Adv options
(di Antheus)
In questo blog si parla molto di creatività. E quando si parla di creatività, inevitabilmente si pensa alle agenzie pubblicitarie, ovvero a quelle strutture che iniettano creatività sul marchio delle aziende clienti. A volte ci riescono, ed è un successo per tutti. Altre volte falliscono miseramente ed è principalmente il cliente, titolare del brand, a doversi leccare le ferite procurate dalla cattiva comunicazione dell’agenzia, la quale, mal che vada, non verrà confermata per la prossima campagna. Intanto prende i soldi e scappa.
In pratica l’agenzia pubblicitaria raramente prende il rischio della propria creatività. E’ per tutto ciò che da queste parti non amiamo molto le agenzie di adv.
Ma le cose, per fortuna, stanno cambiando.
Leggo su Business Week che a New York c’è un’agenzia chiamata Anomaly che in pratica fornisce la propria creatività partecipando attivamente ai profitti o alle perdite dell’operazione, diventando reali partner del cliente. Rivoluzionando quindi il business della comunicazione e rendendolo molto più interessante. Anomaly sta provando questo nuovo approccio con clienti quali CocaCola, Virgin Airlines e Blackberry. E in Italia?
Qui l’articolo completo.

July 25th, 2007 at 2:10 am
Leggendario il caso della Smart, che dopo un disastroso lancio pubblicitario (io ero piccolo e non capivo se era uno spazzolino da denti o un nuovo gruppo musicale…)fu salvato da un’azzecatissima campagna di marketing.
Ho letto l’articolo e mi è piaciuta molto l’idea. Quello che mi stupisce è la mentalità davvero coraggiosa di queste aziende.
In Italia… e vabbè facciamoci del male…troppe leggi che aiutano chi ha un avvocato. Troppa voglia di spremere fino all’ultima goccia il limone. E troppa diffidenza.
Però c’è gente che ha voglia di fare,che ha voglia di emergere,che magari vorrebbe un’occasione.
Perchè a forza di sguazzare nel fango vengono gambe forti. E poi il fango fa bene alla pelle.
July 25th, 2007 at 3:04 am
E in Italia le innovazioni arrivano sempre in ritardo….al Sud non arrivano per niente.
July 25th, 2007 at 8:02 am
Credo che il futuro delle agenzie pubblicitarie sia proprio in questa condivisione dei rischi, in questa partecipazione attiva ai profitti o alle perdite, c’è da chiedersi perchè si è aspettato fino ad oggi…forse perchè molti prodotti pubblicizzati hanno margini così elevati (penso all’acqua minerale, alle merendine,ai profumi) che una azienda può anche permettersi una campagna non ottimale.
July 25th, 2007 at 8:31 am
In Italia non avrebbe successo, c’è una diversa analisi dei rischi (tra l’altro più seria rispetto a quella statunitense)
July 25th, 2007 at 9:34 am
K, puoi spiegarti meglio?
Grazie
A_._
July 25th, 2007 at 10:02 am
Anch’io la vedo molto difficile. O meglio, vedo la cosa come una grande scommessa (e in Italia non vedo quante agenzie di comunicazione siano così grandi e solide da potersi permettere di “scommettere” su qualche cosa….).
Mi spiego con una riflessione: le vendite / “appealing” di un determinato prodotto variano non certo solo in funzione delle più o meno efficaci campagne di comunicazione attuate/in corso. Possono infatti verificarsi casi di crollo/impennata nelle vendite e nel valore di gradimento di un determinato prodotto derivanti da altri fattori quali andamento di tutto il mercato, andamento dell’azienda, popolarità/impopolarità di chi è alla guida dell’azienda etc.
Ora, se io come agenzia di comunicazione divento partner per il lancio/rilancio/consolidamento di un det. prodotto può capitare che la variazione/i profitti siano positivi oltre ogni aspettativa. In questo caso…che figata, ci ho guadagnato un sacco!
E se il delta è xò negativo oltre ogni aspettativa??? A quel punto direi che… sono solo cavoli miei. E in quest’ultimo caso, se sono una società grande posso anche chiudere un occhio e sperare negli andamenti futuri. Se sono una società piccola… posso anche chiudere bottega e andare a casa.
Non è forse così? Questa è la mia riflessione “a freddo”. Ma forse mi sbaglio…(spero)
July 25th, 2007 at 10:13 am
Il concetto è molto interessante e d’altronde la partecipazione al rischio aziendale è garanzia di impegno. In Italia però punterei più su strategie diverse come il co-mkting e il lobbying. Ecco Antheus perchè non parli in un tuo prox post di lobbismo in maniera seria? A volte una strategia “d’insieme” ben coordinata è superiore a qualunque campagna pubblicitaria. Negli Usa ed in Uk questo avviene già da tempo. In Italia siamo, come sempre, al palo.
S.
July 25th, 2007 at 11:32 am
Stenderei un velo pietoso sui confronti Italia-Usa: a queste latitudini imperversa la finanza creativa.
Per quanto concerne l’aspetto “partecipativo” delle adv mi trova completamente d’accordo.
Resto anche io perplesso, però, sull’esportabilità del modello: attendiamo il primo caso che apra la strada…
July 25th, 2007 at 12:16 pm
Non so esattamente cosa intenda K ma condivido l’analisi di Ginny. I fattori che determinano i rischi connessi a quest’iniziativa sono variabili ma non mi sentirei di giurare sull’insuccesso. Ed in ogni caso se fossi una società piccola mi butterei… se un’agenzia pubblicitaria di piccole dimensioni non crede con tutta sè stessa nelle proprie idee, al punto da scommetterci la propria “sopravvivenza”, che campa a fare? Voglio dire che è un tipo di attività per la quale dovrebbe valere su tutto il concetto che ho trovato sul sito di una società di marketing di Torino, è una frase di Ezra Pound: “Quello che conta, oltre all’idea, è la capacità di crederci sino in fondo”.
July 25th, 2007 at 12:37 pm
Non è la prima volta che l’America ci fornisce esempi innovativi e che purtroppo non vengono recepiti dal nostro paese……ma sento nell’aria che uno “svecchiamento” ideologico è in corso. Ciò avviene anche grazie all’apporto costruttivo di persone come te, che promuvono e sengnalano innovazioni positive, non ancorate a rigidi schemi precostituiti, che portano una ventata di freshezza e speranza per una possibile evoluzione mentale globalizzante. Purtroppo le menti aperte sono ancora un numero inferiore rispetto a quelle ristrette e stereotipate ma per fortuna i nuovi giovani stanno imparando a pensare autonomamente senza condizionamenti ideologici passati, e finalmente qualcuno riesce a capire che la diversità è un qualcosa da cui recepire nuovi stimoli e non un qualcosa da ghettizzare perchè non corrispondente agli schemi della tradizione.
July 25th, 2007 at 12:45 pm
Belle le parole di blanchette (e di Ezra Pound). Sono la prima a crederci e a “credere”. Ma sul fatto di scommettere la propria (e spesso anche altrui) sopravvivenza ho qualche dubbio.
Il problema è che purtroppo, nella vita, bisogna anche campare…
July 25th, 2007 at 2:36 pm
Credo che questo approccio sia il futuro non solo nel settore marketing e comunicazione ma in tutti quei settori in cui l’azienda attinge con l’outsourcing.
Ci sono stati e continuano ad esserci troppi casi in cui non si lavora col giusto impegno e credo che questo sia l’unico modo per ovviare a tal problema.
In Italia comunque sono già attivi approcci di questo tipo anche se in settori aziendali differenti basti pensare alle varie partenrship o accordi tra aziende illustri che già sono in corso nel nostro paese (Ferrari in F1 è un esempio emblematico).
Riuscire ad integrare l’intera realtà aziendale in questa visione penso che sia un ottimo passo in avanti per l’industria italiana, ancora ancorata alle piccole e medie imprese ed alla loro “forma mentis”.
July 25th, 2007 at 2:45 pm
…restando in termini di avd intesa come advertising…sono stato informato del fatto che I-I ha comunicato in modo geolocalizzato negli USA su un molto noto ed importante motore di ricerca.
dovrebbe trattarsi di un’adv geolocalizzata in alcuni dei più grandi centri metropolitani degli USA; una grand bella cosa!!!!
Complimenti
un saluto
July 25th, 2007 at 5:53 pm
Concordo con Ginny (che ringrazio perchè mi ha fatto riflettere col suo bel post) e maver,che parla di forma mentis.
Si alla fine gira e rigira sempre di forma mentis credo si tratti. Io non mi intendo granchè di economia,ma credo che la creatività quando è buona si sa adattare ad ogni mercato.

Quindi penso che creare uno staff creativo che sappia rivolgersi ad altri mercati sia fattibile. E anzi sarebbe una sfida stimolante. Con le tecnologie che abbiamo oggi si possono fare molte cose in campo adv,anzi moltissime. Un pc ,una videocamera digitale dell’ultima generazione,un buon software di editing e tanta fantasia permettono di essere competitivi. Hey sono,esagerando,circa 7.000 euro. E siamo in qualità HD,che fa tanto figo.
Sennò basta una videocamera da casa da 1300 euro,un pc da 700 e un pò di programmi da pagare una volta fatti i primi ehmm….guadagni…
Ma ripeto bisognerebbe rivolgersi *al mondo*,mica all’Italia!
La Anomaly è un modello rivolto ad aziende che godono di mercati immensi. Da cui derivano Profitti immensi.
Poi si tratta di aziende solide Coca-Cola (KO),Aliph,Apple e lavorano in partner con nientemeno TBWA, Weiden & Kennedy, Saatchi & Saatchi….
Qui in Italia c’è il morbo dell’avidità.il morbo de “La casa è mia e me e ci comando io e guai a chi mi dice qualcosa”di fantozziana memoria. Anche se poi si tratta di un rudere.
July 26th, 2007 at 9:33 am
In Italia…Vi immaginate il manager di prodotto che falsifica i risultati per dimostrare all’agenzia che la campagna non è stata ottimale, o addirittura negativa e chiede di partecipare alle perdite..un’agenzia del genere sarebbe davvero un ….Aomaly
July 26th, 2007 at 12:31 pm
Oggi,la maggiorparte delle persone di ceto medio alto,cerca di seguire degli standard che si attacca inevitabilmente addosso,soffocando cosi’ la propia personalita’.
Penso che in ognuno di noi ci sia da qualche parte una personalita’ che in alcuni è più pronunciata e in altri meno .Abbattere gli stereotipi non è facile ma non impossibile.Si può essere fashion con pochi euro ,e questo l’ho speremintato su me stessa da anni.L’eleganza è una cosa innata ,l’uomo veramente elegante passa innosservato ma quando passa lascia il segno e inevitabilmente viene copiato,(lancia una moda!)senza saperlo.Purtroppo le vere idee quelle semplici e facilmente attuabili,vengono stroncate dal tessuto sociale,lasciando quelle idee del tutto innovative in un angolo buio in un cassetto perso nel tempo.Di idee ne abbiamo tante dalle piu’semplici alle piu’futuristiche,che potrebbero realmente cambiare la vita di tutti i giorni,organizzandola con semplicita’armonia ed eleganza.Ci sono dei materiali da noi sperimentantati che cambieranno il modo di viaggiare e salvare vite,ci sono dei materiali,che renderanno la vita di tutti i giorni,divertente,indispensabile e diversa.idee,solo idee.purtoppo.
July 26th, 2007 at 1:34 pm
In Italia già succede qualcosa del genere: i compensi delle agenzie (creative e media) non sono più la cuccagna di 10/15 anni fa: ormai c’è il margine di rischio, non fisso, basato sulla valutazione dei risultati a campagna conclusa. Non so esattamente se in America il cliente è totalmente il “paron” della situazione, ma qui in Italia abbiamo anche delle realtà aziendali a conduzione familiare anche abbastanza rilevanti dove il titolare entra pesantamente nelle modifiche dei piani di comunicazioni e neanche si sogna di lasciarti libero di fare quello che ritieni meglio per la sua azienda e i suoi prodotti da professionista della pubblicità. Nella pubblicità italiana il cliente ha sempre l’ultimissima parola e spesso ti trovi a difenderti se le cose non sono andate al 100% bene anche se poi tu hai modificato il tuo lavoro seguendo le indicazioni del cliente per sfinimento e per portare a casa la pagnotta. Sarebbe bella una maggiore interazione fra agenzia e cliente, ma molto spesso ci si muove a compartimenti stagni. Forse un giorno…
July 26th, 2007 at 2:46 pm
per lapo .come possiamo parlarti in privato ?è urgente troppe idee ce le dimentichiamo nel cassetto del passato .ecco lo vedi ce ne sono venute in mente delle altre e quelle di prima sarebbero svanite nel nulla se noi no avessimo tempestivamente preso appunti,per info,kribby@hotmail.it
July 26th, 2007 at 2:53 pm
Troppe volte in Italia non si vuole “osare” ,cosi come si fa all’estero, vuoi per colpa delle nostre radici vuoi per paura di non riuscire ad accaparrarsi le campagne, le stesse agenzie magari partono piene di buona volontà ma poi ripiegano in soluzioni più convenzionali…Osare e averne il coraggio questo ci vuole, troppe volte i numeri del marketing sono messi davanti alla creatività e la gente che si guarda in giro se ne accorge…
July 26th, 2007 at 2:56 pm
non ho mai capito com’è che gli italiani sono creativi in tutto - dal design alla moda, alle arti, alla finanza
- ma in ambito pubbliciario prendiamo scoppole da americani, inglesi, brasiliani, spagnoli, thailandesi, argentini ecc ecc… mi sono chiesto se è colpa dei professionisti del settore, piuttosto che dei manager che devono approvare e stimolare la ricerca creativa.. non mi sono ancora dato una risposta.
July 26th, 2007 at 3:52 pm
ciao a tutti. sono al primo post di questo bel blog.. complimenti a tutti per il tono della discussione e per le analisi di tutti voi. Non è facile trovare blog di un certo livello…
Questo blog è acqua fresca per le mie membra: scoprire che c’è gente come voi …(e come me!) che sogna ancora di farcela da sola, con le proprie gambe!!
Lapo docet!!! bellissimo il servizio su Vanity, per un torinese come me, poi!! Giusto ieri guardavamo la foto di Lapo su VF seduto sul muretto ai cappuccini a TO con la camicia a fiori freak e dicevamo: pensa incontrarlo per strada e condividere idee e progetti con lui…mi sa che non sono l’unico!!!
Tornando a noi , purtroppo devo dare conferma agli ultimi post di Fabio e Riccardo.
Io sono uno di quelli che lotta ogni giorno nel fango, come dice Riccardo, (PS: ho stampato la tua frase e me la sono appesa davanti alla scrivania!)per “la pagnotta” e che trova sulla sua strada personaggi del tipo “cerco di farti fesso”. Forse è un problema di cultura o di mentalità. In Italia il principio è o sei grande e grosso e allora ti strapago anche se non lavori al 100% oppure , se non hai ancora la reputazione per potertelo permettere ti prendo per le pxxxe, sempre e comunque (scusate lo sfogo ma è pane quotidiano). Io trovo gente che mi dice sempre per ogni progetto “condividiamo il rischio” ma che al momento di incassare e condividere il profitto generato è molto meno “coinvolgente” ed entusiasta…La voglia di lavorare, scommettere su di sè e metterci tutti i giorni il 200% di cattiveria, passa. E dico questo pur lavorando a progetti di alto livello! Mi dicono sempre: buttati!!… aforza di buttarmi mi sto rompendo le ossa però….
July 26th, 2007 at 4:25 pm
ragazzi penso che in questo blog ci sia un’ottima percentuale di menti giovani e ricche di idee quindi…rimbocchiamoci le maniche ed iniziamoci a prendere ciò che ci spetta di diritto e cioè la nostra ITALIA, non aspettiamo che qualcuno ce la dia ridotta in condizioni pietose e ci dica “provaci tu”, pensando anche di farci un favore.
Nel farlo però ricordiamoci che non possiamo andare avanti ogniuno per la propria strada da solo perchè l’uomo non è un animale solitario, ma dobbiamo iniziare a stringere rapporti ed a realizzare collaborazioni con chi la pensa come noi ed ha voglia di cambiare.
FORZA RAGAZZI NON CI POSSONO FERMARE SE LOTTIAMO UNITI IO CI CREDO ( e questa non è utopia ma solo un sogno che può benissimo trasformarsi in realtà se solo ci crediamo)
mauro.verardi@fastwebnet.it
July 26th, 2007 at 6:07 pm
Antheus, il discorso è un po’ complesso per affrontarlo sul blog, non voglio stremare tutti con reply lunghe come ho fatto già nell’ultimo post di Lapo
In sintesi: nel trade-off un’azienda americana ha un’approccio molto più “a pelle” rispetto ad un’azienda italiana. Lo statunitense è più predisposto “all’azzardo” mentre l’italiano (e l’europeo in generale) vuol cercare di avere tutto sotto controllo e compie scelte più ragionate, che si basano su dati certi e sono studiate a tavolino.
Nel caso specifico, ecco i punti di vista (spiegati “alla buona” ovviamente
):
Statunitense: io dovrei pagare 10 euro la Caio&Co. ma non so come andrà la campagna. Con la Anomaly non pago nulla e guadagnano a seconda del successo che avrà. Di conseguenza non ho nulla da perdere, mentre guadagneremo entrambi se la campagna andrà bene.
Italiano: La Caio&Co ha fatto ottime campagne negli ultimi 5 anni, verso 10 euro ma se va bene ne incasso 100. La Anomaly sembra capace, ma se va bene, alla fine, anzichè incassare 100 incasserò 70-80! E poi chi mi garantisce che la sua analisi della campagna sarà identica alla mia? Allora faccio così: propongo alla Caio&Co di accettare 6 euro subito e 4 se la campagna andrà bene, in modo da ridurre a 6 euro la possibile perdita e se va bene incasserò tutto -4 euro (cifra irrisoria a quel punto). Questo è un buon trade-off, perché l’agenzia lavorerà bene per incassare il resto e per attirare nuovi clienti, mentre l’azienda saprà in anticipo quanto sarà piccolo il pezzo di torta da dare all’agenzia.
Il rischio con un’agenzia normale, in questo caso, è tra il 6 e il 10%, mentre con la Anomaly può arrivare al 20-30% (un compenso più alto = maggior “perdita”)
Altro problema è la competitività: un’azienda che affida i propri bilanci unicamente al successo di tutte le proprie campagne non ispira stabilità. Un’azienda, se diventa instabile, ha bisogno di nuovi fondi per rigenerarsi: chi mi dice che non accetti, a quel punto, un lauto compenso da parte di una mia concorrente, al fine di passargli info sui nuovi prodotti che intendo pubblicizzare? (lo fanno già le agenzie normali, figuriamoci quelle “a rischio”).
Senza tralasciare il fattore “pubblicità comparativa”. Qualora entrambe le aziende fossero clienti della stessa agenzia, questa come farebbe a creare una campagna per X in modo da surclassare la campagna di Y appena creata proprio da lei? E, in caso di riuscita, come la prenderà Y?
Apro parentesi: Per i sopracitati, e altri, problemi, da un annetto alcune multinazionali stanno valutando seriamente se continuare o meno ad affidarsi all’outsourcing nei settori chiave, in particolar modo nella gestione delle sedi che si trovano fuori dai confini nazionali. Penso che, nel giro di 5 anni, gli unici a fare ancora outsourcing (nei diversi modi già citati) saranno italiani e statunitensi. Mentre le aziende degli altri Paesi produrranno risorse proprie o arrotonderanno generando outsourcing per altri.
Concludendo, anche alla Anomaly devono aver fatto lo stesso ragionamento, infatti contano di aprire (entro la fine dell’anno) un’agenzia a Londra, cioè nel “Paese europeo meno europeo”.
Quando parliamo di rischi, caro Antheus, è sempre meglio diffidare dal pensiero americano e insospettirsi se qualcosa prende piede lì. Basta vedere quel che combinano nei conflitti o com’è gestita la TSA per capire quanto siano lacunosi nell’analisi dei rischi
July 26th, 2007 at 6:32 pm
Per K
il discorso che fai tu non fa una grinza ma devi dirmi come fa un’azienda a produrre in casa tutto quanto non sia core-business?
Un minimo di outsourcing bisognerà farlo sempre altrimenti non ci si focalizza sul core aumentando il rischio di perdite.
Quello che intendevo io è non affidarsi al’outsourcing passivo ma basarsi su accordi attivi di compartecipazione su prodotti o progetti. Questi accordi non devono riguardare solo cliente e fornitore ma anche altri fornitori, se ci sono, dello stesso cliente in una forma che non sia simile ad una catena ma più che altro ad un circolo.
Accordi di questo tipo sono già in uso nei cosidetti distretti industriali tra le aziende che ne fanno parte: non a caso la maggior parte di essi conta le aziende più redditizie presenti nel nostro territorio.
Per come sono strutturate la maggior parte delle aziende italiane credo che sia un notevole passo avanti per esportare il made in italy nel mondo.
July 26th, 2007 at 6:45 pm
l’idea è quella di una capogruppo (holding?) che si occupi del project management, dell’assemblaggio/realizzazione e della distribuzione mentre le società “operaie” si preoccupano di mettere parte del loro lavoro a disposizione di questa.
L’innovazione sta però nel fatto che nopn è la capogruppo ad essere “azionaria” delle sottoposte ma sono esse ad esserlo della capogruppo: in questo modo l’impegtno nel lavoro è finalizzato al risultato finale visto che i proventi della vendita sono in parte distribuiti.
GESTIONE MANAGERIALE 2.0?
July 26th, 2007 at 8:38 pm
Maver, qui dipende dal tipo di azienda e dalle sue dimensioni. Oggi tutte le aziende si affidano a best practice, il risultato è che sembrano fatte con lo stampino e finiscono negli stessi “giri”. Io penso che ogni azienda invece dovrebbe gestire e modellare un proprio modello di business.
Per alcune compagnie la pubblicità non è “solo pubblicità” ma è un cardine del proprio successo, di conseguenza il core-business può diventare il saper vendere il proprio prodotto piuttosto che il prodotto stesso. Inoltre una compagnia di grosse dimensioni può gestire diverse aziende che hanno core-business diversi, e può farlo sia possedendole al 100% che tramite altri metodi. Ad esempio i portafogli diversificati.
Tutte “le grandi” stanno spostando il core-business dal prodotto materiale a quello immateriale, cioè agli investimenti, alle strategie, ecc… Domani (ma forse già oggi) se comprerai un cornetto Algida, probabilmente non finanzierai più la produzione di altri gelati o i salari dei dipendenti, ma piuttosto finanzierai qualche altro progetto in cui l’Algida investe
Oggi CHIUNQUE può creare un qualche tipo di business ed avere successo anche sulle grandi concorrenti, non ci sono le barriere del passato nè la necessità di dover avere chissà quale sede o chissà quanti dipendenti. Quello che un tempo veniva prima di tutto, oggi te lo fai dopo che il tuo progetto prende piede. La creatività ha un’importanza enorme ed è l’unica arma capace di contrastare un monopolio o una griffe famosa. Le grandi compagnie l’hanno capito e oggi cercano di rinnovarsi anche loro, solo che essendo “giganti” si muovono più lentamente e tutto sta nello sfruttare la libertà di movimento che si ha agli inizi per poterle battere sul tempo.
Ad esempio il core-business di I-I non è il prodotto, non è l’occhiale, ma l’idea che ci sta dietro ed il modo in cui questa viene presentata ed assorbita dalla gente. L’occhiale non è più tale, ma diventa qualcosa di immateriale, una metafora che ti identifica e diversifica rispetto alla massa. In questo modo non c’è bisogno di creare stabilimenti in Cina, nè di partire con immense catene di montaggio, tantomeno di fare “offerte” destinate ad un target preciso. Il prodotto è lì, valorizzato e pronto per essere bramato da chiunque.
Tornando al discorso dell’outsourcing “poco importante”… oggi sono considerati “poco importanti” i call-center per esempio. E se uno marca una risorsa come poco importante, tutte le altre la considerano tale per “l’effetto stampino”. Invece potrei citarti decine e decine di effetti collaterali che hanno i call-center sulle compagnie telefoniche. Sono una vera e propria mina vagante, ma per ora i danni arrecati sono piccoli e non ci fanno caso, quando scoppierà il bubbone (uno piccolo già quest’autunno mi sa) sarà tardi e serviranno ingenti somme per porre rimedio sia ai danni materiali che a quelli d’immagine. Per un’altra compagnia invece l’outsourcing poco importante può essere avere catene di distribuzione o laboratori di ricerca in Cina, India e altri Paesi con manodopera a basso costo. Ma se in quei posti sviluppi nuovi prodotti, tu offri ai tuoi prodotti una protezione minore rispetto a quella che avrebbero in alcuni Paesi europei, di conseguenza aumentano i rischi dei furti di brevetto o di manomissioni. E i danni ti verrebbero a costare più di quanto ti sarebbe costata la manodopera in Europa.
Come dicevo in precedenza, è una questione di trade-off. Esempio di trade-off:
Devi andare a Monaco, cosa fai per prepararti?
In primis pensi se usare l’aereo, il treno o l’auto e quindi inizi col trade-off in base ai rischi che corri con i vari mezzi, il costo, la comodità, il tempo che impiegherai ecc…
Se scegli l’auto, anche qui parte un altro trade-off, anche qui valuti, ad esempio, se ti conviene far fare un controllo all’auto prima di partire, in modo da viaggiare con maggior sicurezza, o se rischiare qualcosa e risparmiare i soldi del controllo..
Per una questione di errata percezione del rischio, spesso si decide di fare un controllo parziale o di non farlo affatto, perché l’auto è considerata un mezzo sicuro. Per lo stesso motivo spesso di sceglie il treno piuttosto che l’aereo, anche se gli incidenti aerei sono molto più rari degli incidenti ferroviari (per non parlare di quelli in auto).
E come avrai capito potrei farti fare tutto il viaggio a colpi di “trade-off”, ma te lo risparmio perché ho dormito 5 ore nelle ultime 60 e anche stanotte la vedo grigia…
July 26th, 2007 at 11:10 pm
Non ho parole.
Frequento i gruppi di discussione e i blog da parecchi anni ormai, e raramente ho trovato un livello di discussione, animata e competente al tempo stesso, così alto.
Mi fa piacere che tutto ciò derivi da alcuni nostri semplici spunti ma, sopratutto, sono fiero che si sta creando una reale comunità indipendente che ha voglia di analizzare e confrontarsi su temi quali marketing, creatività e talento.
Spero che l’agosto non affossi tutto ciò.
Noi, comunque, ci saremo.
July 26th, 2007 at 11:14 pm
Per Wise: grazie, è un onore
Penso che siamo nel bel mezzo di un Rinascimento Digitale dovuta alla diffusione di pc e apparecchiature multimediali da un lato e della banda larga dall’altra e per la conseguente possibilità da parte di sempre più persone ,lo ripeto,di esprimere le proprie idee e soprattutto condividerle col mondo in modo interattivo ed immediato,e, con risultati che non hanno nulla da invidiare a quelli che un tempo erano definiti professionisti.
In rete i professionisti sono quelli che emergono perchè valgono.
In Italia sappiamo che purtroppo non è sempre così.
(Si,poi poi c’è sempre il fattore fortuna anche in rete ,basta pensare al fenomeno Gary Brolsma…:-))
E’ questa l’idea che sembra soffiare su Italia Indipendent : mi piace pensare che Lapo abbia la stessa voglia di rivincita che ha un qualunque essere umano offeso e umiliato. La stessa che ha la gente ogni volta che si butta con fiducia nelle cose e poi viene tradita e si ritrova con le ossa rotte.
E tifo per lui non perchè mi piace lui come persona (non lo conosco , ma da come ho visto che si comportava con Lucci deve avere moooolta pazienza) ma perchè ti immagini che orgasmo sarebbe vedere uno che è stato messo alla gogna per la sua vita privata rialzarsi nonostante tutto,tornare a sorridere,e vincere? Ti immagini che roba? Ti immagini che Italia?
July 27th, 2007 at 3:19 am
Anche se sarò in mezzo al mare su un canotto, continuerò a seguire il Vostro blog…
July 27th, 2007 at 3:26 am
x Sabrina
hai davvero ragione, l’eleganza è innata e questo ti permettte di vestire anche con pochi euro ed essere ammirato magari dando pure l’impressione di aver pagato molto ciò che indossi solo perche ti sta veramete bene. E’ questo un privilegio di pochi. Io ricordo felicemente una frase che lessi di Gianni Agnelli….”L’eleganza sta sempre in un dettaglio seminascosto” . Tanti cari saluti.
July 27th, 2007 at 11:46 am
Per K
mi fa piacere parlare con gente come te perchè è mettendo a confronto le nostre idee che possiamo fare qualcosa per il nostro PAESE, e questi tipi di confronto, a differenza di altri che si barricano dietro un muro di gomma, sono molto istruttivi…
Per Antheus…il fatto che le discussioni stiano prendendo questa forma, oltre che a farmi immensamente piacere, la dice lunga sulla volontà di noi giovani di essere coinvolti e dire la nosrtra su ciò che crediamo quindi un GRAZIE immenso a voi per questo spazio e spero realmente che da qui partano alcune idee innovative di rinascita.
July 27th, 2007 at 2:58 pm
per Paolo conv blas
secondo te come possiamo fare a contattare Lapo oltre a questo blog non ci sono fonti per rintracciarlo pensi che legga il blog?abbiamo decine e decine di idee per la sua nuova azienda secondo te siamo sognatrici a pensare di contattarlo per esporgli idee semplici e fashion non ci arrenderemo mai!!!!!!!!!!
July 27th, 2007 at 4:27 pm
Io credo che oggi ci sia tanta voglia di rinascita in Italia. Da quella puramente economica a quella sociale e umana. Ho la sensazione che ci sia una nuova generazione, forse quella chiamata delle Partite IVA (di cui sono fiero di fare parte!), che NON CI STA : non ci sta a ingrigirsi sotto una piramide di dott., direttori, capi etc. Non ci sta a sentirsi dire “..tanto è così”; non ci sta a credere che debbano vincere sempre gli stessi nella stessa maniera, che ci sia un’opportunità per chi ha VOGLIA!!
E’ per questo forse che, anche sentendo i racconti di mio padre sugli anni sessanta, quando lui aveva la mia età, penso: che periodo!! Pieno di contraddiazioni e punti oscuri, per carità, ma anche pieno di entusiasmo e voglia di crescere.
Ecco, oggi, nel periodo in cui i giovani hanno quasi paura di vivere, sento piano piano crescere questo sentimento tra alcuni di noi. Questa piccola community ne è un esempio e a Lapo e allo staff di I.I. va il merito quasi di averlo interpretato e fatto suo.
E vi dico una cosa: un mesetto fa quando ero ai Murazzi alla presentazione della 500 ho avuto dei momenti di commozione perchè ho pensato a tutto quello che c’era stato dietro, alla passione che traspirava da ogni dettaglio, al fatto che uno spettacolo del genere era finalizzato non a sè stesso ma alla presentazione di un prodotto industriale! E’ stato grandioso!!! Pensare quale connubio possa esserci tra un prodotto, la comunicazione, l’arte!
In quella serata ho sentito tutto l’orgoglio di essere italiano (e anche torinese :). Ho avuto la sensazione che quella serata fosse un messaggio per il Paese, un dire “SIAMO QUI”, per tutti quelli che fanno le cose con passione ..e quindi anche per me!!
Sappiamo tutti che Lapo non c’era, ma quella serata era a sua immagine e somiglianza e comunicava tutto quello di cui Lapo si è sempre fatto promotore!
Io in fondo lo ammiro proprio per questo. Da privilegiato quale di fatto è, ha però messo a frutto tutti i “talenti” donatigli, per dirla in senso biblico. Quanta gente del suo livello al posto suo, dopo aver passato quei brutti momenti, invece si sarebbe rinchiusa su un panfilo a Porto Cervo circondato da pseudo veline e bottiglie di champagne.
Lapo, certo non sarà un santo, ma secondo me è l’anti-velina, l’anti Corona, l’anticonvenzionale. E’ quello che vorrei fosse così l’Italia di oggi!
Come dicono Maver e Riccardo credo che, nella società italiana dei CORONA e delle vallette, in cui quando guardi StudioAperto sembriamo tutti una manica di dementi da Grande Fratello, si sta risvegliando una parte di noi, quella che NON CI STA.
Credo che Lapo, I.I. e voi tutti siate avanti in questo: nel capire che il mondo non finisce a Milano 2 e sulle copertine delle riviste. Nel capire che si puo’ fare business in un altro modo, con qualche sogno e senza necessariamente inxxlare chi ti sta a fianco o anche solo chi incontri per la prima volta.
Che sono le idee a vincere e non i figli di…
Lo so sono un po’ ingenuo ma credo che in fondo anche voi non ne possiate più di sentirvi dire “tanto va così!”
July 28th, 2007 at 10:02 am
RIPORTO IL POST CHE HO SCRITTO SUL MIO BLOG IN RISPOSTA AL POST DI ANTHEUS:
Sul Blog di Italiaindependent (ai quali va la mia stima e ammirazione) leggo una notizia tratta da BusinessWeek.
La notizia recita che l’agenzia Statunitense ANOMALY ha lanciato una nuova idea per fare comunicazione. Non chiederà più un compenso economico per l’ideazione, gestione e realizzazione delle campagne pubblicitarie per i propri clienti, bensì, parteciperà con “capitale di rischio” agli utili/perdite che la comunicazione stessa farà generare al cliente.
Che bello! Che figata! Fino ad oggi le società di ADV si facevano pagare. Poi ideavano un progetto di comunicazione. Difficilmente qualcuno riusciva ad interpretare il suo significato. Poi che l’azione-di-comunicazione producesse reddito oppure perdite, “chissenefrega”, l’agenzia i soldi ce li aveva comunque in tasca. Il “capitale di rischio” era tutto a carico del cliente. Quindi, che bello! Che figata! Gli Americani sono sempre un tot avanti.
A questo punto, preso dall’euforia, cerco l’articolo e lo leggo per intero sul sito di BusinessWeek (qui l’articolo completo). Non so come mai ma vengo colto da una leggera sensazione di presa per i fondelli dopo appena due paragrafi. Un altra Americanata…
Si. E’vero. L’agenzia ANOMALY partecipa a rischio proprio nelle campagne di comunicazione dei propri clienti. Però i loro clienti sono Coca-Cola, Virgin Airlines e BlackBarry. Coca-Cola, Virgin Airlines, BlackBarry? E tu pensi che a fare una campagna pubblicitaria per Coca-Cola, Virgin Airlines, BlackBarry potresti rimetterci partecipando agli utili/perdite? Non è una presa per i fondelli, è una presa per il culo! Se fai una campagna per la coca-cola e non riesci a fargli vendere delle lattine è meglio che ti suicidi! Questa trovata qua è come organizzare un incontro di boxe tra TYSON e Mr BEAN e dire ai partecipanti: “ci pagate solo se vince TYSON!”
Allora ai signori dell’agenzia ANOMALY dico questo:
“Cari Signori di ANOMALY, venite in Italia, c’è una ditta pronta ad aderire al vostro meraviglioso progetto, si chiama CAFFE PIU, vi paga anche il biglietto aereo e le spese per la trasferta. Voi venite, fate un progetto pubblicitario, realizzate la campagna e se vendiamo prendete dei soldi se no prendete e tornate in America! Ci state?”
Qualcosa mi dice che non ci staranno…
P.S. guardatevi sempre dalle trovate dei pubblicitari. Cercano di far passare delle stronzate eclatanti per iniziative meravigliose! Per approfondimenti vai alla nostra pagina LO SCOPO.
July 29th, 2007 at 12:35 am
Il problema in Italia non è tanto rischiare ma la paura che purtroppo hanno i potenziali investitori,è quella,secondo me,di non trovare i prodotti giusti su i quali “osare”.
L’industria della moda ormai affermata in tutto il mondo credo che abbia ancora moltissimo da dire,penso che il cerchio dei piu famosi marchi non sia chiuso,ci sono tantissime menti pronte ad”esplodere”con le loro idee.
I designer piu’creativi abitano tutti in Italia,aspettano solo una cosa:OPPORTUNITA’!La chiave di tutto è lì e non se ne sono accorti.
July 30th, 2007 at 3:21 pm
Il problema in Italia è anzitutto un generalizzato fastidio, misto a pigrizia e diffidenza, per qualsiasi novità. Le agenzia sono già il capro espiatorio in caso di cattivo andamento degli affari delle aziende (non è il biscotto che vendo a fare schifo, o a costare troppo, è la pubblicità sbagliata, cambiamo agenzia…), partecipare agli eventuali profitti sarebbe solo una novità positiva!
Quanto alla qualità della adv nostrana, temo che il problema sia nei clienti: quante belle campagne (anche in termini di efficacia) non vengono approvate?
Quest’anno nella sezione Giovani di Cannes (i Mondiali della pubblicità) ha vinto una coppia: era americana? Inglese? Thailandese? Olandese? No. Italiana. Per una volta che non c’era un cliente a fare da zavorra (i maggiori creativi del mondo giudicavano le proposte delle varie coppie), abbiamo vinto noi…Non voglio generalizzare, non tutti (ma molti) i clienti hanno mentalità poco aperta e innovativa, nè sono un fautore della creatività a scapito di tutto: è pubblicità, serve a vendere, non è arte.
A volte può diventarne una parente stretta, pur senza dimenticare il suo scopo, però.
July 31st, 2007 at 12:51 pm
caro antheus, ma tu hai mai lavorato con un’agenzia di pubblicità in italia?
no, perché qui le cose funzionano in questa maniera:
gara aperta a 17 strutture, nessun rimborso spese, gironi tipo champions’ nei quali lavori ancora gratis un mesetto e poi, se sei quella che vinci, 1 anno di contratto col 5% di fee sul budget (se ti è andata bene).
adesso vorresti pure che oltre ai loro di rischi d’impresa, si prendano i tuoi..
boh, potremmo anche pensare di scaricare sulle agenzie di pubblicità anche la pulizia dei vostri uffici.
July 31st, 2007 at 12:55 pm
caro Luca: sei troppo buono.
l’unico imprenditore che possa parlare di pubblicità in questo paese è Renzo Rosso.
July 31st, 2007 at 2:31 pm
X Sabrina … credo che Lapo legga davvero questo blog, ma non credo abbia la possibilità materiale di scrivere e rispondere a tutti. Però il merito di questa agorà è proprio quello di permettere a persone particolarmente sensibili al bello di dialogare e confrontarsi sempre nel rispetto delle idee altrui. Tanti cari saluti.
July 31st, 2007 at 2:53 pm
x Pao conv blas ….Dialogare e confrontarsi è indubbiamente indispensabile e mi stimola a fare meglio o a cambiare idea ma quando si hanno tante idee il non poterle mettere in pratica credimi è frustrante come lo è non poterle esprimere.Ti saluto caramente.
August 7th, 2007 at 2:18 pm
X Sabrina…………..posso capire come ti senti e ti dico osa sempre e fregatene dei giudizi degli altri che sono sempre pronti a criticarti e mai pronti a lodarti, ci sono di sicuro in questo mondo persone pronte a capirti ma bisogna trovarle. Daltronde siamo sempre alla ricerca nella nostra vita. Ciao
August 7th, 2007 at 3:05 pm
credo che ricca sia un po arrabbiata, ma dopo tutto anche se qualcuno non è daccordo fare qualche gara per rendere più interessante la partita non è mica male.
ogni giorno ricevo telefonate di agenzie che ripetono tutte la stessa cosa: siamo un’agenzia a 360° …..bla bla bla.
Ora se avvessi a disposizione 100m€ per comunicare, non posso sbagliare, sono pochi euro e li devo far fruttare, come mi comporto? quale tra le tante scelgo? secondo me una gara è più che giusta e se ciò che ha da proporti si rivela interessante se li aggiudica. Purtoppo è difficile valutare l’agenzia a priori, il suo portfolio clienti non conta sai perchè? le agenzia si scambiano i creativi, quindi rischi di scegliere un agenzia per la sua fama , peccato che ha perso il suo creativo migliore.
ps e poi la maggior parte delle agenzia……..ma che nomi hanno? non c’è creatività neppure in quello
September 10th, 2007 at 9:59 pm
Customized Design Solutions…
I couldn’t understand some parts of this article, but it sounds interesting…
November 13th, 2011 at 8:10 am
infoprofitti daniele d’ausilio…
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