Adv De Beers like Beers

(di Antheus)

To mash up. Mixare, cambiare le regole, confondere le acque, fuggire dagli stereotipi. Ancora una volta, sorprendere. Credo - anzi, crediamo - che qualora le aziende scelgano la strada della comunicazione tradizionale (tabellare, sic), la modalità, il tone of voice e le tematiche debbano essere diverse da quelle che per anni sono state imposte dai mercati, da deboli direttori marketing e agenzie in crisi di creatività.

Ci piace quindi segnalarvi questa nuova campagna di De Beers che comunica i propri diamanti non solo alle donne nel canonico modo pretenzioso e noioso (Un diamante è per sempre), ma anche rivolgendosi agli uomini (che spesso sono il vero target d’acquisto) come se fosse un prodotto di largo consumo. Una birra, ad esempio.

49 Responses to “Adv De Beers like Beers”

  1. Paolo Convertito Blasio Says:

    Credo che oggi la pubblicità deve necessariamente stupire e soprattuto creare attesa e curiosità per il prodotto. Mi ricordo la publicità della prima Mercedes classe A: per qualche mese prima dell’uscita sul mercato facevano vedere solo il profilo disegnato senza svelare il modello. Mi piaceva molto..

  2. fra Says:

    Buonasera…il vedo non vedo, anzi il “non vedo” è quasi diventato il cuore dello spot (tv-stampa-manifesti-web..). . . in questo caso il prodotto-collier (bracciale o quello che sia!) e la sua luminosità dice TANTO: dice che è De Beers. altrettanto FANTASTICO è il Testo!!??

  3. alessandra Says:

    dato che stasera sono in vena di scrivere..
    credo che compito della pubblicità e di chi quindi la fa oggi sia quello di riuscire a sfidare i canoni stessi della pubblicità,restando sempre loro compito la commercializzazione e vendita del prodotto.
    la sfida sta nel riuscire a rompere i legami con il concetto classico di pubblicità,che rendo con la formula “a prodotto X sta concept Y ” esempio al detersivo sta la massaia o la mamma del bambino detentore del guinnes dei primati in fatto di macchie..iovvio che nn tutti i prodotti si prestino facilmente a questa sfida,ma tentare non nuocerebbe a nessuno.
    uno spot spesso in tv è quello dell’acqua Brio Blu..finalmente niente sorgenti ad alte quote,niente corsi d’acqua cristallini ed incontaminati,ma un duo di comici che con semplici e divertenti scambi di battute parla del perchè dovremmo preferire quell’acqua piuttosto che un’altra..può piacere come non piacere,ma tanto il claim ” Brio blu mi piace tu” nella testa ci è entrato a tutti e penso proprio grazie a questa idea pubblicitaria.
    lo svecchiamento dei canoni pubblicitari penso sia ciò a cui si debba puntare,senza esasperare a tutti i costi l’operazione stessa rischiando in questo modo di non riuscire a colpire il target di riferimento o peggio spiazziarlo con uno spot o pubblicità su carta stampata del tutto stonata rispetto al prodotto cui si lega.
    l’idea della De Beers è azzeccata ,visto che ad esempio dopo lo spot classico e sognante con la proiezione del filmino del matrimonio della coppia protagonista dove compariva luminescente il trilogy di lei,hanno scelto si con eleganza cmq (fondo nero,carattere del testo e gioello in mostra) di parlare del loro prodotto,,però strizzando l’occhio ai maschietti,che giustamente finiscono con l’essere i veri acquirenti del prodotto..
    e penso proprio che in Italia una bella svecchiatina ci vorrebbe,soprattutto se si riuscisse ad “educare” l’utente-consumatore a stili nuovi di comunicazione,un pò fuori dagli schemi rigidi e collaudati,ma cmq capaci di comunicare l’idea e “l’anima” del prodotto..impresa nn sempre facile,ma la speranza c’è..

  4. Riccardo Says:

    Il post di Alessandra mi è piaciuto molto,complimenti mi ha dato alcuni spunti per riflettere.
    Secondo me,ragionando ad intuito,in Italia sarà molto difficile far svecchiare pubblicitariamente certi prodotti,perchè qui certi prodotti,come i diamanti,se li possono permettere solo persone di una certa età,in Usa i giovani (30-45 enni) che sono meno tradizionalisti e possono essere catturati da una pubblicità di quel tipo sono molti di più. Almeno credo.
    In Italia credo che la gente ami illudersi di avere una famiglia perfetta, per cui la vecchia pubblicità andava benissimo. Ammettere di avere una moglie avida è ammettere di aver sbagliato tutto. Occhio non vede…

  5. Alessandro Bessi Says:

    sono molto d’accordo con alessandra. devo dire che ogni tanto su questo blog si trovano commenti che potrebbero benissimo essere inseriti nei miei libri di marketing dell’università. complimenti a chi contribuisce positivamente alla crescita del blog di I.I

    Ciao a tutti

  6. luci Says:

    sono stata inserita da poco in un gruppo creativo, un progetto molto carino su come inventarsi qualcosa di nuovo su prodotti e comunicazione. Siamo persone con diverse caratterisitche e professioanlità. Devo dire che la vera sfida per noi è stata sulla comunicazione, comunicare in modo nuovo non è semplice ma sfidante. Beers ha sicuramente gurdato fuori dagli schemi e questo sarò fonte di successo ma il gioco diventa interessante quando per comuncare non si spende nulla, vi state chidendo come? cioccando sulla quotidianetà della vita, tutto ciò che ci circonda.

  7. DGP, Londra Says:

    Interesante leggere questo commento Antheous.. Fuggire dagli stereotipi ‘imposti dai mercati, da deboli direttori marketing e agenzie in crisi di creatività’ e’ proprio quello che ci vuole al mondo del marketing e di pubblicita’ in Italia.. Non so se hai avuto modo di leggere l’articolo ‘naked ambition’ apparso sul FT magazine qualche settimana fa (leggo che ha provocato qualche reazione in Italia), ma e’ esemplare di come le aziende e le agenzie pubblicitarie in Italia siano rimaste attaccate a modi ‘tradizionali’ di fare marketing. Leggendo commenti di persone cosi’ creative su questo sito, posso solo sperare che l’anticonformismo arrivi anche in Italia..

    http://www.ft.com/cms/s/7d479772-2f56-11dc-b9b7-0000779fd2ac.html

  8. niki mckey Says:

    Sono un luxury good designer e vi posso garantire che i beni di lusso come i diamanti de beers hanno strategie di comuncazione e di vendita totalmente differenti da quelle utilizzate normalmente per le piu’ svariate tipologie di prodotti ad esempio quelli di abbigliamento.
    Sono prodotti studiati per un certo target di persone e prodotti di un elevato valore sia emozionale che effettivo ed hanno tutti una loro filosofia legata sia al marchio che alla distribuzione.
    Ce da dire che de beers ha studiato differenziandosi dagli altri campagnie pubblcitarie che la hanno resa unica ed hanno permesso al brand di evidenzarsi diventando singolare sia per i prodotti sia per la tipogia di comunicazione utilizzata per poter trasmettere a gli utenti finali cioe’ noi il significato dando un valore intrinseco a quello che e’ il prodotto.
    Obbiettivamente parlando devo complimentarmi per la contemporaneita’ che hanno sempre le campagnie pubblicitarie e per la facilita di comunicazione che e stata attuata dando come dici tu un nuovo imprinting a quello che puo essere la presentazione di un prodotto come quello che loro vendono, finalmente qualcosa di nuovo o di contemporaneo al di fuori di quello che sono gli status comunicativi utilizzati dall amggiorparte dei brand che vendono gli stessi prodotti.
    Complimenti in questo caso si puo parlare di due punto zero.
    Vi segnalo anche un libro interessante che vi puo aiutare a capire meglio i cambiamenti e la situazione nel panorama italiano quindi del made in italy.
    Il libro e’ della etas e si intitola il mondo orafo fra tradizione e innovazione fa un sunto di un secolo di lusso prettamente dedicato al mondo della gioielleria indicando quali sono i principali case history che hanno cambiato la storia e il modo di vedere il sistema orafo italiano, molto interessante
    Niki Mckey

  9. sere$ Says:

    Ma,scusate, che me ne fotte a me dei diamanti????

  10. fra Says:

    grande sare$!! sto ridendo ancora…ok. mi riprendo.
    Un complimenti ad alessandra. hai scritto quello che avevo solo pensato..un saluto a Bessi. ti occupi di illuminotecnica?? o sbaglio?? (scusa la domanda..ma sono in procinto di curare i rapporti con i media di un lighting desinger….curiosità!?) potremmo confrontarci.
    buonaserata a tutti

  11. Riccardo Says:

    A proposito di diamanti…
    ricordo che qualche anno fa ebbe un buon successo un anello cavo con dei diamanti all’interno: i diamanti non si potevano vedere ma solo sentire scutendo l’anello.
    A mio parere una grande idea,conquistò molte star.

  12. Riccardo Says:

    E a proposito… vorrei fare i complimenti per i Niro,sia quelli 24h ma soprattutto quelli con le lenti colorate…mi piacciono molto quelli con le lenti azzurre e hanno anche un prezzo giusto.
    Proprio guardandoli mi son messo a pensare quale potrebbe essere una campagna pubblicitaria I-I .

    Io amo provocare con ironia, la imposterei sul capovolgimento dei luoghi comuni sull’Italia,soprattutto all’estero.
    musica tarantellata, immagine in bianco e nero rallentata di figlio che abbraccia mamma.Voce fuori campo :”Italia, oh cara Italia” Stacco Immagine di uomo con lunghi baffi e lupara Voce fuori campo :”Italia, oh cara Italia” stacco su donnina che fa il raviolo in casa mentre il marito in cannottiera guarda la TV.
    Poi voce nuova fuori campo “E BAAAASTAAA!” Immagini a colori,in hi-tech,montaggio serrato,giovani che telefonano, un ragazzo ha il casco da ingegnere nel cantiere,delle ragazze corrono in bicicletta,una ragazza lavora al pc…immagini di giovani che lavorano (voce fuori campo : C’è un modo nuovo di essere italiani,fatto di fashion,alta tecnologia…e genio italiano. Si chiama Italia Independent.Basta con i luoghi comuni.
    Voi come lo fareste? :-)

  13. alessandra Says:

    l’idea di provocare,giocare con l’ironia e i luoghi comuni che ci pertengono in quanto Italiani mi piace..però penso che in un certo senso anche i luoghi comuni,per quanto strettini e riduttivi a volte,fanno cmq parte scherzosa di quello che un popolo è,nel caso specifico noi Italiani.
    dunque se proprio ci vogliamo giocare terrei degli spaccati di italianità come scriveva Riccardo,ma senza irrompere con un BASTA..
    piuttosto farei tutta una sequenza di scene “tipiche” dell’italianità quali mamma e figlio,pasta,nonnine in nero,anziani al bar di paese e quantaltro,legate per capirci in uno stile quale quello della vecchia trasmissione tv “Intervallo”..fino a che si scopre il “bside” di ciascuna scena proposta: mamma che abbraccia il figlio che si volta e ha un braccio tatuato,nonnine che arrotolano tortellini che si puliscono le mani distogliendosi da ciò che stanno facendo,cambiano stanza e si siedono davanti ad un portatile magari comunicando con programmi tipo skype cn un nipote a studiare all’estero,anziani al bar di paese che magari sotto il tavolo nascondono una consolle stile PsP o simili.
    e come frase di chiusura:
    Proud to be Italian..more than you can expected.

    forse ho solo il delirio mattutino.
    buona giornata a tutti

  14. amos Says:

    Complimenti per questa iniziativa e questo blog, in tutti Voi vedo la grandezza di talenti che la pensano come questa persona qui:

    ……“….Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”……Pablo Neruda

  15. Riccardo Says:

    Si Alessandra è un’idea bellissima, essere italiani senza snaturarci,mi piace moltissimo!

  16. Antheus Says:

    Grazie Amos. Il pensiero di questo grande poeta e intellettuale, nonchè persona independente, ce lo porteremo sempre insieme a noi.

  17. Paolo Convertito Blasio Says:

    Grande Pablo Neruda…ho sempre cercato di avvicinarmi ai suoi poemi nella mia vita…

  18. K Says:

    @ Riccardo: il tuo spot non lo trovo azzeccato per I-I, però l’idea è molto carina ed è senz’altro realizzabile con altre finalità. Ad esempio potrebbe essere adottata dalla direzione generale per il turismo o da qualche Regione (chissà che non te la scrocchi qualcuno di passaggio :P )

    Senza ombra di dubbio è molto meglio della vergognosa campagna, firmata Oliviero Toscani, per la Regione Calabria. http://www.youtube.com/watch?v=tS8osSoJ2sI

  19. Riccardo Says:

    Grazie Amos,le parole di Neruda che hai postato sono di una verità dolce e commovente. Mi piace in particolare l’ultima frase”Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”,che racchiude anche uno dei segreti dell’essere Artista.

    @K: perchè non la trovi adatta? Io stesso trovo comunque più adatta la versione che ne da Alessandra,è più italiana

  20. K Says:

    @Riccardo: perché è qualcosa che si è già usata ovunque. Pubblicità, film e videogiochi. Specialmente l’idea della vecchietta stereotipata che esce fuori dagli schemi, citata da Alessandra, è stata già rivisitata in tutte le maniere possibili. Da quella che fa sesso a quella che va in disco o che ascolta metal.

    Inoltre I-I non deve ostentare, non deve dar l’impressione di essere una marca “tamarra”. Un’eventuale pubblicità deve sfiorarti e lasciarti dentro qualcosa… lasciarti dell’idea che qualcosa sta cambiando o che sia già cambiata, ma senza spiattellartelo in faccia. Deve rendere partecipe chi la guarda, lasciare che sia lui ad entrare in sintonia, spontaneamente, con I-I. Un possibile modello può essere la Apple, che da sempre mette in secondo piano i suoi prodotti pubblicizzando un vero e proprio stile di vita

    http://www.nanoblog.com/images/gobelins_apple.jpg

    http://www.youtube.com/watch?v=OYecfV3ubP8

  21. ALESSANDRO 33 ANNI DA ROMA Says:

    IL MERCATO STA CAMBIANDO SI STA FACENDO IL GIRO DI BOA, SI TORNA ALLE ORIGINI.. SEMPLICITA’ E TRASPARENZA.. IN MERITO A QUESTO HO QUALCHE IDEA CHE MI GIRA X LA TESTA(UN MARCHIO NUOVO) E PRODOTTI COME CAPI DI ABIGLIAMENTO X ESEMPIO SU CUI SVULUPPARE LO STESSO!!! SE QUALCUNO DELLO STAFF VUOLE CONTATTARMI SARE BEN LIETO.. LAPO X ME SEI UN MITO.. ED IL TUO MODO DI FARE TI PORTERA’ PIU’ IN ALTO DELLA TUA STESSA VECCHIA AZIENDA ANCHE SE SO’ CHE HAI DICHIARATO CHE TI RESTERA’ NEL CUORE.. ALESSANDRO DA ROMA

  22. Riccardo Says:

    @K:wow, se è così è ancora più stimolante!
    Vediamo,la butto lì,ditemi che ne pensate.
    IRONICO
    Ironico e surreale. L’idea è quella di indipendenza e creatività.
    Lo spot è girato in stile vagamente Metropolis.
    Vediamo uno strano soggetto, sguardo spiritato, maglietta bianca,capelli stravolti,aria ingentilita da un cappello borsalino e una spilla kitch a forma di cuore, intento a lavorare con foga e accanimento su dei pezzi di metallo e legno con sega elettrica,saldatore,martello.Costruisce qualcosa. Il montaggio permette di vederlo da diverse angolazioni in modo da dare l’idea del tempo che passa. Alla fine esce fuori un piccolo aeroplano(magari a forma di cuore). Scritta nero su bianco: ” É meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione-Albert Einstein”. Si vede il tizio di prima volare col suo aeroplano con un sorriso soddisfatto,quasi un ghigno in faccia mentre sotto degli strani personaggi con forconi e bastoni cercano di colpirlo. La cosa bella è che il tizio ha addosso i Niro, (o anche i Sever,ma secondo me i Niro sarebbero il top per questa idea) e appare morbidamente e creativamente indipendentemente vincente,senza viulenza. Lo spot finisce con il logo Italia Indipendent su sfondo nero. Neppure una parola.

    Ironico 2
    Indipendenza e creatività:

    Lite fra lui e lei .Volano piatti. Neppure uno si salva.
    Lui tranquillissimo va nel negozio sotto casa e compra un pallone .
    Toglie la valvola. Lo sgonfia,so schiaccia e lo fa a mo di scodella.Ci butta la pasta dentro. Si guarda la partita.
    Logo. Italia Independent
    per farlo più politically correct il piatto potrebbe essere lui a romperlo ecc.

    Che ne pensate?

  23. Riccardo Says:

    Oppure me n’è venuto un’altro (ma questo è proprio da folli totali!)
    Si vede uno che impasta terra,poi butta farina,olio,torba,qualche foglia dentro una terrina. Impasta tutto con impegno,si asciuga la fronte,poi decora con mozzarella e basilico. E mette in forno.
    Quando esce dal forno fa raffreddare con ventaglio (musica con violino greve…ironicamente of course) la taglia a fette e le distribuisce a cerchio attorno alla sua pianta floscia e un pò malata. Poi annaffia e la pianta si riprende. Logo I-I.
    Vi assicuro che non ho bevuto!!!!

  24. Antheus Says:

    A Riccardo e a tutti gli altri: grazie per gli stimoli creativi che vengono fuori dai vostri commenti.
    Li leggiamo tutti e ci sembrono tutti in sintonia.
    A oggi siamo tutti concentrati a ultimare gli ultimi ritocchi per i nuovi prodotti che usciranno in autunno, e non saranno solo occhiali, ovviamente.
    Ovviamente i lettori del blog avranno delle anticipazioni in esclusiva.

  25. Riccardo Says:

    Salve Antheus,
    sono contento di questo fatto,per quanto mi riguarda.
    L’ho già detto in un altro messaggio, è molto bello ed interessante per me poter scambiare pareri ed opinioni con altre persone creative, ed è molto gratificante sapere che dietro questo blog ci sono grandi professionisti.

    Posso dare un consiglio per un prodotto di cui sento una grande necessità?
    Una sorta di borsello da uomo.Lo dico da “ragazzo di strada”:
    Da usare 24 ore per metterci chiavi,cellulare,ipod,un quaderno,due libri,la fotocamera.Che non sia uno zaino. Che non sia una borsetta. Che *non sia (aaaarghhhh!!) un marsupio! Da portare a tracolla. Che sia bello. Che sia *MASCHILE* non unisex.No,lo voglio solo per me maschio,le donne hanno camionate di borsettume! :-)

  26. Manuela Says:

    @Riccardo: voto “Ironico2″ mi piace!!! complimenti!

  27. Athena Says:

    Belle idee quelle di riccardo e alessandra…sicuro ke nn hai bevuto riccardo? :)
    “nei giorni bui, nei momenti difficili, ma anche nei giorni in cui tutto sembra troppo difficile, troppo grande per noi ….mai arrendersi, mai, mai, mai sia nelle piccole che nelle grandi problematiche della vita…guardiamo avanti e scriviamo il futuro…come lo vogliamo noi…la nostra vita è il nostro racconto, noi siamo gli autori…noi abbiamo la penna…noi decideremo il finale….”
    queste parole sono la mia filosofia di vita e volevo condividerle con voi…

  28. m.g. Says:

    scusate: ma tutte queste idee pubblicitarie non stanno ancora dentro al solito schema? lo schema è quello della veicolazione attraverso immagini, o mass media. si cerca il messaggio più creativo all’interno di questo schema.. ma non sarebbe più creativo cercare un nuovo schema? penso che l’idea più in sintonia con I-I debba legarsi maggiormente al concetto di interattività.
    complimenti a tutti per le idee interessanti.

  29. Oswald Breil Says:

    L’idea del borsello lanciata da Riccardo e’ una bella sfida per Italia Independent. La 24 ore e’ brutta. Lo stesso vale per quelle piccole borse che ricordano quelle portate dai preti. Serve qualcosa per noi maschietti, perche’ non sappiamo piu’ dove mettere telefonino, PDA, cartelle, appunti, batterie di riserva, pendrive, sigarette, portafogli eccetera. Le tasche non bastano piu’!

  30. Riccardo Says:

    Grazie per i complimenti ;-)
    @ Athena: no no,non ho bevuto,davvero,anzi credo che gli alcoolici mi rendano un pò più normale :-)
    Grazie per aver condiviso un pezzettino di te scrivendo la tua personale filosofia di vita. :-)

    @ m.g.: la mia opinione è che sia necessario anche in una certa misura, dei limiti per evitare di cadere rovinosamente. Voglio dire :innovare si ma fino a un certo punto,sennò la gente manco si accorge che sto vendendo qualcosa. In altre parole per un’azienda appena nata mettere troppa carne sul fuoco potrebbe essere pericoloso,e per quanto riguarda i canali comunicativi non è un caso che i grandi si affidino ancora ai canali tradizionali.
    Certo però che sarebbe un bel modo di fare promozione invadere le principali città con frotte di bellissime modelle in topless con la scritta I-I dipinta maliziosamente sul seno
    :-) :-) :-)

  31. Antheus Says:

    A fine settembre avrete delle piacevoli sorprese.

  32. m.g. Says:

    Riccardo, in effetti le frotte di modelle (e modelli, tanto per accontentare anche le signorine) non mi dispiacerebbero affatto.. scherzo! quello che volevo sottolineare usando il termine “interattività” è appunto quello di coivolgere attivamente il consumatore, farlo partecipe del messaggio. se quello che propone I-I è uno stile di vita, una filosofia, e non soltanto un prodotto, anche una eventuale campagna dovrebbe essere in questo senso. si potrebbe sfruttare il concetto di SINERGIA: l’indipendenza comporta una presa di posizione elitaria: non è roba di massa, anche se è un diritto di tutti. I-I è un gruppo di persone, indipendente sia come gruppo sia come singoli all’interno del gruppo. non penso sia solo “vendere un prodotto alla GENTE” lo scopo; e i canali tradizionali sono finalizzati a quello.
    certo, I-I è in primis un’azienda che vende un prodotto. ma il 2.0 non significa solo quello: acquistare I-I non deve significare solo comprare un prodotto di tendenza, bensì DICHIARARE attraverso un simbolo distintivo la PROPRIA APPARTENENZA.

  33. Paolo Convertito Blasio Says:

    Non concordo con M.G. per il discorso relativo all’appartenenza,credo invece alla importanza di distinguersi rispetto alla conformità, se un prodotto è troppo griffato io ormai non lo guardo più, ma sono fortemente convinto che oggi ciò che fa la differenza è il dettaglio seminascosto come diceva il mitico Avvocato. Una t-shirt bianca con le cuciture perfette e di ottimo cotone e dal taglio asciutto e impeccabile fa la differenza rispetto a tutte queste t-shirt con scritte esageratamente ostentate, magari griffata solo in un angolo seminascosto e forse in edizione limitata con il marchio realizzato a turno da designer emergenti o già affermati. Non mi piace vedere persone che ti etichettano guardandoti dalla testa ai piedi. Non è l’abito che fa il monaco ma la classe di chi lo indossa.

  34. Riccardo Says:

    @ m.g. : sono perfettamente d’accordo con te! Credevo che tu volessi creare nuovi canali per pubblicizzare,avevo frainteso

    Per Antheus: ho un’idea davvero molto molto molto valida credetemi proprio a questo riguardo che permetterebbe di realizzare quella sinergia fra uomo e prodotto. E’ economica da realizzare e molto innovativa,sono sicuro che nessuno l’abbia mai usata. Inoltre è implementabile su quasi qualunque prodotto. Qui non me la sento di scriverla perchè sento che stavolta è davvero qualcosa di molto speciale.
    Conosci la mia email,datemi retta :-)

  35. m.g. Says:

    per Paolo Convertito Blasio: non concordi con me ma dici esattamente quello che dico anch’io. proprio perché non è la griffe che fa la qualità, ma è la qualità che differezia! quello che dici tu, dettaglio, ottima finitura, design, edizione limitata, personalizzazione.. è proprio tutto ciò che da vita all’appartenenza. APPARTENENZA non significa adeguarsi. significa piuttosto AVERE IN COMUNE, CONDIVIDERE UN IDEALE (quello dell’eleganza creativa, se vuoi), UNO STILE DI VITA, anche un modo di vestire, se vuoi.
    I-I si proclama indipendente da mode e concetti precostituiti, da griffe o massificazione; e chi indossa (appartiene a) I-I si proclama indipendente da ogni altra persona, all’interno di un gruppo che ha come denominatore comune proprio quei valori che hai scritto tu!
    il 2.0 significa questo: dare un comune denominatore, ma lasciare a ciascuno il suo proprio tratto creativo.

  36. m.g. Says:

    a Riccardo: spero che la tua idea, quando e se vorrai, tu la possa condividere con tutti noi!

  37. Paolo Convertito Blasio Says:

    si si concordo pienamente..saluti

  38. marco Says:

    HO UNA SQUADRA DI CALCIO A 5, CHE è NATA QUEST ANNO MA NON SO COME CHIAMARLA.

    HAI QUALCHE SUGGERIMENTO… SE SI LASCIA UN COMMENTO CON LA TUA OPZIONE. SARA’ SCELTO QUELLO PIU’ BELLO E DIVENTERA’ IL NOME DELLA MIA NUOVA SQUADRA.

  39. alessandra Says:

    la vera forza dell’indipendenza è proclamare il proprio contenuto.
    nella nostra società una sfida è anche cercare di non essere uguali a nulla di quello che sia stato già veicolato,e non è facile considerando che a volte mi sembri di vivere in un mondo saturo,di stronzate per molti casi,ma saturo.
    i canali di diffusione sono ad oggi quelli standard come tv e carta stampata che possono essere svecchiati usando l’ironia e sfidando gli schemi classici dell’adv,c’è la rete e c’è l’interattività,ovvero qualcosa di esperienziale che coinvolga i sensi del destinatario,non solo vista o tatto o gusto o olfatto,ma il soggetto in se.
    questo può significare organizzare eventi,o momenti di incontro in cui il soggetto-destinatario del messaggio-target di acquisto sia calato in una situazione in cui,oltre a venirgli presentato un prodotto,gli viene offerto un momento,una situazione in cui come essere umano possa incontrarsi con altri che hanno stesse esigenze,vedute e modo di vivere,interessi .
    e penso nello specifico ad happening o aperitivi,feste in cui l’azienda c’è ovviamente per commercializzare i propri prodotti,ma ci sarebbe anche per comunicare e condividere la propria essenza e stile,attraverso la musica,l’allestimento del locale,il cibo e diventerebbe tutto un momento in cui si sposerebbero l’azienda e il proprio modo di vedere e comunicare ed essere e il far sentire e “toccare” la filosofia,l’anima del brand stesso.
    una serata,un aperitivo,una festa in cui tutti quelli che sentono e si sentono vicini,in condivisione della filosofia e l’anima di un brand,possono viverla e viversela insieme a tanta altra gente con cui condividera questa ed altre affinità,dove il collante e l’ispirazione è e resta l’essenza,lo spirito del brand che si traduce poi nell’acquisto degli oggetti del brand stesso.

  40. Paolo Convertito Blasio Says:

    x alessandra…
    la pensi esattamente come me..credo sia molto importante per un brand che si rispetti coinvolgere i consumatori…è un modo di renderli parteci alla creazione dei prodotti ma anche della loro stessa anima. Sai a volte un prodotto, un bene, una merce può far sognare, ma non tutti ci riescono a produrre tali sogni.. Ciao

  41. m.g. Says:

    X ALESSANDRA:
    le tue parole si sposano perfettamente con le mie. sono contento che in molti la pensiamo allo stesso modo! penso sia un segnale importante!

  42. alessandra Says:

    per Paolo Convertito Blasio e m.g. :
    mi fa ovviamente altrettanto piacere trovarmi sulla stessa lunghezza d’onda con altre persone che scrivono e si interessano e confrontano su questo blog.
    l’idea che un brand possa organizzare eventi o comunque situazioni in cui davvero si respiri tutta l’essenza e l’anima dello stesso è secondo me quanto di meglio possa accadere,perchè penso che i consumatori-utenti siano quanto mai oggi pronti e attenti a quello che è un brand e i suoi prodotti e non solo;nel senso che il consumatore penso ami sentirsi parte di qualcosa,ma non perchè indossa la stessa maglia o gira con la stessa borsa ritrovandosi in buona sostanza a essere uno del gregge con lo stesso marchio piatto ed indistinto addosso (ad esempio il totale sovranumero di borse Luis Vuitton (false il più delle volte) che coglie l’occhio quando mi trovo a girare per strada tanto che con tutto il rispetto per la griffe mi pare di vivere nel Luis Vuitton (fake) world.)
    penso che al consumatore piaccia anche e soprattutto sapere di ritrovarsi con altre persone che condividono non solo un oggetto ma quello che lo stesso comunica soprattutto perchè è bello secondo me riflettere su come mai persone diverse che fanno cose diverse arrivino a scegliere tutte la stessa cosa per motivi,stimoli o valori aggiunti diversi; e la condivisione è totale quando oltre al bene materiale,si riescono a comunicare tutte queste sfaccettature che un brand come una persona ha,tanto da riuscire poi a far incontrare e sentire ancora più “unici” tutti i consumatori.

  43. Paolo Convertito Blasio Says:

    Per ricollegarmi al mio precedente post….Le strade di N.Y. sono state invase da conigli di plastilina colorati di varia dimensione (alcuni anche giganti). Non è un fenomeno anomalo di agosto, ma la preparazione per un nuovo spot della Sony Bravia, di cui ancora si hanno poche notizie.
    La Sony ci ha abituato a pubblità coinvolgenti sia dal punto di vista visivo che sonoro (quella delle palle di gomma rimane imbattibile) per non parlare poi del lancio che inizia molto prima per far crescere attenzione e interesse. Ciao…

  44. andrea squinobal Says:

    la pubblicità che colpisce è sicuramente la pubblicità nuova…quella che non si era mai immaginata.
    Mi piacciono quelle che reclamizzano solo il brant…senza vedere i prodotti, come ad esempio quella della fiat (la fiat è una di noi) o quella postata da K http://www.youtube.com/watch?v=OYecfV3ubP8

    In questi post si sono dette molte verità, bisogna cambiare rotta e cercare di percorrere le strade ancora deserte…e se è vero che la televisione la vedono quasi tutti è anche vero che internet è il futuro. Naturalmente ci si può sbagliare…ma del resto solo chi prova a costruire qualcosa ha la possibilità e il rischio di sbagliare!

    All’uscita di secondlife…ad esempio molti brant hanno speso molti quattrini per costruire grandi palazzi ed isole con i loro marchi, credendo di ottenere molta visibilità….a distanza di 3/4 anni si è evinto che si erano sbagliati….Io personalmente li ammiro in quanto si sono prodigata in una possibile nuova strada….

    Adesso tocca alla nostra generazione prendere il volo grazie alle nostre ali di conoscenza e intuizione che ci siamo costruiti con i nostri studi e le nostre esperienze….

  45. andrea squinobal Says:

    leggendo la risposta di alessandra al post di paolo mi viene da aggiungere che ci sono delle società che sono obbligate a pubblicizzarsi solo con eventi … sono i casinò per esempio, in quanto non potendo pubblicizzare direttamente il gioco hanno dovuto trovare degli escamotages per la loro promozione…
    Mi sono interessato a questa particolarità grazie alla tesi di laurea di mia sorella…centrata sul casino di saint-vincent

  46. m.g. Says:

    l’evento tuttavia non deve essere strumentalizzato come adv. sarebbe riduttivo. l’evento è più che altro un momento di condivisione attraverso il brand, che si fa creatore di un prodotto il quale però veicola uno stile di vita; si è discusso sul concetto di “appartenenza”, sull’interazione attiva tra azienda e suo pubblico, nell’ottica di una visione del 2.0 che tende ad arrivare a questo risultato: non è un prodotto personalizzato, ma un prodotto personale.

    l’evento, visto in questa ottica, assume in sè più l’idea della partecipazione al prodotto, alla sua formazione e alla sua destinazione. si è fatto riferimento agli eventi organizati da MINI e BMW, si è parlato di confezione di abiti “su misura”, alle campagne pubblicitarie di SONY e GOOGLE (quest’ultima la società più all’avanguardia del pianeta - si pensi ai nuovi stabilimenti e allo stile di vita “imposto” ai suoi dipendenti - ).

    l’evento quindi si situa dopo e oltre l’adv, che comunque è necessaria. in questo senso si cercavano nuove vie per una campagna che fosse fedele alla filosofia di un brand 2.0 e che potesse veicolare con immediata semplicità i concetti di “italianeità” e “indipendenza”, in modo che queste due parole non fossero solo slogan, ma vessilli di un cambiamento generazionale, o quantomeno sostanziale.

    a me la pubblicità di FIAT (penso tu intenda quella di fiat 500) non mi è arrivata molto. penso dovesse essere indirizzata maggiormente al target per cui l’auto è stata pensata. la 500 è stata l’Italia, ma cosa sarà la nuova 500 in una nuova Italia? io avrei puntato tutto su questo concetto.

  47. andrea squinobal Says:

    tornando alla pubblicità di fiat 500 penso che sia stata positiva in quanto a cercato di far sognare e commuovere la gente…fiat è importante per l’italia, potremmo dire che auto=fiat…la pubblicità voleva rimarcare questo concetto facendo sentire il cliente parte di un gruppo….accendere lo spirito di appartenenza.

    il controsense è la sua produzione in polonia…….

  48. m.g. Says:

    ho appena visitato il sito di fiat500 (www.fiat500.it).. devo dire che merita, in particolare la sezione di ADV. molto interessante l’immagine ADV vincitrice del concorso. rispecchia in pieno quello che scrivevo nel mio precedente post, nel quale mi riferivo solo alla campagna pubblicitaria che ho visto in tv.

  49. Dowtowndoll Says:

    Dicono che i diamanti siano i migliori amici di una ragazza…
    Può anche essere, ma per me il Solitario è stato profetico.
    Dicono anche che Nomina sunt Omina, by the way
    ;)
    xx e.

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