Basso Gradimento

(di Antheus)

Da una recente ricerca condotta a livello mondiale dalla Gfk Roper Consulting è emerso che big global brands quali CocaCola, Nike e McDonalds hanno perso il favore dei consumatori in termini di familiarità, gradimento e credibilità . Inizialmente questi dati sono stati interpretati come il segno di un forte sentimento antiamericano che accomuna i paesi europei e asiatici negli ultimi anni. Ma dopo aver visto che altrettanti marchi USA - come Google e Disney -  crescevano di popolarità e di gradimento, gli analisti hanno capito che il ragionamento non stava in piedi. In realtà la disaffezione a certi marchi dipende dallo scarso coinvolgimento dei propri consumatori nella brand experience, nello sviluppo dello prodotto o nel suo advertising. Quindi, non c’è relazione tra il brand e il suo pubblico.

E oggi tutto questo è fondamentale, quasi quanto la qualità di un prodotto.

Qui la notizia della CNN.

32 Responses to “Basso Gradimento”

  1. Alessandro Bessi Says:

    Oggi è il cliente a determinare le sorti di un’azienda. Un’azienda che non riesce a ben interpretare la domanda è un’azienda destinata a fallire. La customer satisfation deve essere un punto fondamentale nel piano strategico di ogni impresa.

  2. K Says:

    sarà contenta la ” Anomaly ” :P

  3. Paolo Convertito Blasio Says:

    Sono anch’io fortemenete convinto che un brand di successo deve coinvolgere i consumatori..Pochi mesi fa ne ho avuto la conferma partecipando ad un progetto evento di una nota casa automobilistica, realizzato in modo da rendere unico e indimenticabile tale esperienza che ha visto un perfetto connubio tra arte e motori. Spero davvero che il pubblico sia sempre più coinvolto all’insegna di una passione per la vita e per tutto ciò che è bello.

  4. raffy Says:

    PER QUANTO RIGUARDA LA COCA-COLA IO HO SMESSO DI CREDERCI SOLO PER IL FATTO KE MI SI GONFIAVA LA PANCIA! PER LA NIKE INVECE DECISAMENTE PIU BELLA LA LINEA ADIDAS E MENO TAMARRA, MCDONALDS INVECE MI FA INGRASSARE, QUINDI NE MANGIO MENO SOLO XKE HO DECISO DI METTERMI A DIETA, SO KE DELLA MIA VITA PRIVATA NN VI INTERESSA MOLTO MA E UN PARERE KE VA PRESO IN CONSIDERAZIONE IN QUANTO NOI ITALIANI ABBIAMO L’ACQUA E IL MANGIARE N°1 LA MONDO.
    CIAO A TUTTI.

  5. m.g. Says:

    “In realtà la disaffezione a certi marchi dipende dallo scarso coinvolgimento dei propri consumatori nella brand experience, nello sviluppo dello prodotto o nel suo advertising. Quindi, non c’è relazione tra il brand e il suo pubblico.”

    non punterei tanto la mia attenzione sulla dis-relazione tra brand e consumatore secondo l’ottica dell’azienda, cioè in una scarsa attenzione alla brand experience, all’adv e allo sviluppo del prodotto, quanto invece secondo l’ottica del consumatore medio: egli si è fatto più consapevole delle sue scelte, più attento al proprio benessere, più impegnato nel sociale. il consumatore medio vuole sapere che cosa sta mangiando, che cosa sta bevendo, da dove viene ciò che compra. l’analisi proposta mi pare vera nei confronti di Mc Donald’s (la cui ultima campagna è pur improntata sulla qualità di una sana provenienza dei suoi prodotti primi) e Coca-Cola (che pur ha proposto nuove variazioni del suo prodotto, riducendo calorie, grassi e zuccheri). è qui molto importante ricordare anche come quasi tutte le campagne pubblicitarie di prodotti alimentari insistano sui concetti di benessere e sana alimentazione.

    per quanto riguarda invece Nike, la ricerca di mercato mi sembra vera solo in parte: Nike ha recentemente puntato sulla qualità innovativa dei suoi materiali - e, che ne si dica, è valida - e, a mio avviso, ha lanciato campagne tra le più coivolgenti del settore: si pensi alla linea NIke Women o alla collaborazione con Apple Ipod, o ancora alla volontà di affermarsi come sponsor anche negli sport più nuovi o ancora emergenti a livello mondiale (es. Rugby).
    Inoltre Nike sta diventando anche status symbol di tendenza: provate ad andare a N.Y. o a L.A. e vedere negozi di scarpe proporre modelli vintage di Nike anni 90 a 400-500 $..

    Per Paolo Convertito Blasio: se ti riferisci all’iniziativa dell’Alfa Romeo sono d’accordo con te.
    e volevo inoltre ricordare a questo proposito la campagna pubblicitaria di MINI BMW, che a mio avviso, è stata geniale.. tra spot sempre coinvolgenti e simpatici, tra spazi personalizzati sulle riviste (es. Rolling Stones), eventi, feste, manifestazioni nelle piazze, prove su pista, presentazioni innovative, gadget, collaborazioni a imprese, convegni… INSOMMA UN VERO ADV A 360°. CHISSà SE FIAT 500 RIUSCIRà A FARE ALTRETTANTO o magari anche meglio!

  6. roberto Says:

    si ha bisogno di un inversione a “U”.
    FARE CREATIVITA’ è NEL DNA DELL’ITALIANO.
    Ma quanto interessa allo stato di avere un popolo che pensa?
    Non vado oltre. L’individuo salverà l’economia .
    Dalla micro alla macro. Benvenga la rete che ci aiuta a ad unire quelle menti che non hanno mai smesso di pensare. Su cosa quando e come ……zero problemi.

  7. m.g. Says:

    volevo proporre due altri argomenti di discussione, a mio avviso molto fecondi di spunti, in tema di tendenze e anteprime:

    1) la versione fluo delle glam Schmoove, in uscita prevista primavera-estate 2008 ; (schmove-eshop.com)

    2) la tanto discussa e ricercata creazione di Anya Hindmarch “i’m not a plastic bag”.

    Indossata da Keira Knightly, vista poi ad altre stars, la borsetta, inizialmente venduta a 5 sterline, ha registrato il tutto esaurito sia sul sito, sia nei negozi che si sono muniti di esclusiva (es. Corso Como 10 a Milano). adesso si trova su canali alternativi a prezzi da 100 a 300 euro.

  8. alessandra Says:

    per commentare questo articolo trovo che non vi sia nulla di meglio di un passo del libro di Naomi klein ” No Logo ” ,(anzi direi che tutto il libro calzi a pennello in questa discussione) , che parla della nascita di un nuovo tipo di uomo di affari e di un nuovo modo di intendere il marketing ,pronto a dire con fierezza che il Marchio X non è un prodotto ma uno stile di vita,un modo di pensare,una gamma di valori,un look,un’idea:molto meglio che dire che il Marchio X è una bevanda,una catena di hamburger o una linea molto famosa di scarpa di ginnastica.
    nel punto in questione del libro viene citato Phil Knight ,amministratore delegato Nike,che a fine anni Ottanta sosteneva che Nike era un’azienda sportiva la cui missione non era vendere scarpe ma valorizzare la vita delle persone attraverso lo sport e il fitness e di mantenere viva la magia dello sport come valore nella vita di tutti i giorni.
    tutto questo per dire che la fase new age quasi in cui grandi colossi e multinazionali hanno puntato sul vendere il brand e la sua anima più che il prodotto,ha secondo me logicamente subito oggi una battuta di arresto,perchè se la ricerca è quella di una condivisione con il proprio target di una “visione di valori ed esperienze”,ecco che questo feeling si interrompe secondo me naturalmente quando i consumatori stessi scoprono che tutte queste sono parole,strategie per non dire specchietti per le allodole,dunque si sentono poi “traditi” o comunque offesi nell’intelligenza dal bran stesso.
    voglio dire che viviamo in una società in cui a mio giudizio e per fortuna la consapevolezza d’acquisto dei consumatori è influenzata sempre più dal giudizio “morale” che gli stessi danno ai brand e alle aziende,questo vuol dire che se le stesse si scoprono essere piene di contraddizioni e soprattutto artefici di abusi e maltrattamenti verso ad esempio la propria forza lavoro che il più delle volte si trova in una posizione di totale svantaggio, non si può non pensare che gli stessi consumatori scelgano altri prodotti e altri brand indenni da tali vicende.
    e non ragiono sull’onda delle “cose sentite in televisione” visto che nella mia tesi di laurea ho trattato l’argomento del boicottaggio e per forza di cose mi sono dovuta dunque documentare in modo approfondito e serio su varie campagne contro grosse multinazionali proprio per questioni di abusi lavorativi e non solo.
    ritengo che la partecipazione dei consumatori alle sorti di un brand sia elemento fondamentale per la vita del brand stesso,dunque quando la consapevolezza del consumatore diventa tale come quella che ravviso io oggi mi sembra inevitabile che grandi aziende risentano di questo calo di gradimento da parte del proprio pubblico,perchè oggi il consumatore non è più un compratore passivo,ma un soggetto che sceglie come indirizzare e spendere le proprie sostanze,soprattutto andando a premiare quei brand che riescono a costruire e tenere solida ed integra un’immagine di se mantenendo peraltro una condotta corretta ,cosa che al contrario la cronaca e i fatti non aiutano a dimostrare a brand come nike,mc donald o coca cola.

  9. Paolo Convertito Blasio Says:

    per M.G.
    no non è l’Alfa Romeo, anche se quella inizitiva mi è molto piaciuta, ma è la BMW che in occasione della America’s Cup a Valencia ha selezionato 44 partecipanti con determinate caratteristiche e li ha catapultati in Spagna alla guida della nuova serie 335i cambio a leve, se vuoi visita il sito BMW.com e vai su experience, l’evento si chiama “The Valencia Files”. ciao

  10. m.g. Says:

    “tutto questo per dire che la fase new age quasi in cui grandi colossi e multinazionali hanno puntato sul vendere il brand e la sua anima più che il prodotto,ha secondo me logicamente subito oggi una battuta di arresto,perchè se la ricerca è quella di una condivisione con il proprio target di una “visione di valori ed esperienze”,ecco che questo feeling si interrompe secondo me naturalmente quando i consumatori stessi scoprono che tutte queste sono parole,strategie per non dire specchietti per le allodole,dunque si sentono poi “traditi” o comunque offesi nell’intelligenza dal bran stesso.”

    l’ADV è per necessità di termini uno “specchietto per le allodole”. Comunque ho ben compreso che cosa intendi, - tra l’altro ne fai conclusione del tuo post - . Tuttavia bisogna sempre ricordare che l’interesse primo di un’azienda è il profitto, e l’interesse primo del consumatore è la soddisfazione di un bisogno.
    Comunque il libro che citi - e che anche io ho letto - è molto interessante. (e anche molto opinabile…)

    Per Paolo Convertito Blasio:
    grazie, andò a vederlo sicuramente!

  11. Simone Says:

    Interessante annotazione..per il giornale con cui collaboro sto preparando la recensione di un libro molto interessante che vi consiglio: “Gli imperi del profitto” di Daniel Litvin (Garzanti)

  12. AlexKinnie Says:

    Condivido appieno la notizie e le varie riflessioni.
    Non a caso stiamo lanciando sul mercato italiano una nuova bibita: Kinnie (in realtà storica a Malta..dal 1952 .. http://www.kinnie.it ) che si pone tra la cola e il kinotto. Kinnie sta’ ottenendo un buon successo tra i vari locali storici e piu radicati proprio perche’ non è cosi invadente e direi globale come i vari altri protagonisti del mercato. Che sia giunta l’ora per gusti piu ricercati e non cosi di massa?

  13. Antheus Says:

    x m.g.: Trovo che le Schmoove color flou siano il classico prodotto di moda che dureranno a malapena una stagione. Niente di più. E poi il fatto di fare già questo battage pubblicitario - anche ai non addetti ai lavori - per la prossima primavera estate, la dice abbastanza lunga sulla scarsa “naturalità” del fenomeno.
    In più a me personalmente non piacciono molto esteticamente, ma questo non conta, è solo una questione di gusti.
    I’m not a plastic bag è già più un fenomeno di marketing interessante, perchè unisce un minimo di consapevolezza ecologica nel mondo della moda da sempre assolutamente a digiuno su queste tematiche. Certo, un fenomeno limitato nel tempo e nelle modalità, ma pur sempre qualcosa.

  14. Gabriele Says:

    In un mondo in cui tutti ci dicono come devi vivera basta che un giornalista, magari di un grande giornale americano di New York, ci dica che Mc non è più di moda, che tutti quanti non vanno più a magiare quelle schifezze, poi aggiungici che fanno ingrassare allora la frittata è fatta. Quello che penso è che le menti libere debbano dimostrare la loro indipendenza anche in questo. Non si mangiano più i prodotti della Mc Donald’s perch§é non sono trendy, ma perché facevano, fanno e faranno male (così era 15 anni fa e così lo sarà tra 15 anni). La Nike, la Nike costa cara e le scarpe non sono più come 20 anni fa, non sono belle, eleganti (per essere scarpe da ginnastica) come 20 anni fa, le Adidas sono meglio sono più carine e sono COMODE. Perché nessuno in queste ricerche parla della comodità delle scarpe da ginnastica, perché nessuno dice che devono anche essere belle perché ci esci e non puoi fare il tamarro se non lo sei? perché non si parla della salute del cosumatore? Gli Americani pensano che se uno diserta Mc Donald’s lo faccia per spirito antiamericano, non pensano che le motivazioni possano essere altre. Mi auguro che dopo questra ricerca tutti coloro i quali si occupano di Marketing e di Pubblicità comincino a cercare di capire cosa vuole il povero consumatore loro cliente. Forse è iniziato un periodo in cui si riuscirà a vestirci, mangiare e bere non secondo la moda, ma secondo quello che uno vuole veramente. Alcuni già lo fanno, ma è difficile. Dobbiamo arrivarci tutti, senza per questo arrivare all’eccesso opposto di chi non usa marchi per protesta. VIVA LA LIBERTA’ DI ESSERE LIBERI.

  15. delda Says:

    Se la base non ti segue, hai perso in partenza.

  16. m.g. Says:

    grazie antheus. è sempre confortante poter contare su di un’interazione attiva. tra l’altro, mi trovi d’accordo su quello che hai scritto, nonostante il mio parere su “i’m not a plastic bag” sia un po’ più negativo: personalmente odio il trendy-ethic per spirito di emulazione.. anche se il prodotto è ben realizzato.
    ti confesso che sono molto curioso circa le vostre iniziative; vi rinnovo i complimenti e vi auguro un buon - tipicamente italiano - ferragosto.

  17. Antheus Says:

    Anch’io ovviamente preferirei operazioni con un po’ più di sostanza e meno modaiole per diffondere messaggi sulla sostenibilità. Ripeto, sempre meglio di nulla.

    Buon ferragosto anche a te. E a tutti i lettori di i-i blog
    A_._

  18. amos Says:

    Scusatemi se irrompo nella vostra discussione per un argomento un po’ diverso, ma volevo una Vostra opinione su un’idea che sta nascendo fra alcuni giovani sparsi in alcuni paesi d’Europa e in Italia sulla costruzione di un movimento giovani, un movimento Politico con l’ambizione di unire i giovani sotto un’unica bandiera, quella italiana ovviamente e incominciare a far sentire la nostra voce senza strilli e senza lamenti, ma con proposte concrete ed innovative e soprattutto indipendenti. Io sto per rinunciare alla mia carriera in Finanza a Londra e tornare in Italia per questo progetto (che e’ sempre stata la mia passione) che spero presto rendere pubblico e una delle prime cose che proporro’ appena lanciamo il progetto e’ un concorso per il simbolo, tutti i creativi e talentuosi giovani possono mandare il loro progetto e troveremo un modo indipendente di falro votare; escluderemo le agenzie pubblicitarie e aziende simili per ovvie ragioni. Abbiamo tante idee indipendenti, Vi forniro’ piu’ dettagli via email a chi vuole partecipare ed a chi sara’ interessato via email, non e’ questo il luogo per fare pubblicita’ e perdonatemi se do’ questa impressione, ma non e’ mia volonta’ sfruttare un blog per questo scopo. Un gruppo come il Vostro puo’ essere di grande inspirazione per noi giovani, spero questo nascente progetto diventi importante. Chissa’ magari Lapo ci fara’ un post sulla relazione fra menti indipendenti, creative e Politica. Grazie

  19. K Says:

    Buon Ferragosto Antheus! E buon Ferragosto a tutti i visitatori! :D

  20. Alberto C. Says:

    Per Gabriele….
    Secondo me sulla nike non hai pienamente ragione….Ad esempio le AIR MAX 97 Silver sono ancora di moda dopo 10 anni, sono a mio parere le scarpe da ginnastica piu belle sul mercato e comodissime grazie al concetto dell aria che sta alla base del modello….

  21. Alberto C. Says:

    Amos….
    puoi mandarmi piu dettagli riguardo il movimento????ad alberto_poli@email.it
    grazie….

  22. Marco Zanatta Says:

    “In realtà la disaffezione a certi marchi dipende dallo scarso coinvolgimento dei propri consumatori nella brand experience, nello sviluppo dello prodotto o nel suo advertising. Quindi, non c’è relazione tra il brand e il suo pubblico.

    E oggi tutto questo è fondamentale, quasi quanto la qualità di un prodotto.”

    Non è che il problema è forse sia da ricercarsi in altri ambiti? Probabilmente la disaffezione di cui si parla nasce essenzialmente dalla perdita di credibilità del marchio/brand nel corso degli anni. L’utenza, ovvero il cliente, non è sempre ignorante ed allocco e probabilmente, prediligendo l’informazione ad alcune insulse campagne pubblicitarie si è accorto che vi erano alcune cose non chiare. Vogliamo ricordare per esempio gli sfruttamenti della Nike nelle Filippine oppure la magra figura fatta dai prodotti McDonalds nel film “Supersize Me”

  23. Antheus Says:

    In realtà quando parlo di coinvolgimento nell’advertising mi riferirisco anche all’informazione sul prodotto e sui processi, che deve essere comunque fatta in modo creativo e non noioso.

  24. andrea squinobal Says:

    faccio un esempio: non sò se vi è mai capitato di andare in una sartoria per confezionarvi un abito… è una senzazione bellissima…ti consigliano, ti riprendono i difetti, interagisci con la sarta per migliorie o nuove idee, sposti e aggiungi particolari…insomma ti senti coccolato e a risultato finito vedi la tua creazione molto personale…

    capisco che non si può avere una collaborazione così ampia per tutti i prodotti che si comprano… ma l’esempio fa capire che se il consumatore riesce ad interagire con la casa produttrice oltre ad essere pienamente soddisfatto, contribuirrà all’ascesa del brant o semplicemente negozio in questione….

    e poi diciamolo abbiamo o no i migliori artigiani del mondo?? Diamogli il lustro che si meritano!

    ciao

  25. niki mckey Says:

    che dire ci hanno sempre accompagnato nel nostro cuotidiano e spesso hanno fatto parte del nostro stile di vita ma ce da dire che l effetto contrario e causato da un ciclo troppo inflazionante di pubblicita e di contro pubblicita che ci ha portato a disfare l identita del marchio.
    questo fa parte della guerra concorrenziale che viene svolta su alcuni brand che hanno sedi in tutto il mondo dove nascono leggende o realta intorno al brand stesso che ne vanno a colpire lintegrita e la credibilita questo e un argomento veramente lungo da affrontare voi credete a quello che si dice su questi marchi se si vuol dire che la contro pubblicita vi ha colpito.e’ un discorso moltlo ampio ripeto dipende solo da quante informazioni avete su i marchi prima citati il loro modo di lavoroare e quello che si dice di loro in giro hanno perso appel in credibilita tutto qua e per quello il calo….anche se poi ci sono infinite sfacettature da guardare…
    NIKI MCKEY

  26. Riccardo Says:

    Buon ferragosto in ritardo a tutti ;-)
    Concordo pienamente con quanto dice m.g. (lol , mi hai anticipato!)
    Mi risultano strane certe cose come l’impennata della Disney e della Microsoft e la presunta diminuzione della “likeability” della Nike.
    La ricerca sembra seria si…ma qualcosa non mi torna…. perchè a me sembra che abbiano voluto mescolare dei dati che ormai si sono consolidati con dati che invece sono solo il frutto di una flessione *momentanea* del mercato.
    Anche le persone meno abbienti sanno che mangiare nei fastfood fa male è un dato che tenderà a crescere. come accadde per le sigarette. E’ anche un discorso di “coolness”,di prodotto che aumenta il mio apprezzamento sociale: oggi è “cool” essere naturali non sottovalutiamolo.
    Dall’altra parte invece ci sono dati che non sono consolidati,sono l’istantanea di un mercato,ma secondo me non possono essere visti come una tendenza,perchè hanno tipi di business che possono fluttuare facilmente.
    Questa ricerca è stata fatta su un campione di 30.000 utenti in un periodo compreso fra Novembre 2006 e Gennaio 2007 A questo punto mi chiedo quanto possa aver influito sulla ricerca l’averla fatta proprio in un periodo in cui tutto o quasi è puntato sull’ADV,il periodo pre e post natalizio!
    Sono anni che la Disney prende calcioni nei denti dalla Pixar, e la Nike è vero,quest’anno ha voluto investire su scarpe leggermente più sobrie (che infatti ho comprato!). Sarei curioso di sapere quel’è il tasso di gradimento di Disney e Nike oggi.
    Ipotizzi che aumento di “likeability” della Microsoft dipenda dal fatto che come ho detto questa ricerca sia stata fatta in periodo natalizio di massimo bombardamento pubblicitario Windows Vista era ovunque,..
    Concludendo credo che questa ricerca sia una baggianata,perchè mescola tipi di business che hanno valori di gradimento che fluttuano rapidissimamentee fotografarli nell’arco di tre mesi non può dare dei dati significativi quanto quelli di un’azienda che ha dei livelli di likeability stabilizzati negli anni ( a meno di grossi sconquassamenti,come è successo alla Mattel in questi giorni)

  27. K Says:

    @Riccardo, una ricerca fatta proprio nel periodo in cui la gente pensa a cosa comprare non mi sembra falsata, anzi proietta al meglio il successo o l’insuccesso delle campagne pubblicitarie, perché tutti vogliono vendere a Natale. Sarebbe falsata farla a Settembre, quando l’estate è appena passata e il periodo natalizio è lontano. Tutti e 9 i marchi mostrati nella grafica sono consolidati, quindi anche in questo caso non c’è stata disparità di trattamento.

    Se da una parte la McDonald’s non ha colpe, perché negli USA quando decidono che abbondare su una determinata cosa non fa bene la annullano completamente (prima le sigarette, ora gli hamburger), non trovo giustificazioni per la Coca-Cola. Non mi sembra che le pubblicità natalizie della Coca-Cola siano inferiori a quelle di Vista, e sicuramente c’erano molte più bottiglie di Coca-Cola che copie di Windows Vista in giro la notte di Natale o a Capodanno ;)

    Il dato della Nike è semplicemente dovuto al fatto che le critiche sullo sfruttamento dei lavoratori sono in costante aumento, di conseguenza il marchio piacerà sempre meno. In più capita sempre più spesso che diffondano stock difettosi, che nella normale distribuzione non fanno notizia (non sui giornali, ma nei blog tanta) mentre la fanno quando sgarrano nella scarpa regalata al calciatore (non ricordo il nome) o se fanno come con l’inter (maglia del centenario con 2 errori). Negli ultimi anni ha avuto decine di incidenti simili.

    Un dato temporaneo è invece quello di Apple, con tutto quell’hype sull’i-phone è normale che abbia raccolto molte preferenze. Ora non gli basterebbero 10 ipod nuovi per recuperare la faccia.

    Altri cambiamenti, oggi, potrebbero esserci sull’asse Google-Yahoo ( http://mediabiz.blogs.cnnmoney.com/2007/08/14/finally-good-news-for-yahoo/ )

    La Disney, infine, è uno di quei brand che non piglia calcioni da nessuno. Se vai da un bambino e chiedi: “vuoi incontrare Topolino o Shrek?” Ti risponderà sempre “Topolino” . Il brand è troppo consolidato e non sono pochi gli esperti del settore che hanno azzardato a definirlo come “immortale” ;)

    poi, chi lo sa, magari son tutti clienti della “Anomaly” quei 4 in discesa :P (si, ormai l’ho presa di mira :D)

  28. Riccardo Says:

    @K: ho capito perfettamente il tuo punto di vista, ma non lo condivido.
    Il periodo natalizio è un periodo che non può rappresentare la likeability del consumatore nell’arco di un anno.
    La brand affection è una questione psicologica.
    Nel periodo natalizio i bisogni del consumatori non sono gli stessi che ha durante il resto dell’anno.
    E anche la mole di pubblicità è diversa.Non è solo ADV in senso classico, ma c’è anche “la festa” di mezzo. Tutto questo per dire che è un periodo di pazzia totale e in quel periodo capita di acquistare cose che non si comprerebbero mai durante l’anno.Il budget familiare o individuale viene gestito in modo diverso. I prezzi dei prodotti di lusso tendono a salire,mentre i prodotti di largo consumo tendono a diminuire.
    Se questa ricerca vuol rappresentare il potere del’ADV a breve periodo mi va benissimo,ma se vuol analizzare una cosa complessa come l’affezione dei consumatori verso un prodotto avrebbe dovuto scegliere un arco di tempo più lungo, e categorie di prodotti omogenee.
    K,la Disney è parecchio che non fa un bel film di animazione, e campa sulle glorie del passato.
    Se chiedi a un trentenne ti dirà che preferisce topolino (anzi Paperino!) ma un bambino di 7 anni secondo me ti dirà Shreck ;-)
    Poi certo, Disney non è solo animazione…

  29. K Says:

    @Riccardo, semplicemente: non funziona così ;)
    Si studiano i periodi per cercare di fare meglio nei successivi. Se aspetti un anno per vedere cosa ne pensano di te i consumatori, rischi di brutto. Dev’essere un continuo botta e risposta, il consumatore dev’essere in qualche modo “travolto” dall’energia di un brand. Comunque i sondaggi vengono sempre compilati in maniera svogliata, di conseguenza queste ricerche lasciano il tempo che trovano.

    Per quanto riguarda Disney, certo che c’è anche una grossa macchina dietro, ma quello che conta e che l’ha resa grande è quella sorta di “stile” unico. Se fossi un genitore mi preoccuperei nel vedere un piccolo shrek per casa :)

    Per i trentenni, non so’, a me Topolino sta antipatico e il mio personaggio preferito non era/è della Disney (Batman)

  30. MONICA A Says:

    I I GRANDI MARCHI CI SARANNO SEMPRE PERO LE NUOVE NICCHIE SAPRANNO MIXARE LE COSE IO ADORO IL MIO PORTA SPICCIOLI IN PELLE DI SERPENTE MORBIDISSIMO QUANDO HO LE SCARPE BIANCHE E L ALTRO MIO PORTAFOGLI SPORTIVO CONVIVONO IN BORSETTA A PROPOSITO DELLA BAG TANTO OSANNATA IO NE HO UNA IN TELA COMPRATA DaHM CHE E MOLTO NCARINA LA STILISTA INGLESE HA COLTO NEL SEGNO AL MOMENTO GIUSTO NIENTE DI ECCEZIONALE PS LA MIA E SENZA SCRITTA

  31. poejuttissels Says:

    Hi all!
    [URL=http://fx-ll.nm.ru/about.html] forex equty[/URL]
    http://fx-ll.nm.ru/about.html
    forex trading
    Bye

  32. Vassilios Says:

    Nice

Leave a Reply