Duepuntozzero

(di Antheus)

Sicuramente oggi il 2.0 è una formula che funziona molto, in tutti i suoi significati. Per Italia Independent il 2.0 significa semplicemente una versione aggiornata e migliorata di qualcosa, come si usa nei software. Un update, un reload. Abbinato al “made in italy” il 2.0 significa “fatto in Italia” ma con meno stereotipi del passato e più concretezza, più contaminato e innovativo (leggendo qui si capisce meglio il concetto). Ma altrove 2.0 fa anche riferimento a internet e a quei siti (youtube, wikipedia, flickr etc..) in cui gli utenti non sono più fruitori passivi, bensì autori e produttori di contenuti.

Anche il marketing - buon ultimo - si è accorto che i consumatori non sono più solo un target, un bersaglio passivo, ma possono diventare fedeli collaboratori per l’ideazione e lo sviluppo dei prodotti e per la loro comunicazione. Si parla quindi di marketing 2.0 quando le aziende cercano di coinvolgere i propri clienti e “nuovi consumatori” alla creazione del valore. Ad ottobre uscirà il libro Brand 2.0 che raccoglierà le case history di quelle aziende che hanno attivato operazioni in questo senso. Nell’attesa è stato organizzato un concorso dove chiunque può votare il suo brand 2.0 preferito inserendo una motivazione. In palio ci sono pass per il World Business Forum di Milano dove parleranno Kevin Roberts (gran capo mondiale di Saatchi&Saatchi), Giorgetto Giugiaro, Michael Eisner, Colin Powell e altri ancora. Considerati i nomi e il valore del pass (poco meno di 2000 €), non è male.

40 Responses to “Duepuntozzero”

  1. urbano Says:

    ci fosse stato l’accento sulla o alla fine del titolo, sarebbe stato perfetto.
    anyway … siamo tutti molto impegnati nella mescola e nel rilancio, ognuno secondo i propri concetti e le linee esistenziali del proprio essere al mondo. cercando sintesi e risultati. grazie per la segnalazione.

    d u e p u n t o z z e r e m o !

  2. Dario Ujetto Says:

    Ciao a tutti,

    gira in rete un filmato che delinea il futuro della comunicazione 2.0 da qui al 2027…….lo potete trovare su http://www.ninjamarketing.net.

    Sicuramente il futuro delle grandi marche è il coinvolgimento delle “tribù” di riferimento…..e questo non vale solo per i produttori di beni “cool” ma anche e soprattutto per i grandi retailer sempre più colpiti dalla crisi dei consumi e dal nomadismo dei consumatori……..

    Il 2.0 non è moda ma vera opportunità di business……………

  3. GAI Says:

    Concordo pienamente che oggi e’ necessario personalizzare.Ho anche letto il brand book (molto interessante).
    Pensa quanto rende il “custom ” business in america. Io lavoro nei gioielli a new york e il “custom piece” oggi e’ tra i piu desiderati.
    ANche io oggi prendo tutti i miei abiti (made in italy) e li rendo personali per esempio cambio il colore delle cuciture, o i bottoni,insomma rendo l’abito mio..
    Non mi posso permettere ancora di farmi un abito su misura o forse potrei ma mia moglie mi sparerebbe.
    Come non mi posso permettere di spendere 1000 euro per un paio di occhiali.
    Come on, capisco che vogliate vendere un articolo di lusso, ma mi sembra che chiedete un po troppo per un paio di occhiali. Se volete essere indipendenti e vendere a persone indipendenti con il prezzo che chiedete create solo uno status symbol.
    Massimo rispetto per Lapo.Sei veramente un grande.

    GAI

  4. Alex C. Says:

    Credo che sempre di meno ci sarà il “calare dall’alto” dello stimolo intellettuale, noto intorno a me un movimento di idee e di nuovi modi di fare e di intendere che non è relativo solo alla progettazione, ma si muove secondo linee di flusso non preordinate attraverso la gente non rispettando gerarchie o competenze. E’ utile questa effervescenza , wikipedia ne è l’emblema, per dirne solo una. Le competenze sono vita e il voler fare e magari bene è quello che ci renderà sempre meno schiavi . Non piu “Metropolis” ma sempre piu societa creativa.

  5. MDV Says:

    Anche io son tra quelli che non possono spendere 1000 euro per un paio di occhiali, però a dirla tutta non sono d’accordo sul fatto che I-I dovrebbe abbassare i prezzi. I 1000 euro secondo me non vanno visti come una cifra perr creare uno status symbol, ma come una cifra che sta a significare la diversità del prodotto che I-I offre. Credo che il tutto vada visto in quest’ottica…
    Grande Lapo.. :-)

  6. Fabio Catapano Says:

    MDV i mille euro sono solo una condizione. La stessa condizione per cui ognuno di noi ama una Ferrari. La stessa condizione per cui tanti oggetti di valore fanno gola e creano anche pericolo per le strade. Ma comunque penso che sia giusto così. Anche se avvolte diventa veramente uno spreco. Comunque, complimenti per il blog, una bella scossa per la preistorica Italia.
    Adesso tutte le aziende vorranno anche loro un blog -.-

  7. totuccio Says:

    And it is always…

  8. K Says:

    l’importante è che questo “marketing 2.0″ non coinvolga i clienti con brainwash e piccole manipolazioni di massa. Ad esempio affidando community e blog fittizi al proprio personale, che si finge consumatore e sparge “entusiasmo” verso il prodotto. Parlo del viral marketing ( http://en.wikipedia.org/wiki/Viral_marketing ) e del caso più celebre, riguardante Sony (”All I want for xmas is a PSP”).

    Allo stesso tempo, per l’azienda, si prospettano tutte le vecchie minacce, anche loro aggiornate alla versione 2.0, come ad esempio il reverse viral marketing :)

    La nuova sfida non è soltanto aggiornarsi e rendere attori i propri clienti, ma anche riuscire a consolidare la propria immagine in un mondo del tutto nuovo e, per ora, poco esplorato. Aggiornare strategie di comunicazione e marketing, ma anche quelle difensive.

  9. Axell Says:

    Se vogliono essere 2.0 magari è meglio che inizino a pensare a delle conferenze in stile BarCamp e non a conferenze con 2000 euro per un pass… non credi?

  10. Antheus Says:

    ciao axell, tu hai ragione. In realtà le due cose sono separate. Il wbf non ha alcuna intenzione di “essere 2.0″ e quelli di “brand 2.0″ hanno deciso di presentare il volume lì per avere un po’ di visibilità verso gli executives dal momento che è la loro prima uscita. Così almeno credo. ciao.

  11. Dimitris Zoz Says:

    il blog di “quellichebravo” è un bell’esempio di 2.0

  12. MDV Says:

    Fabio Catapano hai ragione a dire che a volte (molte) sono uno spreco quello cifre. Ma è proprio quello che voglio dire io. Ci sono prodotti che costano una barca di soldi solo per il nome che portano e che sono qualitativamente scadentissimi, e per di piu made in Taiwan ad esempio… Per questo dico che i mille e sette eurini delle Saver vanno visti in un ottica diversa, che poi è l’ottica di I-I.
    Saluti

  13. FranzoG. Says:

    Napoli 22 luglio_007
    Nell’epoca dell’omologazione globale la personalizzazione è una strada obbligata per quanti sentano forte, l’esigenza positiva, di mostrare al mondo la propria unicità e la propria differenza rispetto alla massa in viaggio verso personalità o modi di essere condizionati da altri e non scelti da sè.Personalizzare puo’ significare - maggiore arbitrio e libertà nell’essere - comunicare all’esterno il proprio ego fino a che questi diventi infinitamente piu’ forte di qualunque logo standardizzato.Un nuovo umanesimo è necessario alla nostra amata Patria e al mondo intero!Voi di italian indipendent anche se con un approccio elitario (secondo me sbagliato) potrete essere parte del motore, che dopo secoli, alimenti nuovamente nella società un concetto ormai deperito: L’Uomo al centro dell’universo!
    Complimenti a Lapo e a tutto lo staff
    FRANZOG.

  14. La_Compa Says:

    “Per Italia Independent il 2.0 significa semplicemente una versione aggiornata e migliorata di qualcosa…”.

    Voto 10 per l’espressione usata al fine di comunicare il valore del 2.0 nell’ambito del made in Italy®

    Il messaggio che si legge tra le righe trasmette Passione – Curiosità e Umiltà, armi vincenti per riscattare un made in Italy® che nel passato era sinonimo di innovazione e creatività e che secondo la mia personale opinione, ormai ha perso la propria strada, il proprio carisma e la propria autostima.

    Affascinato da risultati dei cugini d’oltralpe e dalla crescita in pochi secoli dei vicini di continente conosciuti nel 1492, ha messo in dubbio la propria forza intrinseca, ritenendo di dover “sottostare” a regole, dettami e concetti di altre culture non riuscendo più a percepire la propria immagine unica e vigorosa che da sempre ha influenzato le culture di buona parte del mondo occidentale (se non tutto).

    Vedere il made in Italy® così “giù di corda” mi fa sentire come la vecchia nonna che vede il proprio nipote succube degli amichetti e allora come la vecchia nonna faccio la paternale: “nipotino, smetti di sentirti inferiore ai tuoi amichetti di merende, tira fuori il tuo carattere e ritrova la passione e la forza nell’ essere te stesso! Osserva, studia e sperimenta tutto e cresci applicando il meglio al tuo modo di essere. Il male non è essere mela tra le pere, ma saper essere e rimanere mela tra le pere… andare per la propria strada, e non dimenticarla per percorrere la strada altrui”

    Per creare spesso bisogna distruggere, per rinnovare un palazzo spesso si deve buttare giù delle pareti, ma SEMPRE mantenere le fondamenta. Per aggiornarsi si deve sempre tenere presente ciò che eravamo, ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare!

    Visto che ho fatto un poema e che se continuo a scrivere mi trasformo nella pedante e logorroica prozia del secolo scorso, concludo facendo le mie più calorose congratulazioni a tutto il team di I-I per la passione e l’impegno impiegato nella propria attività e mi permetto di versare lacrime di commozione nel vedere che ci sono ancora persone (soprattutto giovani) che hanno voglia di mettersi in gioco e lavorare per passione, non solo per guadagnare soldi e titoli da sfoggiare nei biglietti da visita. È un onore essere vostri concittadini. Continuate così!

  15. La_Compa Says:

    “Il male non è essere mela tra le pere, ma saper essere e rimanere mela tra le pere… andare per la propria strada, e non dimenticarla per percorrere la strada altrui”

    ops volevo dire: non è male essere…..ma anzi la forza è essere e rimanere…

    emozione, tu quoque!

  16. Riccardo Says:

    Scusate,ho una idea fantastica e davvero validissima. Che faccio? La posto qui?

  17. Riccardo Says:

    A me pare un controsenso pagare 1000 euro un paio di occhiali e definirli qualcosa di innovativo.
    Sarebbero innovativi se permettessero di vedere attraverso i vestiti!
    il 2.0 implica anche la semplicità di produzione,la rapidità di esecuzione,e l’econonomicità del prodotto. Come appunto Youtube ,msn Google ect.
    That’s my point of view. Riccardo C. da Cagliari

  18. ELMANCO / Stefano Ricci Says:

    La definizione 2.0 ormai la vedo usata in tutte le salse, ma sarà anche perchè in questo settore ci sguazzo… sicuramente il grosso del pubblico non ha idea di che si tratti.

    Comunque io non l’avrei mai applicata nella dicitura di un brand (made in Italy 2.0) non solo perchè è ormai abusata, ma perchè presto diventerà superflua nelle definizione di un certo tipo di aziende. Sarà un pò come dire che un salumificio fa dei buoni salumi… eh tante grazie, quello è un messaggio scontato per tutti, poi che sia vero è un altro discorso.

    2.0 significa che la tecnologia permette ai consumatori di verificare/confrontare più facilmente le caratteristiche e le opinioni su un prodotto, ma le contromisure delle aziende esisteranno sempre…

  19. Silvietta Says:

    Riccardo, credo che prima di tutto si debba dare importanza alla qualita` del prodotto. Se un pomello del cambio in carbonio lo si paga 400 euro mi sembra giusta la proporzione.
    Ma perche` fermarsi ad un paio di occhiali?
    Il carbonio e` un materiale con cui si possono produrre una valanga di cose.
    Tempo fa scrissi a Lapo riguardo la presentazione della nuova 500.
    Dovremmo, d’ora in poi, esaltare le tue doti esclusivamente per un paio di occhiali?
    A proposito di numeri, io trovo interessante il 1.700. Mi sa di innovativo, come anche la mia auto, 1007, appunto.

  20. Riccardo Says:

    Silvietta,il saggio guarda la luna,mentre lo stolto guarda 1007 dita

  21. Silvietta Says:

    Ovviamente era un riferimento ironico, difficile da cogliere per chi guarda la luna…

  22. Silvietta Says:

    Ovviamente era un riferimento ironico, difficile da cogliere per chi guarda la luna. Il saggio ricordiamoci che afferma essere un controsenso pagare un paio di occhiali 100 euro quando non sa nemmeno di cosa si stia parlando.

  23. Dree Says:

    Jo o soi furlan indipendent 2.0 ;-)

  24. Johnnie Maneiro Says:

    Io invece ho la mia opinione sul web 2.0, potete guardare questo filmato: http://it.youtube.com/watch?v=_L6SIww-8XQ

    (complimenti per il blog!)

  25. Riccardo Says:

    Vogliamo fare qualcosa di innovativo?
    Questo blog è un buon inizio.
    La mia proposta è questa: creare un’area del sito dove postare idee innovative da proporre a Italia Indipendent, o dove addirittura Lapo stesso ci potrebbe chiedere qualche idea specifica per risolvere un problema,innovare un prodotto,o crearne uno nuovo.
    Sarebbe stimolantissimo! Ogni giorno vedo un sacco di cose e mi vengono in mente soluzioni,e questo sarebbe un bel posto. Anche dal punto di vista del copyright postare qui sarebbe la prova che si è avuti per primi l’idea :-)
    Io mi fido

  26. Paolo Convertito Blasio Says:

    Ottima idea Riccardo! Condivido!

  27. maver Says:

    Penso solo una cosa: il 2.0 dovrebbe permettere agli utenti di dare un giudizio sui prodotti/servizi e/o di apportare dei cambiamenti degli stessi. Questa è un’ottima visione del futuro ma credo che prima di tutto bisognerebbe mettere in condizione gli stessi utenti a prendere parte a tale progetto.
    Mi spiego meglio…in Italia solo una piccola parte della popolazione può permettersi una connessione internet (che credo sia il vero strumento che possa permettere una rivoluzione di questo tipo) soddisfaciente sia per motivi economici (sui quali noi penso potremmo fare molto poco) ma soprattutto per motivi tecnici.
    Bisognerebbe quindi prima pensare ad abbattere questo ostacolo.

  28. niki mckey Says:

    Si parla ormai spesso di made in italy di valore aggiunto e di valore ritrovato si parla spesso di innovazione e quindi di 2.0.
    Spesso mi trovo difronte a realta’ la maggiorparte che rendono il consumatore passivo e non lo trasportano in quello che si puo’ definire un nuovo approccio alle scelte di acquisto e alle scelte quindi di stile.
    Si parla tanto di moda e di trandy ma come si fa in una realta stereotipata dalla non libera espressione di scelta a far fronte a quello che il passato ci ha insegnato e ci ricorda ai movimenti e alle ispirazioni alle epoche e a gli status simbol alla moda vissuta per definizione di uno stile.
    Speriamo che nella new generation si diano possibilita’ a chi vuole espreimere qualcosa di piu’ di farlo senza farlo cadere nel piu’ banale anticonformismo steriotipato ma facendo si che anche l anti conformismo abbia un 2.0 .
    Ormai siamo abituati a tutto ma dobbiamo sempre mantenere il nostro stile anche difronte a chi cerca di usurparlo o di trasformarlo in cio’ che non dovrebbe essere quando ogniuno e cio’ che vuole e cosi deve essere come tale.

  29. slvn frt Says:

    il prodotto è una conseguenza.
    è un consorzio di idee che lo produce. è un’intuizione che lo conduce.
    ma come si può fare brainstorming via blog?
    e come si può parlare di un’idea senza rischiare che se ne approprino altri?
    e come si può far arrivare un progetto che segue un’idea?
    si potrebbe quasi dire:
    in bocca al lupo o in bocca al lapo.
    come fare?
    come far penetrare la propria staminale?

  30. Alessandro Bessi Says:

    Anche io sono finalmente riuscito a dare il mio contributo. Ho ideato un sito web no-profit con l’intento di rivoluzionare i canoni della beneficenza. Il tutto grazie a internet e al sistema di AdSense di Google.

    farebeneficenza.org
    a i u t a g l i a l t r i c o n u n c l i c !

    Cos’è farebeneficenza.org ?
    farebeneficenza.org è un progetto no-profit mirato a rivoluzionare le modalità di beneficienza. Fino ad oggi chiunque volesse fare beneficienza è stato costretto a fare bonifici bancari, acquistare gadgets, inviare sms, etc ed in ogni caso era costretto a spendere soldi. Con questo sito hai l’opportunità di fare beneficienza GRATIS!
    Infatti su farebeneficenza.org basta un clic sul banner pubblicitario per dare il proprio contributo alla ricerca contro il cancro in modo totalmente gratuito, veloce e senza alcun rischio!

    A chi vanno i soldi?
    farebeneficenza.org è un progetto no-profit, pertanto tutto il ricavato sarà interamente devoluto all’AIRC (Associazione Italiana Ricerca Cancro).

    Come funziona?
    farebeneficenza.org sfrutta il sistema pubblicitario AdSense di Google che permette di guadagnare facendo cliccare i visitatori del proprio sito su degli annunci pubblicitari. Questo sistema viene sfruttato per permetterti di contribuire GRATUITAMENTE alla ricerca contro il cancro: basta un clic sul banner che vedete in basso!

    Quante volte posso cliccare?
    Puoi cliccare una volta al giorno, quindi ricorda di tornare sul sito! Basta un clic al giorno per contribuire notevolmente ad una causa importante come la ricerca contro il cancro!

    Massima trasparenza!
    Ogni mese verrà pubblicata sul sito la foto dell’assegno ricevuto da Google e la foto del bollettino intestato all’AIRC (Associazione Italiana Ricerca Cancro).

    NON TI RESTA CHE ANDARE SUL SITO http://www.farebeneficenza.org E CLICCARE SUL BANNER!!!

    CHE VE NE PARE?

  31. andrea squinobal Says:

    domanda ad alessandro Bessi: quanto credi che riuscirai a raccogliere per questa ottima causa?? sarebbe possibile inserire il banner in altri siti privati atti a raggiungere lo stesso tuo scopo??

  32. Daniel Says:

    I couldn’t understand some parts of this article Duepuntozzero, but I guess I just need to check some more resources regarding this, because it sounds interesting.

  33. Antheus Says:

    Don’t worry Daniel. We’re working for the English version of the blog. The release will be on October.

  34. andrea squinobal Says:

    “Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.”
    Marinetti. (futurista)

  35. PrelKikam Says:

    enter text? test, sorry

    dfdf767df

  36. SylviaR Says:

    il 2.0 “non significa semplicemente una versione aggiornata e migliorata nei software”…per la mia azienda (Software House) creare la versione 2.0 di un prodotto ha significato anche:
    - uno sforzo di continuo miglioramento
    - anticipare e non inseguire
    - aggiungere nuove funzionalità mantenendo le medesime modalità operative
    - un signicativo cambiamento
    non solo numeri….

  37. thortient Says:

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  38. nicola Says:

    volevo kiederti ma con la tua gentilezza nn potresti parlare con cobolli gigli per far rimanere il capitano lui è una bandiera ed è unico al mondo grazie forza juve

  39. ANGELO MUSCARA' Says:

    Salve,
    a proposito di internet 2.0 volevo semplicemente dire che: è importante la condivisione, però bisogna fare una distinzione tra quella di puro divertimento (youtube, wikipedia, my space ecc.) e quella utile (pochi). Io personalmente ho in costruzione (è possibile già darci un’occhiata http://www.justweek.eu), in cui i negozi dopo essersi registrati, possono inserire i loro prodotti o servizi, tutti inseriti in un’unica categoria ARTICLES. L’articolo rimane on line una settimana per favorire il ricambio all’interno del sito. L’utilità per gli acquirenti è che potranno organizzarsi il proprio shopping, facendo una prima valutazione e individuazione di ciò che dovranno acquistare; l’utilità per i commercianti è che tutti i negozi saranno visibili e senza dubbio si creerà più vivacià commerciale.
    Penso che la rete ha una finalità sociale innanzittutto, bisogna dunque realizzare qualcosa di utile.
    Un abbraccio affettuoso a tutti.
    Angelo Muscarà
    Palermo

  40. rectal herpes Says:

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