere esportato e di dare onore meritato al made in italy.<br />
mi deprima e rattrista pensare alla famosa fuga dei cervelli,intesa come esodo e scelta di tanti giovani che nn trovano qui terreno fertile per creare interazioni e sinergie tali per costruire e produrre ciò che sanno fare e bene.<br />
spero ci sia un&#8217;evoluzione in questo,nonostante proprio ora e con fatica stia iniziando personalmente a buttarmi e scontrarmi con il mercato del lavoro di cui riesco a cogliere dinamiche,vizi e pigrizie mentali..perchè italians do it better non penso proprio sia solo una frase che Madonna portava stampata su una t shirt negli anni 80.</p>
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	<item>
		<title>By: luigi f.</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1054</link>
		<dc:creator>luigi f.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 11:09:28 +0000</pubDate>
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		<description>per mg
ora ho capito, sei stato molto più chiaro.
ps. in cina ci vivo per qualche periodo ogni anno</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per mg<br />
ora ho capito, sei stato molto più chiaro.<br />
ps. in cina ci vivo per qualche periodo ogni anno</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Riccardo</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1045</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 15:52:21 +0000</pubDate>
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		<description>L'unica cosa che mi viene da dire è che il problema della Cina è delicatissimo e difficilissimo da affrontare. La politica internazionale ha questa patata bollente che prima o poi dovrà affrontare. 
Io non mi sono ancora fatto un'idea. Non ho ancora una visione globale,e dovrò ancora documentarmi e ragionare molto prima di esprimere un giudizio. Lancio alcuni punti che mi fanno riflettere,punti contrastanti :
- regime totalitario: censura,uccisioni sommarie,torture sono all'ordine del giorno. Affinchè capiate di cosa parlo:http://www.clearharmony.net/
Questo però non ha toccato il nosto buon cuoricino finchè lavoravano per noi. Il cinciullà lavolava per due soldi e ci faceva comodo non vedere il perchè.
- poi il cinesino si è rotto e si è messo in proprio con le nostre tecnologie. E ora produce copie spesso identiche dei nostri prodotti
- ora lo scandalo è scoppiato. Ma lo scandalo vero è che lo scandalo è sempre esistito.

e qui mi fermo. Il resto si è detto.
Ho idee contrastanti. Da un lato credo che i governi come il nostro dovrebbero abbassare le tasse per poter competere con gli altri mercati. Dall'altro mi piace pensare che il boom economico della Cina la porterà prima o poi a diventare un paese migliore.
Non so.

a me piacerebbe leggere qualche illuminante intervento di Alessandra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;unica cosa che mi viene da dire è che il problema della Cina è delicatissimo e difficilissimo da affrontare. La politica internazionale ha questa patata bollente che prima o poi dovrà affrontare.<br />
Io non mi sono ancora fatto un&#8217;idea. Non ho ancora una visione globale,e dovrò ancora documentarmi e ragionare molto prima di esprimere un giudizio. Lancio alcuni punti che mi fanno riflettere,punti contrastanti :<br />
- regime totalitario: censura,uccisioni sommarie,torture sono all&#8217;ordine del giorno. Affinchè capiate di cosa parlo:http://www.clearharmony.net/<br />
Questo però non ha toccato il nosto buon cuoricino finchè lavoravano per noi. Il cinciullà lavolava per due soldi e ci faceva comodo non vedere il perchè.<br />
- poi il cinesino si è rotto e si è messo in proprio con le nostre tecnologie. E ora produce copie spesso identiche dei nostri prodotti<br />
- ora lo scandalo è scoppiato. Ma lo scandalo vero è che lo scandalo è sempre esistito.</p>
<p>e qui mi fermo. Il resto si è detto.<br />
Ho idee contrastanti. Da un lato credo che i governi come il nostro dovrebbero abbassare le tasse per poter competere con gli altri mercati. Dall&#8217;altro mi piace pensare che il boom economico della Cina la porterà prima o poi a diventare un paese migliore.<br />
Non so.</p>
<p>a me piacerebbe leggere qualche illuminante intervento di Alessandra.</p>
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	<item>
		<title>By: Roby82</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1039</link>
		<dc:creator>Roby82</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 09:51:26 +0000</pubDate>
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		<description>Io punto tutto sul made in Italy. La globalizzazione ha portato molti vantaggi ma ora stanno venendo fuori anche quelli che sono gli svantaggi e non sono pochi. Ora non è detto che questo discorso riguardi esclusivamente Nokia e Mattel, ma mi sembra di notare che si vada sempre di più verso una perdita di valore del prodotto a vantaggio solo del risparmio di qualche euro. Quindi secondo me, da italiano, dobbiamo si tenere le porte aperte al commercio straniero ma non dimenticare che i prodotti italiani sono molto buoni soprattutto in ambito dell abbigliamento. E cercare di non perdere troppo la nostra identità anche in queste cose che magari agli occhi dei più possono sembrare banali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io punto tutto sul made in Italy. La globalizzazione ha portato molti vantaggi ma ora stanno venendo fuori anche quelli che sono gli svantaggi e non sono pochi. Ora non è detto che questo discorso riguardi esclusivamente Nokia e Mattel, ma mi sembra di notare che si vada sempre di più verso una perdita di valore del prodotto a vantaggio solo del risparmio di qualche euro. Quindi secondo me, da italiano, dobbiamo si tenere le porte aperte al commercio straniero ma non dimenticare che i prodotti italiani sono molto buoni soprattutto in ambito dell abbigliamento. E cercare di non perdere troppo la nostra identità anche in queste cose che magari agli occhi dei più possono sembrare banali.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: m.g.</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1038</link>
		<dc:creator>m.g.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 08:14:19 +0000</pubDate>
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		<description>1) per convezioni di produzione intendo quegli accordi, spesso ricalcati su norme internazionali del commercio (diritti di stabilimento, libertà di sfruttamento, impatto ecologico sull'ambiente...), che la multinazionale di turno fa con i governi del posto, allo scopo di insidiarsi e ottenere aiuti o permessi. spesso queste convenzioni consistono in "tangenti" elargite ai governi locali.  - per questo parlavo di semplicità e convenienza -. 
2) le norme standard sulla qualità sono (in breve) quelle che stabiliscono il diritto del consumatore a sapere determinate qualità del prodotto (l'originalità, la provenienza..). esmpi sono: UNI EN ISO 9001: 2000, Regolamento CE 510/2006. il fatto di produrre all'estero permette di "aggirare" alcune norme sulla qualità poste a tutela e del consumatore e del sistema concorrenziale. 
3) "privilegia tutti" : tutti - mi sembrava ovvio - a parte i lavoratori sfruttati. quello che mi chiedi di chiarire è detto nella frase dopo. in sintesi, volevo solo dire che un tale status quo in fondo trova l'accondiscendenza generale, fin'anche del consumatore. (- comunque, caro luigi f. non pensare che anche il singolo lavoratore sia così scontento della situazione. ovvio, se si guarda la cosa da un punto di vista occidentale lo sfruttamento è sbagliato e disumano - ma tante cose che si dicono hanno molti, troppi risvolti politici - ; ma prova ad andare in una fabbrica in Cina o India a sentire che cosa ti dicono gli operai). 
CON LA FRASE PRECEDENTE VOGLIO SOLO FORNIRE UN PUNTO DI VISTA DIVERSO, NON VORREI ESSERE TACCIATO DI ESSERE D'ACCORDO CON LO SFRUTTAMENTO. (lo scrivo così anche per luigi f. è chiaro). 
4) se mi rileggi anche io la penso come te; quello che volevo dire è che spesso si sente la frase " se non producessimo in Cina, India o... il prodotto che a te consumatore oggi costa 10, costerebbe 100". il che, come cercavo di dire, non è vero!! il problema è che questa è opinione diffusa, al punto che il consumatore pensa di essere privilegiato da questo status quo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>1) per convezioni di produzione intendo quegli accordi, spesso ricalcati su norme internazionali del commercio (diritti di stabilimento, libertà di sfruttamento, impatto ecologico sull&#8217;ambiente&#8230;), che la multinazionale di turno fa con i governi del posto, allo scopo di insidiarsi e ottenere aiuti o permessi. spesso queste convenzioni consistono in &#8220;tangenti&#8221; elargite ai governi locali.  - per questo parlavo di semplicità e convenienza -.<br />
2) le norme standard sulla qualità sono (in breve) quelle che stabiliscono il diritto del consumatore a sapere determinate qualità del prodotto (l&#8217;originalità, la provenienza..). esmpi sono: UNI EN ISO 9001: 2000, Regolamento CE 510/2006. il fatto di produrre all&#8217;estero permette di &#8220;aggirare&#8221; alcune norme sulla qualità poste a tutela e del consumatore e del sistema concorrenziale.<br />
3) &#8220;privilegia tutti&#8221; : tutti - mi sembrava ovvio - a parte i lavoratori sfruttati. quello che mi chiedi di chiarire è detto nella frase dopo. in sintesi, volevo solo dire che un tale status quo in fondo trova l&#8217;accondiscendenza generale, fin&#8217;anche del consumatore. (- comunque, caro luigi f. non pensare che anche il singolo lavoratore sia così scontento della situazione. ovvio, se si guarda la cosa da un punto di vista occidentale lo sfruttamento è sbagliato e disumano - ma tante cose che si dicono hanno molti, troppi risvolti politici - ; ma prova ad andare in una fabbrica in Cina o India a sentire che cosa ti dicono gli operai).<br />
CON LA FRASE PRECEDENTE VOGLIO SOLO FORNIRE UN PUNTO DI VISTA DIVERSO, NON VORREI ESSERE TACCIATO DI ESSERE D&#8217;ACCORDO CON LO SFRUTTAMENTO. (lo scrivo così anche per luigi f. è chiaro).<br />
4) se mi rileggi anche io la penso come te; quello che volevo dire è che spesso si sente la frase &#8221; se non producessimo in Cina, India o&#8230; il prodotto che a te consumatore oggi costa 10, costerebbe 100&#8243;. il che, come cercavo di dire, non è vero!! il problema è che questa è opinione diffusa, al punto che il consumatore pensa di essere privilegiato da questo status quo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: luigi f.</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1029</link>
		<dc:creator>luigi f.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 15:55:45 +0000</pubDate>
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		<description>per m.g.:
1) spiegami in concreto cosa sono le "convenzioni di produzione", se possibile
2) "norme standard sulla qualità": forse intendevi sicurezza? diversamente dimmi dove sono scritte le prime 
3) "il compromesso che la nostra società fa col mercato al fine di garantire lo status quo che privilegia tutti..." Oddio di privilegi ne vedo pochi e spesso solo a favore di quelle multinazionali tanto potenti da riuscire ad influenzare parecchi governi; i quali a loro volta, sono gli unici responsabili del mancato rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo (ivi compreso quello ad un lavoro tutelato in senso lato). 
4) Sempre sul punto, credo che spesso i privilegi del consumatore siano solo una stupida illusione: tantissimi prodotti (vedasi l'elettronica di consumo) da poche decine di euro di costo vengono poi venduti a 300/400 euro sul mercato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per m.g.:<br />
1) spiegami in concreto cosa sono le &#8220;convenzioni di produzione&#8221;, se possibile<br />
2) &#8220;norme standard sulla qualità&#8221;: forse intendevi sicurezza? diversamente dimmi dove sono scritte le prime<br />
3) &#8220;il compromesso che la nostra società fa col mercato al fine di garantire lo status quo che privilegia tutti&#8230;&#8221; Oddio di privilegi ne vedo pochi e spesso solo a favore di quelle multinazionali tanto potenti da riuscire ad influenzare parecchi governi; i quali a loro volta, sono gli unici responsabili del mancato rispetto dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo (ivi compreso quello ad un lavoro tutelato in senso lato).<br />
4) Sempre sul punto, credo che spesso i privilegi del consumatore siano solo una stupida illusione: tantissimi prodotti (vedasi l&#8217;elettronica di consumo) da poche decine di euro di costo vengono poi venduti a 300/400 euro sul mercato.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: raffy</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1028</link>
		<dc:creator>raffy</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 15:04:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1028</guid>
		<description>SONO CONTENTA,PRIMA O POI DOVEVA SALTARE FUORI!
IL PROBLEMA E CHE ANCHE IN ITALIA PURTROPPO LA PRODUZIONE  CINESE 
PER QUANTO RIGUARDA IL TESSILE E MOLTO RICHIESTA E CI SONO PICCOLI LABORATORI,
DOVE I CINESI PRODUCONO ANCHE 12ORE AL GIORNO BORSE,VESTITI SCARPE,ECC...
DOVE PICCOLI  IMPREDITORI CHE CON I LORO NEGOZI ,SE COSÌ SI POSSONO DEFINIRE,NÈ APPROFITTANO,METTENDO ANCHE, MADE IN ITALY SULLE LORO ETICHETTE.MA PRODOTTE  MADE IN CHINA. 
LO SAPPIAMO !MA COME SI PUÒ EVITARE TUTTO QUESTO, TROPPO GIRO DI SOLDI E PERDITA DI TEMPO.
GROSSE CATENE DI IPERMERCATI FAMOSISSIME IN TUTTA ITALIA CHE SMERCIANO ABBIGLIMENTO MADE IN CHINA 
COME VERO E PROPRIO INCREMENTO DEL SETTORE. 
IL CLIENTE E TROPPO ATTRATTO DA QUESTI SPECCHI PER ALLODOLE,CHE NON  SI RENDE CONTO DI COMPRARE E INCREMENTARE,SFUTTAMENTO DEL LAVORO, MORTI BIANCHE
 TESSUTI E COLORI NON A NORMA, CONTENTO DI ARRIVARE A CASA E DIRSI LI HO PAGATI SOLO 5EURO
MA SI,TANTO PER TUTTI I GIORNI VANNO BENE!
SBAGLIATO!!!!!!!
PERÒ UNA NOTA POSITIVA C'È.
PER  I-I MADE IN ITALY 2.0 SARÀ IL N°1
ANCHE PERCHÈ IRONIA DELLA SORTE I CINESI VENGONO DAL LORO PAESE A COMPRARE DA NOI IL MADE IN ITALY
E VI ASSICURO CHE STANNO MOLTO ATTENTI ALLE ETICHETTE.
CIAO RAFFY</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SONO CONTENTA,PRIMA O POI DOVEVA SALTARE FUORI!<br />
IL PROBLEMA E CHE ANCHE IN ITALIA PURTROPPO LA PRODUZIONE  CINESE<br />
PER QUANTO RIGUARDA IL TESSILE E MOLTO RICHIESTA E CI SONO PICCOLI LABORATORI,<br />
DOVE I CINESI PRODUCONO ANCHE 12ORE AL GIORNO BORSE,VESTITI SCARPE,ECC&#8230;<br />
DOVE PICCOLI  IMPREDITORI CHE CON I LORO NEGOZI ,SE COSÌ SI POSSONO DEFINIRE,NÈ APPROFITTANO,METTENDO ANCHE, MADE IN ITALY SULLE LORO ETICHETTE.MA PRODOTTE  MADE IN CHINA.<br />
LO SAPPIAMO !MA COME SI PUÒ EVITARE TUTTO QUESTO, TROPPO GIRO DI SOLDI E PERDITA DI TEMPO.<br />
GROSSE CATENE DI IPERMERCATI FAMOSISSIME IN TUTTA ITALIA CHE SMERCIANO ABBIGLIMENTO MADE IN CHINA<br />
COME VERO E PROPRIO INCREMENTO DEL SETTORE.<br />
IL CLIENTE E TROPPO ATTRATTO DA QUESTI SPECCHI PER ALLODOLE,CHE NON  SI RENDE CONTO DI COMPRARE E INCREMENTARE,SFUTTAMENTO DEL LAVORO, MORTI BIANCHE<br />
 TESSUTI E COLORI NON A NORMA, CONTENTO DI ARRIVARE A CASA E DIRSI LI HO PAGATI SOLO 5EURO<br />
MA SI,TANTO PER TUTTI I GIORNI VANNO BENE!<br />
SBAGLIATO!!!!!!!<br />
PERÒ UNA NOTA POSITIVA C&#8217;È.<br />
PER  I-I MADE IN ITALY 2.0 SARÀ IL N°1<br />
ANCHE PERCHÈ IRONIA DELLA SORTE I CINESI VENGONO DAL LORO PAESE A COMPRARE DA NOI IL MADE IN ITALY<br />
E VI ASSICURO CHE STANNO MOLTO ATTENTI ALLE ETICHETTE.<br />
CIAO RAFFY</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: m.g.</title>
		<link>http://blog.italiaindependent.com/2007/08/16/china-bug/#comment-1027</link>
		<dc:creator>m.g.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 12:14:27 +0000</pubDate>
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		<description>il concetto di "made in Italy" è un concetto polivalente. due considerazioni: 
innanzitutto la realtà cinese (senza dimenticare la colonizzazione tessile di India, Eritrea e Romania) si caratterizza per una manodopera senza normative, senza tutela, senza diritti, senza sicurezza. produttività massima a costo zero. D'altro canto, l'azienda sceglie la produzione all'estero non solo per una questione di costo del lavoro, ma anche per una questione di risparmio in termini di convenzioni di produzione e norme standard sulla qualità del prodotto. Il problema quindi non è la produzione in Cina, India o qualsiasi altro posto. il problema è il compromesso che la nostra società fa col mercato al fine di garantire lo status quo che privilegia tutti; e a dirla tutta, hanno convinto anche il consumatore: è opinione diffusa infatti che se lo status quo cambiasse (fosse "regolamentato") il prezzo finale riulterebbe molto maggiore. il che non è senz'altro vero: se voglio guadagnare 100 producendo al costo di 10, se produco al costo di 40 dovrei guadagnare 130? o posso guadagnare comunque 100? 

in secondo luogo, l'attezione si è spostata da "made" a "Italy", come ha sottolineato giustamente Downtowndoll ("crafted" in Italy). quello che nasce come regola commerciale diventa un elemento qualitativo del prodotto: cosicché il consumatore sia portato a pensare che ciò che sia "made in Italy" sia qualitativamente migliore di ciò che sia "made in China". il che non è del tutto vero: la qualità ormai è solo quella artigianale; la qualità industriale è un concetto che in fin dei conti non esiste. come ci si può aspettare dunque che telefonini (o altre merci), ideati in U.S.A, disegnati in Canada, i cui componenti sono stati ideati, disegnati e prodotti in paesi diversi (magari anche in Italia), e assemblati in altri paesi, per poi essere testati in altri paesi ancora, abbiano la qualità di prodotti artigianali? i casi di Mattel e Nokia vogliono essere eclatanti ma solo a scopi concorrenziali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il concetto di &#8220;made in Italy&#8221; è un concetto polivalente. due considerazioni:<br />
innanzitutto la realtà cinese (senza dimenticare la colonizzazione tessile di India, Eritrea e Romania) si caratterizza per una manodopera senza normative, senza tutela, senza diritti, senza sicurezza. produttività massima a costo zero. D&#8217;altro canto, l&#8217;azienda sceglie la produzione all&#8217;estero non solo per una questione di costo del lavoro, ma anche per una questione di risparmio in termini di convenzioni di produzione e norme standard sulla qualità del prodotto. Il problema quindi non è la produzione in Cina, India o qualsiasi altro posto. il problema è il compromesso che la nostra società fa col mercato al fine di garantire lo status quo che privilegia tutti; e a dirla tutta, hanno convinto anche il consumatore: è opinione diffusa infatti che se lo status quo cambiasse (fosse &#8220;regolamentato&#8221;) il prezzo finale riulterebbe molto maggiore. il che non è senz&#8217;altro vero: se voglio guadagnare 100 producendo al costo di 10, se produco al costo di 40 dovrei guadagnare 130? o posso guadagnare comunque 100? </p>
<p>in secondo luogo, l&#8217;attezione si è spostata da &#8220;made&#8221; a &#8220;Italy&#8221;, come ha sottolineato giustamente Downtowndoll (&#8221;crafted&#8221; in Italy). quello che nasce come regola commerciale diventa un elemento qualitativo del prodotto: cosicché il consumatore sia portato a pensare che ciò che sia &#8220;made in Italy&#8221; sia qualitativamente migliore di ciò che sia &#8220;made in China&#8221;. il che non è del tutto vero: la qualità ormai è solo quella artigianale; la qualità industriale è un concetto che in fin dei conti non esiste. come ci si può aspettare dunque che telefonini (o altre merci), ideati in U.S.A, disegnati in Canada, i cui componenti sono stati ideati, disegnati e prodotti in paesi diversi (magari anche in Italia), e assemblati in altri paesi, per poi essere testati in altri paesi ancora, abbiano la qualità di prodotti artigianali? i casi di Mattel e Nokia vogliono essere eclatanti ma solo a scopi concorrenziali.</p>
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