Archive for August, 2007

Flow Market

Thursday, August 30th, 2007

(di Antheus)

Flow Market nasce come una provocazione artistica ma, a pensarci bene, è anche qualcosa di più. Il “mercato dei flussi” è una serie di negozi (uno permanente a Copenhaghen presso il Danish Design Center più altri temporary shop in giro per il pianeta) e viene definito come “un supermarket dell’arte creato per spingere il pubblico a pensare, vivere e consumare in modo più consapevole”.

In pratica il negozio vende concetti astratti sotto forma di confezioni vuote, dal design pulito e raffinato e, sopratutto, con etichette spiritose. Qualche esempio: confezioni cilindriche di latta, generalmente usati per cacao o zucchero con su scritto “Sbalzi d’umore”, flaconcini di profumo con la scritta “Buone vibrazioni”, bottigliette con scritto “Pausa”. E poi ancora “Tempo da dedicare agli altri “, “Dispersori d’inquinamento”, “Tornare a sentire se stessi”. Il divertimento sta nell’associare la confezione al prodotto che si ritiene più idoneo. La collezione completa e il loro manifesto li trovate sul loro sito ufficiale.

Con un’idea semplice e innovativa questi oggetti ci fanno riflettere, anche solo per pochi secondi e con un sorriso, ci danno consapevolezzza e ci ricordano che i veri bisogni dell’uomo restano qualcosa di più profondo e spirituale.

William Gibson

Tuesday, August 28th, 2007

(di Antheus)

Uno dei romanzi più interessanti - e quando dico “interessanti” significa non solo scritti bene e con una trama avvincente, ma anche inseriti in un contesto originale e stimolante - che ho letto negli ultimi anni è senza dubbio “Pattern recognition” (in Italia tradotto da Mondadori con il titolo L’accademia dei sogni). Gibson è un celebre e apprezzato scrittore di science fiction - quella più estrema, tipo cyberpunk - ma questo romanzo lo ha voluto ambientare in un presente prossimo: le prime duecento pagine, oltre ad essere godibilissime da leggere, spiegano il viral, guerrilla e l’hijack marketing meglio dei cento saggi o manuali che intasano gli scaffali delle librerie.

La protagonista Cayce Pollard ha una sensibilità particolare nei confronti dei loghi e dei brand e il suo lavoro è quello di dare il suo parere sul successo di un brand. La sua sensibilità è così potente che non indossa abiti firmati ma si veste solo con abiti dell’ex germania dell’est. La protagonista si troverà coinvolta in una serie di video enigmatici e ipnotici (il libro è del 2003, youtube ancora non esisteva: Gibson è stato premonitore anche questa volta) che vengono immessi anonimamente sulla rete. Il tutto sfocerà in una storia di spionaggio, post-geografie, terrorismo internazionale e cultura della rete.

Le buone notizie da dare sono due: la prima è che il regista Peter Weir (quello di The Truman Show, per intenderci) sta girando un film tratto dal romanzo; la seconda è che è uscito una sorta di seguito ideale. Il romanzo, appena uscito in USA, si intitola “Spook Country” ovvero “Terra degli spettri” (ma chissà come lo tradurranno in Italia) e qui si è già ordinato.

 

Nuove Geografie della Creatività

Wednesday, August 22nd, 2007

(di Antheus)

Vi voglio segnalare sul La Stampa di oggi due interessantissime pagine - la 20 e la 21 per la precisione - che contengono una serie di articoli sulle nuove mappe e sui nuovi significati della creatività oggi in Europa (purtroppo l’articolo finora non è online), argomento che sta molto a cuore a questo blog (Lapo ne parlò qui e qui).

L’inchiesta parte dalla storia di copertina del Der Spiegel in cui viene commentata la classifica delle città più creative in Europa risultante da una ricerca della Roland Berger: non più Londra, Parigi e Milano, ma le cosddette “second city” ovvero città di seconda fila che grazie alle dimensioni ridotte riescono a garantire terreno fecondo per nuove classi creative. Città come Tallinn che garantisce l’accesso gratuito ad internet come un diritto fondamentale del cittadino e dove bastano 72 ore per creare una start-up, come Amburgo che sta ristrutturando la parte del porto per costruire la nuova Filarmonica, come Amsterdam che ogni anno investe 50 milioni di euro per trovare nuovi talenti creativi e fabbricati vuoti da offrire loro o come Dublino che ha abbassato le tasse e recuperato il centro storico.

C’è anche una bell’intervista ad Aldo Cibic, architetto e designer che fece parte negli anni 80 del gruppo di Memphis con Ettore Sottsass, in cui si evidenzia il lato collettivo e, perchè no, ludico della creatività; Cibic sostiene che sia necessaria non solo una classe dirigente più lungimirante, ma anche un tessuto imprenditoriale forte che creda nell’innovazione e quartieri urbani in cui sia possibile far vivere l’arte. C’è poi un interessante reportage sulla situazione italiana purtroppo monopolizzata dal mito di Milano “talmente abbagliante da accecare tutto quello che sta attorno”. Ormai in Italia non si compra più il design, bensì il designer, la firma che si sostituisce al prodotto. Sotto tutto questo ci sta una situazione tipicamente provinciale in cui si “rinchiudono velleità e sogni in un cassetto”. In mezzo c’è poco o niente, anche perchè i finanziamenti latitano, gli spazi costano e ci sono poche occasioni di visibilità. Tra i rari casi positivi citati nell’articolo c’è quello del gruppo Esterni.

Hip Manga

Monday, August 20th, 2007

(di Antheus)

Credo di non sbagliare quando dico che l’estetica dei manga e quella legata al mondo dell’hip hop sono state quelle che negli ultimi vent’anni hanno ispirato e maggiormente influito sull’immaginario estetico di arte, prodotti e pubblicità.
Raramente però le eccellenze di questi due mondi si sono incontrate, mixandosi l’una con l’altra.
So far.
L’11 settembre esce l’attesissimo nuovo disco di Kanye West che, personalmente, ritengo il più capace e intelligente rapper in circolazione. Il disco si intitola “Graduation” e l’art work della cover è stato curato da Takashi Murakami, ovvero il più noto artista dell’arte manga.
Il disco poi è bellissimo e contiene collaborazioni con Pharrell Williams, Chris Martin e Daft Punk e campionamenti da Thom Yorke, Steely Dan e Michael Jackson.

China Bug

Thursday, August 16th, 2007

(di Antheus)

Un tempo era la marca, conosciuta e riconoscibile, che garantiva fiducia e forniva garanzie al consumatore sulla bontà dei materiali utilizzati, sul loro funzionamento e sulla qualità dei prodotti.
Con la globalizzazione imperante e con i ritmi di produzione sempre più esasperati le big companies sono state però costrette a terzializzare il più possibile, e oggi anche le grandi marche non riescono più a controllare l’intero processo.
I casi recenti di Mattel e di Nokia sono davanti agli occhi di tutti. Anche la Cina e l’India iniziano a mostrare i primi bachi.
E altri, statene certi, ne verranno.
Anche il tanto celebrato madeinitaly - che poi, spesso, non è ‘fatto in italia’ - prima o poi dovrà soggiacere a questi inconvenienti. E, come si può vedere, i costi e la perdita di prestigio e di credibilità sono altisssimi.
Per questo noi di I-I siamo convinti che, per alcune classi di prodotti e categorie merceologiche sia necessario continuare a produrre in Italia, accollandoci - certo - dei costi più alti, ma con la sicurezza di poter realizzare prodotti garantiti e di qualità.

Tu chiamala, se vuoi, Made in Italy 2.0.

Basso Gradimento

Sunday, August 12th, 2007

(di Antheus)

Da una recente ricerca condotta a livello mondiale dalla Gfk Roper Consulting è emerso che big global brands quali CocaCola, Nike e McDonalds hanno perso il favore dei consumatori in termini di familiarità, gradimento e credibilità . Inizialmente questi dati sono stati interpretati come il segno di un forte sentimento antiamericano che accomuna i paesi europei e asiatici negli ultimi anni. Ma dopo aver visto che altrettanti marchi USA - come Google e Disney -  crescevano di popolarità e di gradimento, gli analisti hanno capito che il ragionamento non stava in piedi. In realtà la disaffezione a certi marchi dipende dallo scarso coinvolgimento dei propri consumatori nella brand experience, nello sviluppo dello prodotto o nel suo advertising. Quindi, non c’è relazione tra il brand e il suo pubblico.

E oggi tutto questo è fondamentale, quasi quanto la qualità di un prodotto.

Qui la notizia della CNN.

Adv De Beers like Beers

Monday, August 6th, 2007

(di Antheus)

To mash up. Mixare, cambiare le regole, confondere le acque, fuggire dagli stereotipi. Ancora una volta, sorprendere. Credo - anzi, crediamo - che qualora le aziende scelgano la strada della comunicazione tradizionale (tabellare, sic), la modalità, il tone of voice e le tematiche debbano essere diverse da quelle che per anni sono state imposte dai mercati, da deboli direttori marketing e agenzie in crisi di creatività.

Ci piace quindi segnalarvi questa nuova campagna di De Beers che comunica i propri diamanti non solo alle donne nel canonico modo pretenzioso e noioso (Un diamante è per sempre), ma anche rivolgendosi agli uomini (che spesso sono il vero target d’acquisto) come se fosse un prodotto di largo consumo. Una birra, ad esempio.

La musica è cambiata

Friday, August 3rd, 2007

(di Antheus)

La musica è davvero cambiata. Non sto parlando delle specifiche canzoni o dei generi che si mischiano, pescano dal passato, si evolvono o implodono. Sto parlando invece dell’industria discografica e del modello del music business. Il vecchio modello è da buttare, mi sembra che questo sia sotto gli occhi di tutti, solo alcuni discografici vecchio stile ancora negano l’evidenza.

I dischi si vendono sempre meno, per entrare nella top10 italiana basta vendere poche migliaia di copie (in USA poche decine di migliaia), in Italia il volume di affari delle suonerie dei cellulari ha superato quello della vendita dei cd, per i grandi successi il peer-to-peer la fa da padrone. Le case discografiche non possono più agire in modo routinario come in passato, ma essere sempre più creative e sorprendere i tanti appassionati di musica. I concerti oggi sono forse le attività che hanno più successo, ma non tutti, soltanto quelli che hanno dietro un’idea forte e una giusto bilanciamento tra costi di produzione e prezzo del biglietti (alcune tournee come quelle ultime degli Stones o di George Michael in Italia non possono essere considerate dei successi).

Tutto questo l’ha capito molto tempo fa Prince, dichiarando guerra alle major discografiche, anche con provocazioni forti e spesso non comprese, come quando cambiò il suo nome in The Artist e TAFKAP (The Artist Formerly Knows As Prince) e iniziò a distribuire i suoi dischi solo in rete. Quest’anno poi ha superato se stesso: avendo capito che i dischi non sono più un prodotto da vendere, ma una commodity o , meglio ancora, uno strumento promozionale per l’artista, allora in UK ha abbinato il suo nuovo disco Planet Earth in allegato gratuito al quotidiano Mail on Sunday. Risultato? La rivista e il disco hanno venduto circa tre milioni di copie solo in UK (numeri incredibili per il mercato discografico oggi) lui si è messo in tasca un bel gruzzolo di soldi ed le 21 date a Londra in agosto (dove regalerà il disco al pubblico) in 21 location diverse sono andate tutte sold-out.

Stupire, spiazzare, cambiare le regole del gioco. Questo è oggi l’unico modo per competere ed emergere nel mercato della musica. E far saltare gli equilibri: un giornalilsta del Los Angeles Times ha visto censurato il proprio editoriale in cui chiedeva al quotidiano di seguire l’esempio del Mail on Sunday e regalare un po’ di mp3 ai suoi lettori. L’articolo è stata cancellato per non fare un torto alle major discografiche che hanno la sede a L.A.. Ma il pezzo è uscito in rete grazie ad una testata concorrente  e tra blog, social community e siti vari ha fatto il giro del mondo.

Prince nonostante i suoi 49 anni, è oggi l’artista più cool e innovativo oggi sul mercato.

Last minute

Wednesday, August 1st, 2007

(di Antheus)

E’ inutile dire che siamo in Europa, che tutto è globalizzato, eccetera, eccetera. Alla fine è solo in Italia che ad agosto si ferma tutto. Ma non vogliamo certo far polemiche, anzi, approfittiamo delle vostre prossime partenze per segnalarvi un paio di cose da mettere in valigia. Tutte rigorosamente ideate in Italia.

Se tutto il mondo parla delle Crocs, noi invece parlaimo delle Lofu: sandali, infradito, ciabatte e watersoak realizzati con una plastica speciale superleggera e dal design intrigante. E che hanno dietro una filosofia interessante.

Nel vostro lettore mp3 non può poi mancare la canzone di Roy Paci. Lui è un vero italiano indipendente. Trombettista, compositore e arrangiatore italiano che ha suonato e collaborato con mezzo mondo e che quest’estate con i suoi Artuska ha indovinato il pezzo giusto: una canzone leggera, fresca, frizzante e un po’ kitsch proprio come un cocktail colorato con l’ombrellino. Tra i libri consigliamo l’ultimo di Giuseppe Culicchia Un’estate al mare, leggero, sarcastico e ben scritto.

Per le ragazze almeno una delle borse della linea Brandina, realizzate con le grafiche e i materiali dei lettini e delle sdraio da spiaggia. Retrò e italianissime.

E poi, già che ci siamo, vogliamo segnalare anche gli ultimi occhiali I-I, ovvero quelli con le lenti 24H, lenti chiare speciali che di giorno schermano i raggi UV e che di notte proteggono gli occhi grazie ad un trattamento anti riflesso. Pensate solo alla paranoia di guidare in autostrada e togliersi continuamente gli occhiali da sole quando si entra in galleria. Ideali per chi non ama le lenti scure. Li trovate qui o qui.