Archive for July, 2007

Sporc

Saturday, July 28th, 2007

(di Lapo)

Oggi sono costretto a cambiare argomento su questo blog.

Sono costretto a parlare di sport. Più che parlare, sfogarmi.

Leggo sui giornali quello che sta succedendo e rimango sconcertato. E’ un’offesa e una presa in giro verso tutti noi il chiamare tutto questo “sport”. Per questo ho voluto dare quel titolo al post.

Per chi come me, e sono sicuro anche voi, si è avvicinato allo sport legandolo a valori come dignità, rispetto delle regole e sana competizione, vedere ciò che sta succedendo nel ciclismo e nella formula uno, corrisponde ad un tradimento. Imbrogli, menzogne, corruzione e squallide messe in scena. Il ciclismo è ormai diventato una farsa, quasi come il wrestling. La F1 è addirittura grottesca, tanto è evidente l’inganno.

Al fine di preservare l’audience vengono richieste agli atleti performance che fisicamente e mentalmente sono impossibili da raggiungere senza additivi. Per lo stesso fine si nega l’evidenza dei fatti e succede che chi dovrebbe dettare le regole si trasforma in Ponzio Pilato.

Ma lo spettatore si sente tradito e con il tempo tenderà ad allontanarsi da tutto questo schifo.

E non solo lo spettatore si sente tradito, ma anche quelle aziende che associano allo sport il proprio marchio e i propri valori. Voglio essere chiaro fino in fondo: se una telecamera accesa giustifica comportamenti scorretti, allora un’azienda - come Italia Independent, ad esempio - non ha interesse ad associare il proprio marchio a società sportive che non si comportano come tali.

Sono le stesse società sportive che devono per prime tutelarsi da dirigenti e atleti che non rispettano le regole del gioco, non solo per difendere la propria immagine e i valori sportivi, ma anche per tenere a sè gli sponsor che, insieme ai tifosi, sono necessari per portare avanti l’attività.

Campana Brothers

Friday, July 27th, 2007

(di Antheus)

Creatività, design, stile. Parole troppo usate, abusate, ormai svuotate di ogni significato. Ogni tanto vale la pena soffermarsi sul loro senso , capire cioè se i progetti, gli oggetti e i prodotti a cui attribuiamo queste parole hanno quei requisiti di originalità, freschezza, unicità e innovazione; se raccontano una storia, se rappresentano la contemporaneità, se emozionano. Insomma, se si tenta di fare questa analisi, vedrete che il campo si restringe notevolmente.

Molte realtà di questo tipo provengono oggi da paesi come il Brasile e l’Argentina, piuttosto che dai freddi paesi del nord europa che, con il loro minimalismo (poco) funzionale, hanno ormai esaurito le idee.

Un oggetto-progetto che, secondo me, è tra i più significativi è Favela di Fernando + Humberto Campana, realizzata dal 2003 da Edra. Favela è una poltroncina costruita da tanti pezzetti di legno naturale, incollati e inchiodati a mano, in modo volutamente casuale (così ogni seduta è leggermente diversa dall’altra), simili a quelli usati in Brasile per costruire le baracche delle favelas. Il design è originale, racconta una realtà drammatica, ma mette anche in luce una creatività innovativa che guarda alla proprie origini e alla contemporaneità. E’ un oggetto che rende omaggio al Brasile, alla sua spontaneità, ai suoi prodotti e lo fa attraverso uno stile simbolico e con materiali riciclabili.

Adv options

Wednesday, July 25th, 2007

(di Antheus)

In questo blog si parla molto di creatività. E quando si parla di creatività, inevitabilmente si pensa alle agenzie pubblicitarie, ovvero a quelle strutture che iniettano creatività sul marchio delle aziende clienti. A volte ci riescono, ed è un successo per tutti. Altre volte falliscono miseramente ed è principalmente il cliente, titolare del brand, a doversi leccare le ferite procurate dalla cattiva comunicazione dell’agenzia, la quale, mal che vada, non verrà confermata per la prossima campagna. Intanto prende i soldi e scappa.

In pratica l’agenzia pubblicitaria raramente prende il rischio della propria creatività. E’ per tutto ciò che da queste parti non amiamo molto le agenzie di adv.

Ma le cose, per fortuna, stanno cambiando.

Leggo su Business Week che a New York c’è un’agenzia chiamata Anomaly che in pratica fornisce la propria creatività partecipando attivamente ai profitti o alle perdite dell’operazione, diventando reali partner del cliente. Rivoluzionando quindi il business della comunicazione e rendendolo molto più interessante. Anomaly sta provando questo nuovo approccio con clienti quali CocaCola, Virgin Airlines e Blackberry. E in Italia?

Qui l’articolo completo.

Body & Soul Food

Monday, July 23rd, 2007

(di Antheus)

Il concetto di benessere si è notevolmente ampliato, come se si fosse improvvisamente dilatato. Lo star bene oggi ha sia una dimensione fisica, che riguarda quindi la cura del corpo e l’alimentazione, ma anche una dimensione, lasciatemi dire, spirituale. Ciò che nutre il corpo in modo equilibrato e sano può nutrire anche lo spirito e viceversa. Tutto questo però oggi sta avvenendo in modo non rigoroso e palloso come un tempo, dove la disciplina si sposava ad un rigore quasi monacale, ma facendone un’occasione di consumo felice, rivalutando cioè la dimensione edonistica e di piacer puro.
Ad esempio il binomio cibo-bellezza, basato sul concetto “se mangio meglio, sarò più bello” viene secondo me ben interpretata da Fushi una catena di beauty bar presente in Europa, Asia e Australia. In questi negozi è possibile acquistare prodotti per il corpo e cibo di origine rigorosamente naturale.

Duepuntozzero

Friday, July 20th, 2007

(di Antheus)

Sicuramente oggi il 2.0 è una formula che funziona molto, in tutti i suoi significati. Per Italia Independent il 2.0 significa semplicemente una versione aggiornata e migliorata di qualcosa, come si usa nei software. Un update, un reload. Abbinato al “made in italy” il 2.0 significa “fatto in Italia” ma con meno stereotipi del passato e più concretezza, più contaminato e innovativo (leggendo qui si capisce meglio il concetto). Ma altrove 2.0 fa anche riferimento a internet e a quei siti (youtube, wikipedia, flickr etc..) in cui gli utenti non sono più fruitori passivi, bensì autori e produttori di contenuti.

Anche il marketing - buon ultimo - si è accorto che i consumatori non sono più solo un target, un bersaglio passivo, ma possono diventare fedeli collaboratori per l’ideazione e lo sviluppo dei prodotti e per la loro comunicazione. Si parla quindi di marketing 2.0 quando le aziende cercano di coinvolgere i propri clienti e “nuovi consumatori” alla creazione del valore. Ad ottobre uscirà il libro Brand 2.0 che raccoglierà le case history di quelle aziende che hanno attivato operazioni in questo senso. Nell’attesa è stato organizzato un concorso dove chiunque può votare il suo brand 2.0 preferito inserendo una motivazione. In palio ci sono pass per il World Business Forum di Milano dove parleranno Kevin Roberts (gran capo mondiale di Saatchi&Saatchi), Giorgetto Giugiaro, Michael Eisner, Colin Powell e altri ancora. Considerati i nomi e il valore del pass (poco meno di 2000 €), non è male.

New York

Thursday, July 19th, 2007

(di Lapo)

Innanzitutto grazie per l’affetto mostratomi dai vostri commenti.
Non voglio passare certo per uno che è bravo solo a criticare e a lamentarsi per quello che succede e non succede in Italia. Ma non sono nemmeno colui che ha la soluzione in tasca. Dunque ciò che sto tentando di fare nel mio piccolo è cercare creatività e idee fresche in vari campi per poi applicarle in altri settori, costruendo qualcosa di nuovo. Ad esempio ieri sera mi sono ritrovato a parlare di urbanistica con un famoso skater newyorkese. Quando ci si trova a parlare di viabilità nelle città di solito noi si pensa alle macchine, al traffico e ai parcheggi. Invece lui affrontava il problema secondo chi va in skate, in bicicletta o con i rollerablade. E vedeva tutto da una visuale differente, privilegiando il contatto con la realtà quotidiana e con le cose che ci circondano ogni giorno. Per lui l’auto è la bolla che ci costruiamo intorno a noi. Stessa cosa, dice, succede con l’iPod con la musica.
A proposito di Apple. Ho comprato l’iPhone, ma non sono rimasto soddisfatto. L’oggetto è bello ma è difficilissimo da usare. Sono innamorato delle vecchie Vans, che qui a NY non sono mai passate di moda. Le Crocs invece non mi piacciono per niente.

Personal Industry

Tuesday, July 17th, 2007

(di Antheus)

Nel mondo degli oggetti si sta verificando in questi anni un rapidissimo passaggio da una produzione di massa ad un’industrializzazione sempre più personalizzata. Se poi a questo si unisce anche il successo del do-it-yourself e del “fatto a mano”, la cosa diventa ancora più interessante.

C’è un prodotto realizzato dalla Shalgo Industries che rende bene l’idea.

Si chiama Mozaikit ed è un kit di tessere adesive in vinile - che viene venduto online - per la decorazione di qualunque superficie ed oggetto - dal pc, al casco, all’auto. In questo modo gli oggetti vecchi o rovinati si possono rendere nuovamente belli, creativi, pop e sopratutto unici.

A me piacciono molto.

Berlin

Monday, July 16th, 2007

(di Lapo)

Ci sono città che cambiano aspetto alla velocità della luce. Berlino è una di queste. Provate ad andarci e a tornarci dopo un paio d’anni e troverete una città cambiata, sempre diversa.
Questo weekend siamo stati a Berlino per il lancio di Italia Independent. E’ andato tutto molto bene. A Berlino in questi giorni c’era la Design Week, e la situazione somigliava a quella del FuoriSalone del design di Milano. Negozi aperti, vernissage e installazioni dovunque. Noi abbiamo “occupato” per una giornata The Corner Berlin, un enorme store molto bello che vende abbigliamento ma anche mobili e magazines ed è diventato il nostro partner privilegiato in Germania: presentazione del prodotto e di come viene realizzato, conferenza e interviste con i media. Molto interesse da parte dei giornali sul concetto di Made in Italy 2.0.

Ma tornando a Berlino, la cosa che mi piace di questa città è il clima creativo e sopratutto artistico che vi si respira. A differenza di NY, Seul o Londra, a Berlino c’è una purezza creativa invidiabile; l’impressione che ho avuto è che qui si dia davvero spazio e opportunità alla creatività, senza porsi preconcetti o secondi fini. Intendo dire che altrove si pensa subito a sfruttare la cosa in termini utilitaristici e di business.
Per non parlare dell’Italia: giorni fa è uscito un articolo su La Stampa (grazie Annamaria) che pone l’Italia alla penultima posizione in Europa per la creatività e per la valorizzazione dei talenti. In Italia la creatività, che pur esiste in tutte le sue forme, non viene affatto valorizzata da una classe dirigente vecchia, incapace, con poca voglia di rischiare, che si finge innovatrice e che quando vuole la creatività si rivolge al “nome” di turno, come se fosse un marchio “ce” che la possa certificare.
Nel nostro piccolo con I-I l’obiettivo è quello di cambiare questo modo di pensare e agire.

Surrealismo Urbano

Friday, July 13th, 2007

(di Antheus)

Le città e il territorio urbano stanno diventando sempre più un terreno fertile di sperimentazione. La pubblicità e il commercio creativo, in questo caso, danno il loro sostanziale contributo, basti pensare ai temporary store, a certe (non tutte) operazioni di guerrilla marketing e altre attività che, con la loro forza creativa, danno nuova linfa vitale ad alcune città.
Guardate cosa succede a Parigi.

No, la foto non è mossa e, non preoccupatevi, non avete qualcosa che non funziona alla vista.

Trattasi di “Surrealismo Urbano”.

Una società francese di comunicazione chiamata Athem ha deciso di coprire il palazzo del Bleeker Group in Avenue Georges V con una mega copertura che visualizza lo stesso palazzo come se fosse stato costruito da Salvador Dalì. Creando un’occasione di esperienza urbana inaspettata, sorprendente e condivisibile.

 


The Art of the Band T-shirt

Tuesday, July 10th, 2007

(di Antheus)

La t-shirt è il capo d’abbigliamento che, meglio di altri, riesce a comunicare un concetto o un messaggio. La t-shirt può parlare e spesso racconta qualcosa di chi la indossa.

Tutto questo lo capì la stilista inglese Katherine Hamnett quando, nella Londra degli anni ‘80, lanciò sul mercato una serie di t-shirt su cui campeggiavano scritte enormi, sul genere delle magliette delle rockband, che ebbero un enorme successo . E proprio di t-shirt rock parla questo libro intitolato The Art of the Band T-shirt e che racconta la storia di oltre 200 magliette delle band più note - dai Led Zeppelin ai Flaming Lips - con i commenti dei designer che le hanno create.

Curiosità: la prima T-shirt “musicale” la ideò il manager di Elvis Presley nel 1966; oggi vale circa 700$.