Campana Brothers
(di Antheus)
Creatività, design, stile. Parole troppo usate, abusate, ormai svuotate di ogni significato. Ogni tanto vale la pena soffermarsi sul loro senso , capire cioè se i progetti, gli oggetti e i prodotti a cui attribuiamo queste parole hanno quei requisiti di originalità, freschezza, unicità e innovazione; se raccontano una storia, se rappresentano la contemporaneità, se emozionano. Insomma, se si tenta di fare questa analisi, vedrete che il campo si restringe notevolmente.
Molte realtà di questo tipo provengono oggi da paesi come il Brasile e l’Argentina, piuttosto che dai freddi paesi del nord europa che, con il loro minimalismo (poco) funzionale, hanno ormai esaurito le idee.
Un oggetto-progetto che, secondo me, è tra i più significativi è Favela di Fernando + Humberto Campana, realizzata dal 2003 da Edra. Favela è una poltroncina costruita da tanti pezzetti di legno naturale, incollati e inchiodati a mano, in modo volutamente casuale (così ogni seduta è leggermente diversa dall’altra), simili a quelli usati in Brasile per costruire le baracche delle favelas. Il design è originale, racconta una realtà drammatica, ma mette anche in luce una creatività innovativa che guarda alla proprie origini e alla contemporaneità. E’ un oggetto che rende omaggio al Brasile, alla sua spontaneità, ai suoi prodotti e lo fa attraverso uno stile simbolico e con materiali riciclabili.


July 27th, 2007 at 12:51 pm
questi progetti li considero molto adatti al MoMA o per il Design Museum, non vedo che vantaggi portino a livello funzionale o anche estetico, tralasciando le sensazioni e le emozioni che possano trasmettere.
July 27th, 2007 at 12:55 pm
Concordo sull’originalità, sul simbolismo ecc. della poltrona, tuttavia mi sembra che sia più un’opera di arte contemporanea “sociale” e come tale perfetta in un museo, piuttosto che una poltrona effettivamente utilizzabile. Credo che un designer non debba mai perdere di vista l’effettiva utilità di un oggetto creato se vuole che sia “davvero” usato. Chi userà davvero Favela? Credo che il binomio bellezza-praticità debba essere inscindibile in questi casi, mentre in altri, essendo oggetti praticamente (tecnicamente parlando) inutili, basta che siano belli e basta. Gli oggetti di design (in senso lato) credo debbano essere abbinati, in modo originale e insolito, con altri, non possono essere fini a se stessi…
July 27th, 2007 at 1:26 pm
Concordo sul fatto che molte volte il design perde di vista l’ergonomicità dei prodotti e si riduce a mera opera d’arte con poche possibilità di utilizzo reale da parte del consumatore.
Meglio un prodotto normale ma comodo che uno bellissimo esteticamente ma senza un briciolo di praticità d’uso
July 27th, 2007 at 1:30 pm
guardate questo prodotto e ditemi che ve ne pare
http://www.theradiatorfactory.com/hw.aspx
July 27th, 2007 at 2:01 pm
Non concordo affatto con i due ultimi post, il genio dei designer sta proprio nella ottima utilizzabilità degli oggetti da loro realizzati. Ma chi l’ha detto che Favela non verrà mai utilizzata? Ci sono esempi infiniti di oggetti avveneristici ma allo stesso tempo utilizzabbili ogni giorno. No no grazie a loro la vita di ogni giorno viene davvero semplificata e arricchita di creatività personale, odio il qualunquismo e l’anonimato di progetti semplici solo perchè devono garantire una apparente semplicità di utilizzo. L’equilibrio sta sempre nello squilibrio. Anche oggetti che sembrano semplici a volta sono più complicati di quello che sembrano e viceversa. Saluti.
July 27th, 2007 at 2:20 pm
Credo che le cose veramente creative e che funzionano ci debbano sia stupire che ricordare qualcosa di antico. Per esempio guardando questa sedia ho pensato a un gioco che in Italia si fa quando si è piccoli (ma c’è gente che ne ha fatto un vero e proprio hobby) ovvero costruire con i due pezzi delle mollette da bucato di legno degli oggetti. Ecco questa sedia mi ricorda quella tecnica. Ecco perché non mi dà “fastidio” nel vederla.
July 27th, 2007 at 2:20 pm
Antheus:
il tuo intervento di oggi mi sembra un ottimo spunto di discussione, soprattutto per un blog di una azienda nuova di giovani creativi.
Hai ragione quando scrivi che le parole creatività e design sono state abusate. Io calcherei la mano dicendo che il loro senso è stato tradito. Cos’è un oggetto di design (o meglio cosa è diventato) nell’immaginario delle persone comuni? E’ un oggetto per pochi, che talvolta costa anche tanto e non tutti possono permettersi, che identifica chi lo possiede come una classe a parte che vive in un mondo superiore. Spesso ( soprattutto nell’asse anglosassone delle case d’asta ) vengono battuti pezzi di design in tiratura limitata a prezzi che si avvicinano ad un’opera d’arte contemporanea, per esempio Phillips De Pury di New York battè nel 2006 il prototipo del tavolo «Aqua» di Zaha Hadid per 297 mila dollari. Sull’ Herald Tribune è stato pubblicato un articolo di Alice Rawsthorn che mette in evidenza proprio questa tendenza: gli ultimi avvenimenti internazionali premiano i designer impegnati nella creazione del pezzo artistico a tiratura limitata (cioè quelli che avvicinano arte e design) rispetto a chi progetta oggetti per una larga diffusione industriale. E gli eventi «Design Miami» e la conferenza di Karim Rashid, interprete dell’ ibridazione e del pezzo d’ autore, al «Roma Design+» sono chiara dimostrazione di questa tendenza.
Secondo alcuni esperti del settore così si emargina la scuola italiana. Philippe Daverio scrive: «Sono fenomeni creati dagli americani per emarginare l’ approccio italiano alla mondo del disegno industriale. Si pagano milioni di dollari delle opere che sono imitazioni stanche di Mollino. È l’ asse anglosassone che vuole prevalere».
Io invece mi preoccupo di un rischio ben peggiore: si tradisce l’ originario spirito del disegno industriale, nato per produrre oggetti per un consumo sociale e su larga scala. Oggetti che hanno cambiato la vita quotidiana di milioni di persone. Oggetti che hanno fatto la storia e l’economia italiana.
Il buon design fa prodotti capaci di parlare di se stessi: di informare sulle loro funzioni previste e addirittura di ispirare funzioni impreviste. Trasforma il prodotto in un fenomeno sociale. Il design deve essere idea e progetto: parte dall’esperienza già fatta per raggiungere l’esperienza che ancora si deve fare. Un oggetto di design è’ progetto pensato a tutto tondo, dalla ragione industriale all’emozione estetica e alla ragionevolezza funzionale.
E non dimentichiamoci che è destinato a TUTTI, ma proprio TUTTI.
July 27th, 2007 at 2:23 pm
Dimenticavo… la poltroncina in questione costa circa 2000 dollari. Alla faccia dell’ecologico, del sostenibile e delle favelas
July 27th, 2007 at 2:51 pm
Lasciando perdere il discorso del costo (poi dicono che gli occhiali da 1007 euri sono cari…) io intendevo dire che il design deve cmq avere il compito di garantire l’ergonimicità dell’uso, non che debba mantenere un aspetto tradizionale.
Ho visto molti progetti di design che secondo me sono inutili ma secondo moltialtri sono anche scomodissimi da usare
se si riuscisse a concepire un prodotto nuovo (o reinterpretarlo) che abbia un appeal entusiasmante e sia anche facile e comodo da usare (ma anche da indossare a volte) credo si centrerebbe in pieno l’idea di industrial design.
July 27th, 2007 at 5:12 pm
secondo me esistono almeno tre tipi di creatività: quella del bambino, quella del professionista e quella a fini di lucro.
Quando è il bambino a creare, pensa solo al lato estetico, ai suoi gusti e rispecchierà quella che è la “sua realtà” delle cose. Il bambino può anche interrompere la sua creazione, si annoia facilmente, e spesso la distrugge subito dopo. Lampi di creatività che possono incuriosire ma che restano quel che sono: oggetti creati e pensati da un bambino = nessuna utilità, scarso senso estetico, etc..
Il professionista è l’evoluzione del bambino di prima. La creatività è rimasta, ma ora pensa a realizzare qualcosa di utile ed anche il suo senso estetico si è raffinato. Può creare di suo piglio oppure ispirarsi a ciò che lo circonda e cercare di rivoluzionarlo, riconcepirlo, rigenerarlo stupendo lo spettatore. Quante volte ci siamo fermati di fronte ad un oggetto che conoscevamo già ma presentato sotto una nuova forma?
(L’artista è chi concilia queste 2 forme creative al meglio.)
Poi c’è la creatività a fini di lucro. Accade quando qualcuno fiuta l’affare e tenta di incassare il massimo, col minimo sforzo e il minimo investimento, con creazioni infantili.
E qui mi spiace Antheus ma penso che quella sedia sia da collocare proprio in questa terza categoria. Le composizioni con i bastoncini, gli stuzzicadenti o le mollette, le facevano fare le maestre alle elementari e alle medie
Se si vuol rendere omaggio al Brasile, forse bisognerebbe fare qualcosa che possa anche essere d’uso e consumo brasiliano, o qualcosa che possa comprendere e ammirare quella popolazione e, allo stesso tempo, che possa portare un messaggio di quella popolazione a chi non la conosce. Altrimenti è come rendere omaggio a Roma costruendo un orologio con la cassa di sanpietrini e i numeri romani sopra
July 27th, 2007 at 5:25 pm
Per capire quali caratteristiche deve avere un oggetto per centrare l’idea di disegno industriale (e non di arredamento di lusso o di gadget trendy ma poco funzionale) è utile visitare il sito di I.DoT http://www.idot.it
La sigla sta per Italian Design on Tour. Cito: “E’ il principale progetto culturale di selezione, certificazione e promozione internazionale del design contemporaneo italiano. Ogni due anni I.DoT seleziona attraverso il suo Comitato Critico di Selezione i 100 migliori prodotti di design italiano contemporaneo ed organizza un tour espositivo internazionale nelle principali città legate al mondo del design.”
Una sezione di questo progetto itinerante è dedicata ad un concorso per giovani progettisti, il sito è http://www.idot.it/sito/htm/protagonisti_young.html
I fondamentali criteri di giudizio applicati nella selezione dei 100 oggetti partecipanti al Tour, pertanto anche dei 10 progetti della selezione “The Almerico De Angelis Young Designers Award” sono:
1. originalità semiologica ed estetica del bene prodotto;
2. qualità estetica e funzionale;
3. artisticità; componente linguistica/comunicativa;
4. innovazione tipologica;
5. utilizzo di nuovi materiali e/o tecnologie;
6. risposte alle nuove esigenze dell’abitare;
7. democraticità del prodotto.
Descritto così mi sembra diverso dai pezzi a tiratura limitata delle star del design Bouroullecs, Campana, Morrison, Jongerius e via dicendo
July 27th, 2007 at 5:30 pm
2000 dollari?! Avevo visto giusto, è perfetta in un museo…
Un minimo di praticità ci vuole, una poltrona deve “per forza” essere comoda altrimenti la tieni in salotto esposta come un’opera d’arte. Non avrei mai il coraggio di buttarmi su questa poltrona dopo una giornata di duro lavoro…Il segreto sta nell’equilibrio tra praticità e genio creativo, almeno per gli oggetti di internal design (ma questo, in realtà, vale anche per abiti e accessori…). Aura mediocritas, dicevano i romani, in italiano l’aurea via di mezzo.
Magnifici gli oggetti avveneristici: riempirei la mia casa di libri, oggetti antichi, opere d’arte e oggetti avveneristici, ma se lo facessi dovrei avere una seconda casa in cui vivere perchè la prima sarebbe troppo scomoda!
Favela rimane una bellissima opera d’arte e il designer rimane un artista comunque.
July 27th, 2007 at 7:02 pm
ANTHEUUUUS?!?! ( da leggere con la stessa intonazione di voce della Littizzetto che chiama.”Eminenzaaaaa!?!?)
Dai su… questo è un blog di giovani menti creative. C’è scritto da tutte le parti, no?
E allora alza il tiro… che la poltroncina la pubblicizza Bravacasa da 3 anni
Grazie
July 27th, 2007 at 7:59 pm
o__0′
oibò
Forma e sostanza.
Il furbetto infila un bel “giretto di parole vuote” un concetto attorno a una forma qualunque per darle sostanza. O meglio,per far sembrare che ci sia una sostanza.
Esempio creato ora:
Prendo un cubo di sughero e ci attacco due manici di paglia. Cos’è?
Ma la nuova sedia “Sardinia” all’insegna della leggerezza:l’uso del sughero è un richiamo alla Terra come Madre Universale,la paglia,che funge anche da originale poggiapiedi ci proietta verso il cielo,come spighe di Maggio,ma allo stesso tempo ci imbriglia in modo rassicurante all’alveo materno.
Prezzo 3000 euro.
Un posacenere con dentro un mozzicone di cicca usato?
Un fermacarte originale in cristallo lavorato da macchine,in un gioco di contrasi velati e voluti a cominciare dai materiali: lo splendore e l’algida purezza del cristallo s’incontarno e scontrano con il calore silente e noir della cenere e l’esotica ma chimica natura della sigaretta: una “union esoterique ” per chi pensa pesante ma ha lo spirito leggero!. La rotondità del cristallo è interrotta e sedotta dalla forma allungata dalla sleeping cigarette una sigaretta dormiente accartocciata sapientemente a rappresentare il peso della forza di gravità terrestre.
Prezzo 2500 euro
E potrei continare….
Ergo: o sono un genio che riesce a trasformare in arte qualunque cosa oppure sta ggente ci prende in giro.
L’Arte a volte è un alibi per gettare fumo negli occhi. E per discriminare i venditori di fuffa dai veri artisti vado sempre a cercare la sostanza. Nell’Arte,come ho detto la sostanza la puoi prendere a calci e impacchettarla,camuffarla anzi in uno straccetto pieno di belle parole. Parole che non son poesia. Ma furba furbizia fine a se stessa,un anello.
In certa arte moderna l’unico guizzo artistico sta nella capacità da parte di certi “artisti” di trovare il titolo giusto.
Tornando alla moda,alla gente, alla Favela: è un’opera d’arte? Ah vabbè…ha l’alibi dell’Arte per far schifo e diventare oggetto per pochi eletti.
E’ un oggetto per la casa? Allora è una schifezza.
Per il semplice fatto che se mi sedessi con un maglione sicuramente ci rimarrebbe impigliato e si rovinerebbe.
Essere un forzato masochista “der designe” mi pare un pò troppo:-)
E’ di legno grezzo,montato male,pieno di chiodi e costa 2000 euro. Sai quante Favela mi compro all’Ikea con 2000 euro? Se volete vengo a casa vostra con una mazzuola e il vinavil. Facciamo 50 euro e non se ne parla più
ps:scusate la forma un pò confusa,oggi sono di frettissimissima e scrivo a mò di stream o consciousness,spero che si sia capito quello che volevo esprimere
July 28th, 2007 at 2:15 pm
x Riccardo: sto immaginandoti munito di mazzuolo e vinavil che fai il giro delle dimore dei blogger
:-)
Questo post è molto interessante perchè apre il dibattito su cos’è arte e cosa no, cosa è design e cosa no.
Non sono affatto d’accordo con la Francesca che propone di “alzare il tiro” (è la stessa dello splendido commento di qualche riga prima??). Anche se questa poltrona fosse stata recensita da Bravacasa nel ‘94, se ha colpito Antheus ed è stimolo per riflessioni collettive, qual’è il problema scusa?
Ho conosciuto molti creativi. I più grandi sono quelli che stipano nel cervello informazioni ed emozioni nel tempo, per rielaborarli al momento opportuno. Non voglio dire che sia il caso di Antheus (non lo conosco) ma non ho colto bene quello che intendi, Francesca. Mi piacerebbe potessi esprimere meglio il concetto. Grazie
July 28th, 2007 at 3:31 pm
Finalmente ho avuto il tempo di leggere i vostri interventi,e mi è venuta in mente una cosa,la butto lì: ma non sarebbe il caso di cambiare prospettiva e vedere l’oggetto di design non più come un universo a sè stante,punto di arrivo e di rottura per differenziarsi e nel contempo servire a uno scopo,ma come punto di partenza,tassello dinamico che permetta di plasmare *il proprio design*? Oggetti che permettano di trasformare l’Uomo in creatore e creatura di design. Si,con i giusti tasselli la materia da plasmare andrebbe dalla pelle all’ambiente circostante.
Pensare a qualcosa come un tassello.
Decostruzione costruzione,decostruzione.
Ecco allora un’idea venuta alle 14.47 con quasi 40 gradi all’ombra:
Occhiali con lenti hi-tech che mi permettano di scegliere il colore delle lenti.. a seconda di umore,voglia,estro,e soprattutto abbigliamento e ambiente.Credo che la tecnologia ci sia già, credo di averla vista applicata a display di lettori mp3 ecc.

Ora vado,ci sono 50 gradi mi sa!
July 28th, 2007 at 4:53 pm
Gli smart sunglasses esistono,ma sono dei prototipi :
http://acswebcontent.acs.org/communications/chicago07/images/index.html
sono sicuro che chiunque riuscirà a mettere le mani su questo brevetto farà soldi a palate
July 28th, 2007 at 4:57 pm
@Riccardo: rircorda che gli occhiali non possono essere degli LCD, dato che hai bisogno della trasparenza per vederci
Un cristallo, o una resina, con quelle proprietà, ancora non c’è… Pensa che tutt’oggi non accontentano tutti neanche le lenti fotocromatiche, nonostante siano presenti dei miglioramenti ogni anno. Figurati quanto ci vorrà prima che ottimizzino qualcosa che non c’è.
Qualche novità interessante potrebbe esserci in avvenire, visto che sono già state presentate le “lenti liquide” ( http://www.newscientisttech.com/article.ns?id=dn12038 ) . Per cui non è detto che non sia possibile in futuro vederle mutare nella forma e nel colore per lasciare spazio alla fantasia. Anche queste però avrebbero bisogno di uno spazio, all’interno della struttura, in cui infilare i microchip. Oppure di un apparecchietto a parte da collegare alla montatura quando si vuole cambiare il colore.
Dopo tutta sta manfrina, ti dirò… non mi piacerebbero

Io porto sempre gli occhiali, quindi preferisco qualcosa di molto molto leggero, in modo da non percepirli e “integrarli” al mio corpo
July 28th, 2007 at 9:37 pm
Ciao K,
hai proprio ragione,io pensavo al colore dei display senza tener conto che sono luminosi
Beh se dovessi portarmi chip cavetti e roba varia anch’io decisamente non vorrei mai una cosa del genere…aiuto!!!
Se però fossero leggeri e del tutto simili a un paio di occhiali normali mi piacerebbero tantissimo.
La notte lenti gialle,poi colore neutro effetto leggermente fumè per una sera al bar con gli amici
July 28th, 2007 at 9:40 pm
Huracan: sono miei interventi tutti quelli con il mio nome in risposta a questo post e ti ringrazio per il complimento, veramente. Il tono voleva essere ironico, un po’ come quello di una mia risposta al post Body and Soul Food in cui suggerivo (forse un po’ sinteticamente) di visitare il sito http://www.grazianeri.com/pressroom.php?id_pressroom=presskit_55 Per vedere una foto fatta da Rancinan a Jan Fabre (scarica il presskit_55 della mostra di Rancinan e capirai). Capisco la confusione, ho un nome molto comune, non ho usato un nickname e ci sono molte risposte firmate Francesca su altri post che non sono mie.
Su quella poltroncina (ma di esempi ne potrei fare molti altri) ci abbiamo ragionato e discusso tanto e un po’ di tempo fa. Per cui non ci ho trovato nulla di esplosivo. Sinceramente non sono neanche d’accordo con le caratteristiche con cui Antheus la descrive; ho citato Bravacasa perché è una rivista che viene presa in giro come “rivista per sciure”.
Tuttavia sono d’accordo sul fatto che uno stimolo per riflessioni collettive va bene purchè faccia pensare. Touché
July 29th, 2007 at 3:08 pm
Francesca grazie per la risposta e la gentilezza. Dovresti mettere un segno di riconoscimento al tuo nome, chessò un Francesca** o un Francesca con la R di Registrato (ahimè non la so fare fare…).
Ancora complimenti per gli interventi acuti ed interessanti.
Huracan
July 29th, 2007 at 10:54 pm
Proponete un sacco di articoli,scusate se sono cosi’ critica ma tutto cio’ mi sembra una caccia all’oro.
Il punto è che non avete ancora capito cos’ e’ realmente I-I, la sua ricerca non si basa su prodotti gia commerciali o su prodotti ripresi da un passato ormai perduto,I-I punta su prodotti totalmente innovativi,senza ronzare su colori forti di cui il mondo ne è gia pieno,si basa su i materiali piu eleganti e semplici allo stesso tempo ,ecco perche’ la scelta del carbonio come materiale di punta.
Da qualche giorno a questa parte,abbimo notato una sempre piu’ crescente richiesta di domande di lavoro,visitami di qua,voglio venire a lavorare di la ma nessuno di questi siti secondo noi rispecchia la filosofia di I-I,avete perso di vista la vera personalita’ della linea I-I,tutto questo non è innovazione,gia il fatto di vedere i prodotti sottraggono alla clientela l’esclusivita’pulita di cio’ che non hanno ancora acquistato.
July 30th, 2007 at 1:19 pm
brutta e sembra pure scomoda.. mah.. arte contemporanea?
July 30th, 2007 at 3:56 pm
Credo che omaggiare il Brasile con una sedia che ha il prezzo di quasi tutte le baracche delle favelas di rio sia disgustosamente paranoico.
July 30th, 2007 at 4:54 pm
Antheus,
concordo a pieno con te… mi ricordo che alla biennale di architettura a Venezia del 2000 erano state ricostruite 5 o 6 abitazioni-favelas… ero all’inzio dell’università e, devo ammettere, non capivo molto di architettura… gli oggetti li trovai affascinanti ma mi chiedevo perchè esporre un’”abitazione” che non ha nulla a che vedere con la ricchezza dell’architettura contemporanea… Quelle case erano un “oggetto” composto di tanti piccoli oggetti e mi sembrava di avere davanti l’immagine composta da tessere di puzzle diversi incastrate alla meglio… con gli anni, gli studi, la laurea, il lavoro all’estero e in Italia, ho capito che quando un ideatore non ha nulla da dire perchè è in un momento off, dovrebbe imparare ad osservare le cose semplici, i piccoli oggetti e trovare un’ispirazione dal mondo “umano”, abbandonando l’oggetto minimalista che parla solo di sè stesso, per un oggetto che può parlare di chi lo usa!
July 30th, 2007 at 5:54 pm
Sabrina Cristina, non ho capito se fai parte dello staff I-I..
Anyway, cara CristinaSabrina, considera delle possibilità.
L’oro, per come la vedo io, potrebbe essere l’uovo di colombo. la possibilità di avere già attorno una strada. è forse stato scoperto da I-I il carbonio? o ne è solo stato plasmato l’utilizzo in un’altra forma?
Credo che il guardarsi attorno, sia vitale. Perchè, sempre nella folata di vento delle possibilità, si aprono 2 tra le tante strade. Vedere qualcosa che per un’associazione libera tuo, per esempio e che io non ho, qualcosa di nuovo nasce dall’esistente, ed io che ti ho passato il link, non avendo il tuo stesso backround, non avrei mai visto l’innovazione tra le fibre (di carboni per esempio) di un oggetto familiare. Strada 2. se l’oggetto misterioso futuribile/futur/dada/ista per me potrebbe avere costi esorbitanti di produzione, perchè sono un cazzone di grafico che prende 1000 euro al mese. ma magari Un brand come I-I con le giuste conoscenze tra i settori produttivi potrebbe farne un oggetto di utilizzo, se non di massa, magari di elite, ma non di certo un unico prototipo in attesa di un battitore che possa cederlo a qualche ricco collezionista quando io sarò morto..
Pace Sorella
July 30th, 2007 at 6:07 pm
sabrina cristina, scusa la domanda: tu fai parte di I-I?
July 30th, 2007 at 7:45 pm
Creatività o no, non credo che ne acquisterei mai una, o mia moglie o la donnadelle pulizie mi ucciderebbero.
Poco pratica e sporchevole, nonchè pesante.
Buona solo per un museo.
July 30th, 2007 at 8:42 pm
Fare una sedia che racconta la drammatica situazione di chi vive in una favela, e venderla a prezzi assurdi, mi pare una pigliata per il culo per chi in una favela ci vive sul serio, e non cerca solo di ricrearla in un angolo di casa.
July 30th, 2007 at 11:15 pm
Ricordo che una parte degli incassi derivati dalla vendita della sedia andava ad una Onlus che si occupa del degrado delle favelas.
July 31st, 2007 at 1:22 pm
HAI CAPITO SABRINA CRISTINA?!? AHAHAHAH
Mi pare giusto riportare un commento al post sporc da parte loro (ovviamente se sono le stesse, se non lo sono per cortesia si distinguano perchè ne va della loro coerenza..
“# sabrina & cristina Says:
July 29th, 2007 at 1:18 am
ok hai “ienamente ragione”Lapo,ma passiamo ad altro.Ora il problema che ci sta piu’ a cuore è veder rinascere l’italia dalle sue ceneri come una fenice,noi abbiamo delle idee futuristiche che potrebbero veramente cambiare la vita di tutti i giorni,trasformando le cose piu’ semplici in un vero e propio rilancio dell’industria della MODA ,del DESIGN,della TECNOLOGIA(ITALIANA).Come possiamo metterci in contatto con I-I per proporre le nostre idee? sogniatrici?(NO!) ITALIANE.
PS:con I-I sono nate le prime piume! per altre piume conttataci!
email:asdasd@blabla.it asdasd@blabla.it asdasd@blabla.it”
Gli indirizzi email ovviamente li ho cambiati io.. la legge sulla privacy non la conosco quindi mi paro preventivamente.. HAI CAPITO LA/LE FANCIULLINE!!??
ahahah
tris
July 31st, 2007 at 4:31 pm
Oh, datemi della pazza ma io la trovo meravigliosa. Di solito è il superfluo a darci una percezione di ricchezza, non l’indispensabile. E questo è un oggetto superfluo (e bellissimo a mio gusto) per gente con i soldi che vuole avere in casa un buon argomento di conversazione… uno di quelli che ti risolvono la serata.
E che da un contesto di estrema povertà, di priorità come l’alimentazione, l’igiene, la delinquenza, l’analfabetismo…. si riesca a fare un simile sforzo creativo, uno sforzo che ha il sapore di un amo lanciato dal pesce al pescatore affinchè chi ha i quattrini li spenda esattamente per ciò per cui è solito spenderli…. Mi sembra eccezionale. La società ricca viene studiata come mercato di riferimento da chi ha nell’indispensabile una meta.
Ditemi un po’… ma se voi viveste in quella realtà riuscireste ad avere tanta immaginazione? Io no, immaginerei un tetto e un pollo allo spiedo.
July 31st, 2007 at 4:38 pm
grazie tristram
in effetti abbiamo inquadrato i/le personaggi così!
July 31st, 2007 at 5:58 pm
Se si tratta di coerenza non capiamo a cosa ti riferisci .Il fatto di aver centrato la filosofia di I-I non significa far parte dello staff (non abbiamo mai detto nulla di simile).Abbiamo mandato le nostre idee nel post senza mai far riferimento a siti ne tanto meno ad articoli di nosra produzione come altri hanno fatto.(ecco perche’ parlavamo di caccia all’oro)parlo a tristam che a confuso idee con vere e propie dimostrazioni di articoli.
per quanto riquarda il nome essendo che siamo in due ,ognuna di noi ha diritto di esprimere la propia idea separatamente,vedi sporc(sabrina).
quando siamo in due.esprimiamo un’idea che condividiamo e quindi mettiamo entrambi i nomi,caro tristam hai frainteso.pace fratello
July 31st, 2007 at 7:22 pm
Antheus e attori di questo blog,
vorrei riportare la vostra attenzione ad argomenti che possono essere interessanti per tutti, e quindi creatività, arte in tutte le sue forme, cultura dell’innovazione etc.., interrompendo la piccola bagarre creatasi attorno al commento delle ragazze cristina sabrina (o viceversa).
Fermo restando che in un blog ognuno può e deve avere il diritto di esprimere la propria opinione, con la dovuta educazione e rispetto per l’opinione altrui, io mi chiedo: ma se non è proprio coerente o non ci piace quello che ha scritto, siamo sicuri che ci interessi così tanto? Al massimo diventerà un’intervento aneddotico, e chi se ne frega.
Il motivo per cui io partecipo a questo blog è la speranza di scambiare attivamente idee, pareri, consigli sul design e l’arte contemporanea in generale, è l’attivazione interdisciplinare del mio cervello su quello che mi appassiona.
Per cui, se non avete nulla in contrario, cambierei direzione e, in attesa che Antheus partorisca un nuovo post, mi permetteri di segnalarvi:
1. un libro interessante: “ Design anonimo in Italia – Oggetti comuni e progetto incognito” (Electa) Cito dalla presentazione: Il volume è dedicato all’ampia famiglia di oggetti di uso quotidiano di cui non solo non conosciamo il progettista ma che non identifichiamo immediatamente con un’azienda. In un momento in cui viene data grande rilevanza alla “firma” del designer o del brand, più in generale in una fase di trasformazione delle merci estetiche contemporanee, le “normali” virtù del design anonimo meritano di essere sostenute e proposte ad exempla. Dalla moka Bialetti all’Ape Piaggio, dalle sedie di Chiavari al Campari Soda. Merci no brand e no name senza le quali, come già scriveva Umberto Eco più di vent’anni fa, “non si capisce né cosa sia l’Italia, né cosa sia il design”.
2. torniamo a parlare di Brasile: alla Tate Modern fanno una mostra su Oiticica “The body of colour”: se il Brasile è quello che noi apprezziamo oggi il merito è stato anche di Hélio Oiticica e della sua capacità di rivoluzionare le forme, i volumi e le architetture, ma soprattutto i colori. A me è piaciuta molto.
E se quello che ho scritto o le segnalazioni che ho fatto non vi piaceranno, pazienza e avanti il prossimo.
PS. Antheus, che ne dici dell’installazione dei fratelli Campana al Vitra Design Museum?
August 1st, 2007 at 11:04 am
Touché..
hai ragione Francesca, sono incontinente, ma comprendimi, non riesco a resistere di fronte alle due forme di creatività basilari dell’essere umano, cioè quella paralessicale (marketing della lingua) e della promozione dell’Io (non quello freudiano ovviamente).
Anyway, mi Tacito sull’argomento
Mentre invece chiedo a chi lo avesse letto o a chi avesse possibilità di trovarlo negli archivi di affari e finanza di Repubblica.it (26 marzo 2007) un parere su un articolo riguardo al bello/inutile/provocatorio intitolato “Creativi in crisi? è solo colpa del marketing” nel quale Oliviero Toscani punta il dito contro manager e ricerche di mercato che “piegano” la ricerca creativa alle logiche del mercato.
Mi è tornato in mente grazie alla sedia scomoda.
cheers
tris
August 1st, 2007 at 2:46 pm
Ho letto l’articolo quando è stato pubblicato ma trovo più interessante l’intervento di Oliviero toscani alla prima convetion sul marketing e comunicazione,concordo con lui quando dice che i signori del marketing decidono cio’ che i creativi devono fare e che al creativo non serve sapere di marketing , la creatività deve vivere uno stato di non controllo dove è il creativo a decidere ciò che deve comunicare e non deve aver paura di aver paura di dire quello che sente,il creativo può toccare tutto quello che vuole .La pubblicità è morta?Quello che è certo è che siamo circondati dalle banalità dei creativi non sicuri.(…se posso avere il diritto di esprimere il mio parere signori della corte )
August 29th, 2007 at 9:09 am
secondo me l’estetica della sedia è molto carina. La cosa che mi sconcerta del mondo del design odierno è il fatto che ben attenzione viene data all’ottimizzazione dei progetti per la gestione ed il rispeto dell’ambiente. Non voglio immagginare il pack di questa poltrona…sarà enorme. Invece secondo me il design (quello intelligente) dovrebbe spingersi a creare oggetti richiudibili, facili da trasportare, modulari, dal pack minimal (e poco ingombrante)..
volendo anche io posso prendere una sedia apri e chiudi…inzupparla nella colla e ricoprirla di matite appuntite…mouse rotti…o qualsiasi altra cosa…sarà un oggetto carino ( uuuhh…già me lo immagino @_@) ma alla fine la sedia non sarà più richiudibile…dfifficile da gestire…usare….e smaltire…
November 17th, 2007 at 5:51 pm
Hey!…I Googled for asse, but found your page about Campana Brothers…and have to say thanks. nice read.
July 3rd, 2008 at 10:40 pm
Leggendo di I-I su una rivista mentre ero al mare ho capito subito che era ciò che cercavo. Da tempo ho un’idea che mi frulla per la testa, ma per timidezza o cosa non ho mai avuto il coraggio di proporla. Mi prenderete anche Voi per scema, ma io ci provo……..
C’è un tipo di lana che si chiama lana cardata e qui dalle mie parti veniva molto usata per fare articoli di abbigliamento comodi e soprattutto caldi. Ora questa lana è anche colorata e no più neutra come era una volta….. al di là delle moppine, pantofole, berretti e cappelli, gilet, borse, ciabatte etc ( che secondo me rivisti un attimo sono articoli su cui si può giocare alla grande) si possono fare dei bellissimi gioielli utilizzando assieme altri materiali, tipo, perline di legno d’ulivo, acciaio, e altri materiali basta usare la fantasia. E’ una cosa nuova, non è in commercio, è totalmente artigianale, ed usa materiali naturali…..
Ecco io mi sono buttata….. spero che qualcuno possa cogliere il senso di questo materiale e il molteplice uso in cui si può impiegare, per la realizzazione di diversi articoli che possono essere attualissimi ma utilizzando un materiale antico. Grazie
August 2nd, 2008 at 2:30 am
idea interessante di per sè ma con minuscole possibilità di mercato almeno per due motivi:
1) non compatibile col “corpo umano medio” oltre qualche decina di minuti
2)propensione alla “raccolta di polvere” difficile da pulire
cmq valida come esempio di destrutturazione positiva del pensiero (anche detta creatività o pensiero laterale) e quindi come oggetto ornamentale…
see ya:)